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INPROVINCIA

Il provvedimento di diniego ad accesso agli atti era erroneamente motivato solo con riferimento all'opposizione di Maria Cristina Marchio

In merito alla vicenda di mancato accesso agli atti al Comune di Carlopoli, Vincenzo Ruberto in qualità di legale di Maria Cristina Marchio, vicesindaco e assessore all'urbanistica, delinea il quadro in cui la notizia è maturata

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Lunedì 16 Aprile 2018 - 16:12

In merito alla vicenda di mancato accesso agli atti al Comune di Carlopoli, Vincenzo Ruberto in qualità di legale di Maria Cristina Marchio, vicesindaco e assessore all'urbanistica, delinea il quadro in cui la notizia è maturata:

nell'anno 2015, allorché non ricopriva alcuna carica, Maria Cristina Marchio ha avviato dei regolari lavori di ristrutturazione di un fabbricato. Il proprietario di un'abitazione limitrofa, pur non avendo subito alcun torto, ha presentato almeno due esposti contro Maria Cristina Marchio a seguito dei quali sono stati effettuati accertamenti e rilievi il 27 luglio 2017 dall'Ufficio Tecnico e dalla Polizia Municipale di Carlopoli e in data 13 settembre 2017 da parte anche dei Carabinieri di Carlopoli su ordine della Procura della Repubblica di Lamezia Terme. Maria Cristina Marchio non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito agli esiti degli accertamenti. Un “privato cittadino”, evidentemente ancora non soddisfatto, ha presentato il 19 ottobre 2017 istanza di accesso agli atti afferenti i lavori edilizi.
Maria Cristina Marchio, quale semplice persona che si sentiva vittima di un attacco reiterato e ingiustificato, con nota del 30 ottobre 2017 ha presentato la sua ferma opposizione all'accoglimento dell'istanza di accesso poiché, per quanto a sua conoscenza, erano in corso accertamenti da parte dell'Autorità Giudiziaria e, per come confermato dal Consiglio di Stato con la decisione 547 del 2013, non è possibile ottenere l'ostensione degli atti finalizzati all'accertamento e alla repressione di presunti abusi edilizi.
All'esito l'Ufficio Tecnico del Comune di Carlopoli, nella più completa autonomia, adottava il provvedimento di diniego che veniva motivato facendo semplicemente riferimento all'opposizione di Maria Cristina Marchio e non alle ragioni della sua opposizione.
Il “privato cittadino” a questo punto proponeva il suo ricorso al Tar che veniva accolto proprio perché il provvedimento di diniego era erroneamente motivato solo con riferimento all'opposizione di Maria Cristina Marchio.
Si deve, infine, aggiungere che Maria Cristina Marchio per ovvie ragioni di opportunità neppure ha partecipato alla delibera con cui la giunta ha deciso di resistere al ricorso proposto dal “privato cittadino”.




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