Diffida inviata a La7 dopo il servizio di Non è l’Arena che associava il Due Mari alla famiglia Iannazzo

Si reputa che Danilo Lupo ha divulgato informazioni inconsistenti e falsificate dai dati processuali

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Pasqualino Perri, in qualità di proprietario e Amministratore Unico L.r.p.t. del Centro Commerciale “Due Mari” in Località Comuni Condomini di Maida, si scaglia contro la trasmissione televisiva “Non è l’Arena” in onda su “La7”, che domenica si è occupata del trasferimento agli arresti domiciliari di alcune persone, ciò a cagione della incompatibilità delle loro condizioni di salute con la detenzione intramuraria durante l’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia da Covid-19.

Nella diffida inviata al programma condotto da Massimo Giletti si lamentano ricostruzioni inesatte di alcune vicende: «è stato dunque mandato in onda un servizio realizzato dal giornalista Danilo Lupo specificamente riferito al sig. Vincenzino Iannazzo nel corso del quale egli, Lupo, nel dialogare con un sedicente parente del suo “bersaglio”, attribuisce sarcasticamente proprio a Vincenzino Iannazzo la proprietà di “tutto il quartiere” in cui lo stesso abita “ … compreso il centro commerciale e tutto il resto”. Come se ciò non bastasse, il giornalista ha quindi trasmesso un “montaggio” che ha visto scorrere le immagini del “Centro Commerciale Due Mari” di Maida (di proprietà degli imprenditori Perri di Lamezia Terme) e, in sottofondo, la voce narrante del Lupo specificare che la riconducibilità del “Centro Commerciale” alla famiglia Iannazzo “non è una battuta: il più grande ipermercato della Calabria è da anni sotto sequestro perché ritenuto proprietà della cosca Iannazzo. ‘Ndrangheta imprenditrice più che militare, e forte di un consenso popolare impressionante”».

Per Perri «e notizie diffuse appaiono tutte assolutamente contrarie a verità. Non corrisponde al vero, infatti, che il “Centro Commerciale Due Mari” sia “da anni sotto sequestro”. La verità è la seguente: nel marzo del 2016 venne disposto il sequestro preventivo di tutte le società riconducibili agli imprenditori Perri Pasqualino e Perri Francesco; il dissequestro si concretizzò completamente nel luglio 2018, ma si intende qui sottolineare la circostanza che la parte più cospicua venne dissequestrata in pochissimo tempo. Non solo. A ciò si aggiunga, per un verso, che mai si disse, in quelle occorrenze ablatorie, che il patrimonio societario degli imprenditori Perri appartenesse ad alcuna cosca, né direttamente, né indirettamente, come invece del tutto infondatamente asserito dal sig. Danilo Lupo. E, per altro verso, va perentoriamente evidenziato che già nel maggio del 2016 il provvedimento di dissequestro della quasi totalità dei beni evidenziò che «non emergono elementi da cui possa desumersi che nelle imprese del Perri siano confluiti profitti illeciti, o comunque vi sia stato il reimpiego di profitti illeciti». È in definitiva evidente che il sig. Danilo Lupo ha divulgato informazioni assolutamente inconsistenti ed assolutamente falsificate dai ridetti dati processuali. Si chiede pertanto la pubblicazione della presente nota a ripristino della lealtà imprenditoriale, gravemente diffamata dalla notizia diffusa. Riservata ogni legittima azione».

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