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POLITICA

«Oggi o domani andrò via, e con questo scioglimento muore lo stato di diritto»

A chiudere la conferenza è così un Mascaro inedito, tra trattenendo a stento le lacrime tra i denti si lascia scappare che «la passione non è servita a nulla»

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Martedì 21 Novembre 2017 - 19:45

Di GIANLUCA GAMBARDELLA
«Oggi o domani andrò via, e con questo scioglimento muore lo stato di diritto. Domani scriverò all'Anci per chiedere loro se hanno ragione ancora di esistere, perché a Lamezia si sta dando uno schiaffo che vale per tutte le amministrazioni di Italia». Paolo Mascaro, sindaco della città di Lamezia Terme in carica, dopo l'incontro avuto in Prefettura parla nel proprio ufficio in una conferenza stampa convocata last minute con la solita foga e passione, dicendosi affamato più di verità e giustizia che del cibo che non tocca da 48 ore in protesta contro la mancata audizione avuta in questi mesi di commissione di accesso in via Perugini.
«Sono 48 ore che non mangio nulla, sono così arrabbiato che non ho neanche sintomi di fame e proseguo lo sciopero della fame per questo motivo», rimarca contestando che «in 6 mesi di possibili accertamenti non si sono dedicate 3 ore ad un sindaco che ha chiesto di essere ascoltato. Tutti sappiamo oggi che il Comune andrà sciolto, ma nessuno sa il perché. Il Tuel non prevede l'audizione del sindaco, ma è corretto che lo stesso non abbia notifica del termine del lavoro? È corretto che il presidente della commissione antimafia anticipi l'esito ancora non noto arrivando l'ufficialità tramite decreto? Sono quasi certo che nella storia delle commissione di accesso non ci sia stato un iter così veloce tra l'ingresso dei commissari ed il decreto di scioglimento: in 50 giorni abbiamo già uno scioglimento, mentre nell'ultimo anno l'arco temporale minore è stato di 69 giorni. Cosa si teme del sindaco Mascaro per stravolgere i tempi? Un sindaco che non ha visto neanche mai in faccia il presidente della commissione d'accesso o ha avuto contatti con i componenti perché merita questo trattamento?»
Il primo cittadino difende anche la propria posizione tenuta in questi mesi, sostenendo che «non è una questione di monologo, avrei preferito il contraddittorio ma non mi è stato consentito», e di ritorno da Catanzaro lamenta anche che «solo oggi dal verbale redatto apprendo che non si è potuto rispondere alla mia volontà di chiarimenti, che la commissione d'accesso ha terminato il proprio lavoro in anticipo rispetto al 9 dicembre. Si dice che tali comunicazioni erano riservate, ma il 23 ottobre era già nota agli organi di stampa e non al sindaco. Quali interesse c'è a far emergere notizie riservate? Anche nel caso di vittoria al Tar gli elettori saranno stati privati degli organi designati per mesi se non un anno, quando non si è voluto chiedere chiarimenti in primis al sindaco. Il popolo non può sempre abbassare la testa, io non ci sto. La convocazione di oggi è stata inutile: dopo memorie di centinaia di pagine, si chiama il sindaco per chiedere cosa c'era da dire tale da fare uno sciopero della fame. Abbiamo perso 3 ore di tempo, non c'è stato un confronto, il verbale stesso non chiarisce i motivi di questa chiusura ad ogni chiarimento ma termina solo con la mia nuova richiesta, che va oltre alla cortesia istituzionale addotta ad inizio verbale, ma si basa su 70 pagine di memoriali e 300 documenti».
Mascaro teme che «il Comune di Lamezia Terme è stato sciolto non per le attività di indagine, non per atti precisi, ma per motivi diversi. Qualcuno prima del 9 giugno 2017 ha deciso che questa amministrazione comunale andava sciolto, nonostante avessimo solo ad aprile ospitato la festa provinciale della polizia», ma dopo aver imbastito la difesa sulla sicurezza della propria attività di controllo e amministrativa, precisa come la questione non sia personale: «non è il problema di Mascaro, che da lunedì tornerà a fare l'avvocato e dedicarsi alla famiglia, ma della città. Non possiamo accettare che la commissione parlamentare antimafia, che ha poteri ispettivi e di informazione, vada al di sopra della legge perché nessuno può anticipare l'esito di un'istruttoria, sia se chiami Luigia Spinelli che Rosy Bindi».
I toni forti e le prese di posizione nette prese, anche nei confronti delle altre istituzioni, in questi mesi secondo Mascaro non possono essere un motivo valido per aver decretato modi ed esiti della procedura di scioglimento. «Questo mi terrorizza, l'ipotesi che dichiararsi aperto ad ogni confronto e sicuro degli atti comunali possa indispettire mi inquieta», commenta il primo cittadino, «i magistrati, lo so da avvocato, si indispettiscono quando gli imputati si avvalgono della facoltà di non rispondere. Le mie memorie non erano sostituirsi all'attività ispettiva, ma aiutarla».
Piuttosto secondo il primo cittadino «questo consiglio comunale non viene sciolto per presupposti previsti dall'articolo 143 del Tuel, è chiaro che dobbiamo interrogarci su quali siano le vere motivazioni dell'insolita celerità di sciogliere. Credo meno alla chiave di lettura politica, in questi anni abbiamo lavorato tantissimo per lanciare lo sviluppo di tutta l'area centrale della Calabria, e forse questo ha creato timori in altre zone della regione. Può essere anche altra chiave di lettura la gestione della Sacal, che è una delle principali società partecipate della Calabria ed è chiamata ora a gestire i trasporti regionali, società che si trova sotto commissione d'inchiesta per peculato e gestione di assunzioni in Garanzia Giovani. Anche in questo caso insolitamente la stessa commissione di accesso al Comune è andata alla Sacal, con l'inchiesta Eumenidi scattata però prima ma commissione arrivata solo dopo quella insediata al Comune. Son tempi su cui non mi esprimo, non ho la certezza che ci sia una correlazione tra lo scioglimento del Comune e l'inchiesta sulla Sacal, perché non ho memoria di casi simili».
Fin dalla campagna elettorale, però, non sono mancate le notizie di cronaca, arrivate poi anche con inchieste successive, e l'ammonimento di esponenti del centrosinistra che già nel 2015 prevedevano un possibile scioglimento ora riecheggia anche se ancora non del tutto palesemente.
Mascaro però non condivide neanche tale ipotesi: «Crisalide ha testimoniato che il sindaco non ha avuto i voti della mafia, c'è un'intercettazione ambientale che testimonia come il reggente della cosca non avesse interesse ad appoggiare questa amministrazione al ballattoggio. Nel fare le liste ho rifiutato di candidare chi aveva una condanna in primo grado, a costo di perdere l'appoggio di una delle principali forze politiche. Non si può sciogliere il Comune perché son arrivati 2 avvisi di garanzia per consiglieri ma senza dire quale influenza hanno avuto su atti amministrativi, o puntare il dito contro un candidato incensurato al momento della formazione delle liste ed escluso non appena indagato. Credo che non ci sia un solo Comune in Italia che con queste premesse non sarebbe sciolto. Noi invece in questi anni abbiamo portato a parlare gli atti: se per 2 beni confiscati alla mafia ci sono 11 richieste di assegnazione vuol dire che si sta voltando pagina, dopo che in 3 mesi si era concluso l'iter arrivando a bando pubblico. Uno degli indicatori fondamentali a scovare le infiltrazioni mafiose è proprio la lentezza dell'affidamento dei beni confiscati a fini sociali, aspetto che lede il prestigio delle cosche. Si alzassero dalle poltrone coloro che ci giudicano e vedessero la destinazione di tali beni. I protocolli e le dichiarazioni di intenti devono poi trovare atti pratici».


Scontato quindi dopo la pubblicazione del decreto, atto in cui si avrà contezza dei veri motivi dello scioglimento, il ricorso al Tar, ed in quel caso da verificare sarà quali consiglieri ed assessori decideranno di appoggiare (sia economicamente che negli intenti) l'iniziativa del sindaco. Nella stanza di Mascaro durante la conferenza stampa “last minute” dopo l'incontro in Prefettura non tutta la maggioranza era presente e coesa.
Il sindaco assicura però che «mezz'ora dopo la pubblicazione del decreto presenterò ricorso al Tar, ma la procedura seguita fino ad ora è simile a sistemi dittatoriali e non di democrazia costituzionale. Dovrebbe esserci una sollevazione non lametina, ma nazionale perché è una questione di principio nazionale».
Infatti anche in altre realtà calabresi, come Cassano allo Ionio, c'è malcontento, e non è escluso che da Roma si sia cercato di affrettare i termini per fare un “pacchetto Calabria” come decreto. Secondo Mascaro il caso lametino è diverso: «comprendo lo sfogo e la rabbia del sindaco di Cassano, che però ha avuto una commissione insediata mesi prima rispetto a noi e rinnovata, avendo audizione del sindaco e dei dirigenti. Non accetto però l'ipotesi che si siano affrettate le decisioni per non farle cadere in campagna elettorale, perché il Governo non ha vuoti di rappresentanza».
Si passa poi ad analizzare le conseguenze più immediate del non avere più un'amministrazione comunale eletta in carica: «ieri a Lameziaeuropa non c'è stato il numero legale per aprire alla ricapitalizzazione da 30 milioni di euro per aprire ai privati. Spero che anche senza il sindaco Mascaro vada avanti questo procedimento, perché ne risentirà tutta la Calabria altrimenti. Volevo fare la grande battaglia per uscire dal piano di riequilibrio, essendo nel mentre l'unico Comune che era riuscito a ricapitalizzare in Sacal, stanno impedendo questo processo virtuoso».
A chiudere la conferenza è così un Mascaro inedito, tra trattenendo a stento le lacrime tra i denti si lascia scappare che «la passione non è servita a nulla» commentando l'elogio offerto dal presidente del consiglio comunale Salvatore De Biase. 




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