Fare Critica, oggi ospite principale Silvano Agosti

In apertura venerdì collegamento con Donato Carrisi, per il quale "non siamo capaci di esportare l’immaginario culturale italiano oltre Roma o Venezia"

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Prosegue la II edizione di Fare Critica, il Festival interamente dedicato alla critica teatrale, cinematografica e, da quest’anno, anche letteraria e musicale, diretto da GianLorenzo Franzì (critico cinematografico e direttore artistico del Lamezia International Film Fest), che fino al 6 ottobre animerà le sale del Chiostro di San Domenico di Lamezia Terme.

La giornata si aprirà alle 16 con il seminario dal titolo “Tutto quello che avreste voluto sapere su voi stessi e non avete mai osato chiedere”, tenuto da Silvano Agosti, uno dei più grandi artisti e intellettuali del panorama culturale italiano.

Alle 17, invece, sarà la volta di Fare Critica Kids, la nuova sezione collaterale rivolate ai più piccoli, che passerà in rassegna i cortometraggi della Pixar degli anni Ottanta.

Alle 19.30, poi, ci sarà l’incontro con Silvano Agosti. A mediare il dibattito sarà il direttore artistico GianLorenzo Franzì.

A seguire, ci sarà la cerimonia di chiusura con la consegna del Premio Sipario, una delle novità di quest’anno fortemente voluto da Mario Mattia Giorgetti, direttore della prestigiosa rivista caposaldo della critica teatrale Sipario, che in collaborazione con il Festival e la Fondazione Teatro Italiano Carlo Terron, ha indetto il Concorso Critici dello Spettacolo 2019-2020. Il Concorso si divide in tre Categorie: Premio Carlo Terron al Critico di Teatro; Premio “Fare Critica Festival” al Critico di Cinema; Premio al Critico Eccellente per la Carriera professionale.

La giornata si chiuderà alle 21 con la proiezione del film Nel più alto dei cieli di Silvano Agosti (1977).

Venerdì sera intanto si sono tenuti i primi incontri, anche se in versione online per qualche ospite. «La cultura è un’industria e non dobbiamo aver paura di parlarne, liberiamoci da questa ipocrisia. C’è un’industria culturale e gli autori vivono di questo», ha esordito Donato Carrisi, aprendo la seconda edizione del Fare Critica, in un incontro in diretta streaming moderato dal critico e direttore della rivista Film Tv Giulio Sangiorgio.

Sangiorgio, riferendosi ad un’intervista all’autore pubblicata proprio sul suo giornale, gli ha chiesto di parlare dell’importanza della parola “industria”, a volte temuta dagli artisti. «Quando sento parlare di cinema o romanzo d’autore, scappo. È una definizione che non amo affatto e da cui fuggo. Credo sia un tradimento della sospensione dell’incredulità. Se una cosa è d’autore non è più sincera», ha continuato lo scrittore e regista.

Carrisi, infatti, nel corso della sua produzione artistica ha sempre messo al centro il pubblico, dando a chi fruisce dell’opera l’importanza che merita: «Mi diverto a giocare con le strutture e ho il massimo rispetto per lo spettatore e il lettore. Credo che, tanto i film quanto i libri, uno se li debba portare dentro, non devono essere un’esperienza conclusa nel momento in cui terminano. Per questo, nei miei libri lascio sempre un finale chiuso e un finale aperto. Io desidero che le mie opere siano capaci di porre delle domande. Abbiamo dimenticato la piacevolezza dello sforzo di arrivare fino in fondo».

D’altronde, tutti i suoi romanzi, così come i suoi film, trattano sempre tematiche ancestrali, e il genere è un espediente narrativo per narrarle. Uno strumento che non sempre è amato, più che dalla critica, per cui Carrisi nutre rispetto definendola «aperta anche alle varie sfaccettature e complessità davanti alle quali ci pone il genere», dai salotti intellettuali e da alcuni premi letterari.

«Il genere è lo strumento più utilizzato per raccontare storie e può rappresentare anche un’opportunità per esportare il proprio immaginario. Un obiettivo che noi in Italia, al contrario di molti paesi nordici che invece sono stati abili in questo, non siamo mai riusciti a centrare. Penso al giallo per esempio, per cui abbiamo avuto un grande capofila come Camilleri, ma da cui purtroppo non si è mai creato un vero e proprio movimento. Perché non è successo? Si ritorna al tema del provincialismo. Non siamo capaci di esportare l’immaginario culturale italiano oltre Roma o Venezia. Ed è un peccato, per la cultura italiana. Dovremmo essere più coraggiosi nelle storie da raccontare» ha continuato l’autore.

L’incontro, poi, si è concluso parlando del ruolo essenziale che ancora oggi svolge la critica: «Io credo fortemente nel ruolo sociale e culturale della critica, credo sia essenziale. Le critiche, quando sono intellettualmente oneste, le apprezzo e le rispetto. Ciò che non comprendo e non sopporto sono le stroncature gratuite, magari su internet, sugli store online che valutano un libro dando un voto negativo perché hanno ricevuto in ritardo la spedizione. Non comprendo le critiche che mettono in discussione il tuo lavoro senza rispettare e prendere minimamente in considerazione il fatto che dietro a un libro e a un film ci sia il lavoro di centinaia di persone».

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