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I soci de “Le Città Visibili” hanno aderito, sabato, all’iniziativa di Trame X Festival di visitare il Museo Archeologico Lametino

Sono stati accolti dal direttore del Museo, Simona Bruni che, dopo un’attenta descrizione delle qualità e delle finalità del percorso, ha passato la parola all’archeologo Francesco Cuteri

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I soci de “Le Città Visibili” hanno aderito, sabato, all’iniziativa di Trame X Festival di visitare il Museo Archeologico Lametino che si articola in tre sezioni (Preistorica, Classica e Medievale) ed è custode di reperti, alcuni opportunamente posti in teche, ma tutti egregiamente esaltati da fasci di luce che ne evidenziano i particolari.

Sono stati accolti dal direttore del Museo, Simona Bruni che, dopo un’attenta descrizione delle qualità e delle finalità del percorso, ha passato la parola all’archeologo Francesco Cuteri il quale, tra aneddoti e reperti, ha illustrato un crogiolo di civiltà che gli indigeni hanno assorbito dai colonizzatori e sviluppato per migliorare ogni iniziale condizione.

La storia antica della piana di Lamezia è da collegare, secondo gli archeologi, al torrente Bagni che, in origine, ha permesso alle genti che vi giunsero di coltivare e costruire nelle terre adiacenti, ma successive inondazioni hanno nascosto tesori avendo portato nuova terra su cui altre genti hanno poi costruito e coltivato.

Altri due corsi d’acqua hanno avuto un ruolo importante per il territorio e sono i fiumi Savuto e Amato.

L’archeologo è partito dal mondo della preistoria lametina descrivendo i numerosi choppers e le amigdale rinvenuti nel territorio di Maida; nella zona di Curinga sono stati rinvenuti frammenti di ceramica con decorazioni impresse, da cui Purri ha ricreato nel museo esemplari di vasellame inserendoli in una fornace a grandezza naturale. Nel neolitico il territorio del golfo lametino rivestiva un ruolo importante anche per la lavorazione della ossidiana che veniva estratta a Lipari e commercializzata nel Mediterraneo.

Dalla Sicilia si importava la pietra pomice che si scopriva utile per raffinare e dare lucentezza alle pietre- arma. Dopo questa fase primordiale, in Calabria nasce il regno voluto dal re Italo che impose la sua nomina anche a coloro che non vollero riconoscerlo. Chiamò il territorio asservito Italìa e istituì i sissizi per responsabilizzare gli abitanti al principio di condivisione.

Il gruppo guidato da Cuteri si sposta nella sezione più “ricca” e più classica per Lamezia: la colonizzazione greca in Calabria e la successiva fondazione di Terina, voluta dai Crotoniati nel V sec. a. C. per contrastare la grandezza di Sibari. Ben custodito in una teca del Museo è copia del “Tesoretto” di Acquafredda e una hidrìa con figure rosse, proveniente da Cerzeto e certamente parte preziosa di un arredo aristocratico. Maestose, nella loro perfezione creative, le due monumentali sepolture del IV sec. a. C. recuperate nella necropoli di San Sidero. Il tesoro di Terina, secondo il racconto di Cuteri, è emerso in seguito a un’inondazione ed è stato opera di un Maestro di Sant’Eufemia. Infatti si suppone che a Terina ci fosse una scuola di maestri orafi e una società capace di scegliere e ordinare la qualità degli oggetti da commissionare. La grandezza di Terina finisce nel 203 a.C. ad opera di Annibale.

La terza sezione del Museo racchiude il periodo storico dal X al XVIII secolo con dei reperti provenienti dagli scavi effettuati presso la chiesa dei S.S. 40 Martiri, dall’Abbazia Benedettina di S. Maria e dal Castello di Nicastro: ceramiche invetriate policrome, maioliche e una bombarda . Nella stessa sala si possono inoltre ammirare colonne e capitelli greci lavorati egregiamente per un palazzo fatto costruire da Federico II nella piana lametina. Alla fine di questo interessante viaggio nel passato proposta la visione di un’opera-video di Elena Bellantoni, docente Accademia Belle Arti di Roma e presente da remoto. L’opera racconta della speculazione edilizia nella grande città di Palermo. Sono presenti l’architetto Piccari, docente Accademia Belle Arti di Catanzaro e la curatrice Simona Caramia.

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