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POLITICA

Striscione sul mancato sgombero di Scordovillo affisso da Azione Identitaria

Imputati gli ultimi 3 sindaci della città

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Venerdì 14 Luglio 2017 - 1:0

I militanti di Azione Identitaria hanno affisso al cancello d’ingresso del Comune di Lamezia Terme, in via Perugini, un manifesto raffigurante tre sindaci della città, Doris Lo Moro, Gianni Speranza e quello attuale, Paolo Mascaro, con la scritta, ai primi due, “Colpevole”, ed all’ultimo “Arreso” il tutto corredato con uno striscione che recita: «Promesse e Bla bla bla, Scordovillo la vergogna di questa città».
«L’ultimo incendio che la comunità rom ha appiccato all’interno del campo, sabato scorso, e che ha destato rabbia in tutta la città non è altro che l’evento parossistico di questa piaga e di questa vergogna che insiste a Lamezia Terme da ormai 35 anni e che è stata favorita da tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni – si sostiene nel comunicato stampa a corredo - con enormi responsabilità di quelle di sinistra nel loro ventennio rosso, nel corso del quale il campo di Scordovillo è cresciuto di residenti con gli arrivi di altri rom provenienti da altre zone della Calabria, sensibili al richiamo delle sirene di amministrazioni comunali che, incredibilmente superandosi in questo, hanno considerato i residenti del più grande campo del mezzogiorno sia come rom e sia, ovviamente come loro status giuridico riconosciuto, italiani, privilegiandoli pertanto nell’assegnazione di benefit di ogni tipo sancendo, in tal modo, per essi una corsia preferenziale a discapito di tutti i lametini per Ius Sanguinis». Anche se gli stessi residenti a Scordovillo son nati a Lamezia Terme, e come tali son cittadini lametini.
«L’attuale sindaco, eletto con sue liste civiche e con l’appoggio dei partiti di centrodestra, Paolo Mascaro ha più volte promesso in campagna elettorale ed anche nei giorni successivi al suo insediamento in via Perugini che il campo rom sarebbe stato smantellato entro un anno (nonostante una ordinanza di sgombero della Procura datata 2011), ma a due anni e mezzo quasi del suo mandato, e dopo gli ennesimi fumi tossici alzanti in cielo da Scordovillo, ha  dichiarato di non avere la minima possibilità ed idea di realizzare quanto promesso alla città, arrendendosi e chiedendo l’aiuto dello Stato», ricordano da Azione Identitaria, sostenendo che «la piaga di Scordovillo in tutti questi anni di immobilismo e di fallite politiche di integrazione ha anche creato altri due pericolosi ed invivibili ghetti in città: “Ciampa di cavallo” e San Pietro lametino, zone in cui i residenti di etnia rom esercitano ogni tipo di vessazione su quelli autoctoni senza che nessun amministratore se ne sia mai seriamente preoccupato».
A parte il trasferimento negli eventuali alloggi Aterp (o quelli costruiti con fondi destinati allo sgombero), di soluzioni però al momento non ce ne sono.




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