«Se qualcuno pensava di fermare le attività investigative cercando di intimidire le forze dell’ordine, si sbagliava di grosso» (con video)

L'operazione Zona Francaarriva in un momento anche delicato per il Palazzo di Giustizia cittadino a corto di organico

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    «Se qualcuno pensava di fermare le attività investigative cercando di intimidire le forze dell’ordine, si sbagliava di grosso». Introduce così la conferenza stampa di presentazione della conferenza stampa dell’operazione “Zona Franca” il Procuratore della Repubblica, Salvatore Curcio, parlando della posizione di alcuni degli indagati fermati nei comuni di Lamezia Terme, Pianopoli e Serrastretta. Operazione che arriva in un momento anche delicato per il Palazzo di Giustizia cittadino. «L’ufficio al momento è “in movimento”, è facile prevedere che altri magistrati saranno trasferiti dopo l’ultimo movimento che ha visto il sostituto Maffia andare alla Procura Generale di Catanzaro, speriamo nell’attenzione dei Ministero per riavere in tempi brevi un pieno organico», glissa Curcio su eventuale “rischio blocco attività”, «nell’arco di una decina di giorni avremmo un quadro della situazione certo, le procedure preliminari una volta terminate ci daranno risposte più definitive».
    In merito all’operazione Zona Franca, al centro delle indagini c’è lo spaccio di marijuana e cocaina, il cui contrasto delle forze dell’ordine era stato mal visto dagli autori tanto da arrivare a cercare di intimidire gli stessi carabinieri di Pianopoli (atto commissionato al prezzo di 500 euro). Dietro le indagini sul traffico di droga si è scoperto quindi anche il possesso di armi, ed i collegamenti tra uno degli indiziati ed i gestori di una attività già arrivata al terzo sequestro per ingerenze della criminalità organizzata.
    Operazione che ha visto coinvolti i militari del Gruppo Carabinieri di Lamezia Terme, supportati dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, da personale della Compagnia di Intervento Operativo del Battaglione Calabria e da unità cinofile, che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare (2 misure in carcere, Naiden Fiorenza e Ottavio Stranieri,  e 6 agli arresti domiciliari) emessa dal Gip del Tribunale di Lamezia Terme, Marta Agosti, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 8 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di  spaccio stupefacenti, detenzione, porto e utilizzo di ordigni esplosivi,  detenzione illegale di armi e furto aggravato.
    La misura, trae origine da una complessa indagine del Nucleo Investigativo del Gruppo e della Compagnia di Lamezia Terme, condotta tra maggio 2017 e gennaio 2018, ha permesso di documentare l’esistenza di una piazza di spaccio divenuta riferimento per tutto il comprensorio comunale. Marijuana e cocaina, questo il core business del gruppo criminale dal quale si rifornivano decine di soggetti tossicodipendenti. Mario Gigliotti, detto “Faina”, si occupava sia delle singole cessioni che di distribuire quantitativi maggiori che venivano poi smerciati dai suoi complici, organizzati nei minimi particolari.
    Oguz Guzel e Pierfrancesco Nicotera si occupavano della marijuana, Giancarlo Mascaro e Luigi Gigliotti della cocaina. Mesi di intercettazioni, riascolti, servizi di appostamento e di riscontro che hanno permesso di documentare gli appuntamenti in cui si parlava di droga, di prezzi, di dosi. Ci vediamo per una “birretta..”, questa la parola d’ordine al suono della quale, quasi quotidianamente, gli odierni indagati si incontravano per gestire i loro traffici. E poi iniziava la giornata di “lavoro” con decine di cessioni concordate telefonicamente  con gli acquirenti per poi incontrarsi per le vie della città.
    L’attività investigativa ha, tuttavia, delineato un quadro ancor più allarmante confermato dalla disponibilità da parte degli indagati di armi da fuoco, degna di una organizzazione criminale che si rispetti. A casa di  Naiden Fiorenza, inoltre, è stato rinvenuto un vero e proprio “libro mastro” sul quale sono apposti decine di nomi di suoi collaboratori e i conti dei suoi traffici. Ma il Fiorenza, sentendosi alle corde, cercava di sottrarsi alla continua pressione preventiva e repressiva messa in atto dai Carabinieri della Stazione di Pianopoli che stava smascherando le sue attività. Allora incaricava il suo braccio destro, Ottavio Stranieri, affinché facesse esplodere un ordigno rudimentale nei pressi della caserma di Pianopoli quale monito, facendo perdere le proprie tracce per qualche giorno. Rientrato a Pianopoli veniva arrestato per la detenzione di un fucile clandestino con il quale era sceso in strada sparando all’impazzata per intimidire un suo zio con il quale era entrato in contrasto. Veniva così arrestato anche lo Stranieri per l’esplosione dell’ordigno, tradito dalle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza, minuziosamente analizzate dai carabinieri. Ed è proprio in carcere che si delineano in modo ancor più particolareggiato gli intenti criminali e la personalità dei soggetti. Dettagli sul posizionamento della bomba, sul possesso di altre armi ed anche sulla pianificazione di un omicidio per il quale era stata rubata una moto, poi fortunatamente rinvenuta dai carabinieri.
    Nelle indagini a carico di Gigliotti è emersa anche la sua frequentazione assidua con più di un elemento legato alla criminalità organizzata locale o con precedenti. Da ciò si è arrivati, unitamente a militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, ad un decreto di sequestro preventivo relativo ad un’attività commerciale riconducibile a pregiudicati contigui alla cosca di ‘ndrangheta “Giampà”, attiva nella piana lametina. Si tratta dell’autocarrozzeria “New All Car” di Lamezia Terme.
    I fratelli Luigi, Luciano e Franco Trovato, infatti, gravati da numerosi precedenti di polizia per traffico di stupefacenti, ricettazione, riciclaggio, rapina ed usura commessi in concorso ad altri esponenti della criminalità organizzata lametina, hanno fittiziamente intestato la suddetta attività commerciale ad altri soggetti (emersi nel corso delle indagini dei carabinieri) continuando, di fatto, a mantenerne la disponibilità e la gestione. Gli approfondimenti patrimoniali eseguiti dalla Guardia di Finanza sono stati integrati dal contenuto delle conversazioni captate nel corso delle indagini nelle quali i Trovato appaiono come i veri e propri datori di lavoro ai quali dover far capo.
    Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza hanno preso le mosse dallo sviluppo di altra attività eseguita nell’ambito di accertamenti finalizzati all’aggressione patrimoniale. All’esito delle preliminari investigazioni svolte, infatti, sul conto dei germani Franco e Luciano Trovato, il Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione, con i provvedimenti datati 31.05.2016 e 03.01.2017, disponeva il sequestro, tra l’altro, del 66% delle quote sociali della All Car Srl, intestate rispettivamente a Annamaria Guzzo (moglie di Franco) e Luciano Trovato.
    Conseguentemente, la relativa gestione veniva rimessa agli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale; rimanevano libere dal vincolo ablativo, invece, le quote societarie di  Monica Cimino (moglie dell’altro fratello, Luigi) pari al 34% del capitale sociale.
    Detta società, tra l’altro, già in precedenza era stata sequestrata dalle Fiamme Gialle di Lamezia Terme anche sul piano penale nell’ambito dell’operazione condotta nel luglio 2013 dalla DDA di Catanzaro nei confronti di boss e affiliati ad una potente famiglia di ‘ndrangheta lametina.
    Dai successivi accertamenti economico-patrimoniali svolti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. di Catanzaro sul conto dell’altro fratello, Luigi, ed in particolare dall’analisi della situazione societaria della moglie Monica, emergeva che la stessa, al fine di eludere le misure di prevenzione, aveva costituito una nuova società denominata New All Car Srl.
    La Cimino, in sostanza, non aveva fatto altro che avviare una nuova società utilizzando lo stesso complesso aziendale della All Car Srl. La New All Car Srl, pertanto, costituiva chiaramente una derivazione, reimpiego e prosecuzione della precedente società: la stessa ditta, con gli stessi mezzi e lo stesso compendio aziendale che, presso la stessa sede di esercizio, stava continuando ad operare con una nuova denominazione, tra l’altro, molto simile alla precedente (era stato aggiunto il termine inglese New proprio per intendere “nuova”).
    I predetti fratelli Trovato (Franco, Luciano e Luigi), unitamente al soggetto interposto, Monica Cimino, venivano iscritti nel registro degli indagati per il reato di cui all’art. 12 quinquies L.356/92 (ora art. 512 bis c.p.) e la società con il relativo complesso aziendale veniva proposta per il sequestro. Nello specifico il complesso dei beni sottoposti a vincolo ha un valore stimato di circa 350.000 euro.

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