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Plasma iperimmune, l’Asp ha la sua “piccola banca” ma i clinici non utilizzano le sacche già pronte nei congelatori

L'Asp aveva lanciato una campagna dopo la firma del protocollo con la Regione Calabria, e qualcuno aveva anche aderito. Ma ad oggi è tutto "congelato"

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La campagna per combattere le conseguenze da Covid-19 era partita molto in anticipo, in Calabria,  rispetto a quella che è stata poi l’evoluzione della malattia. E tra le prime soluzioni individuate, se pur con tutte le precauzioni del caso, c’era quella di utilizzare il plasma dei guariti per poter moltiplicare i benefici sulle persone che intanto si contagiavano.

La campagna di sensibilizzazione dell’Asp di Catanzaro

L’Asp di Catanzaro aveva iniziato la campagna informativa con questa motivazione : “La regione Calabria ha autorizzato un protocollo di  “Studio interventistico per valutare l’efficacia e la  sicurezza del trattamento con plasma iperimmune in pazienti con infezione Covid-19 in   forma severa “ per contribuire  a confermare con i dati  di sperimentazione  la validità  del trattamento  ed applicare  in futuro  su scala più ampia  attraverso la produzione industriale di plasma o di gamma-globuline  iperimmuni

L’utilizzo di una terapia a base di plasma iperimmune nel trattamento delle infezioni da SARS-Cov-2 potrebbe rappresentare un presidio terapeutico molto promettente, in quanto consentirebbe di sfruttare l’immunità sviluppata dai pazienti guariti che presentino elevati livelli di anticorpi contro il coronavirus nel plasma, per trattare il peggioramento delle condizioni dei pazienti con infezione in fase attiva” A questo seguiva l’elenco dei centri che collaboravano alla raccolta di plasma. (LA CAMPAGNA DI SENBILIZZAZIONE ASP)

I Volontari si sono presentati e il plasma iperimmune è stato ricavato e messo a disposizione

E c’è stato anche chi ha risposto. L’Asp è riuscita, attraverso la sensibilità di alcuni volontari e al lavoro di medici e personale sanitario,  a produrre della sacche di plasma iperimmune da mettere a disposizione dei reparti e degli ospedali e quindi delle persone che ne avessero avuto bisogno .

I clinici non fanno però richiesta di quelle sacche di plasma

Ma quelle sacche di plasma iperimmune sono rimaste nei congelatori. I clinici, c’è da dire applicando rigorosamente i protocolli sanitari ora in vigore, hanno ritenuto, fino ad oggi, di non doverne fare richiesta .

I risultati già raggiunti a Pavia

Eppure ci sono dei centri, nel Nord Italia, che con l’utilizzo di questo metodo stanno ottenendo risultati di tutti rispetto. Pavia e Mantova su tutti. Proprio a Pavia è stato finanziato un progetto da 4 milioni di euro affinchè la cura sia perfezionata.

Le parole di Cesare Perotti

In un’intervista del 12 novembre scorso il primario Cesare Perotti spiegava  Con la seconda ondata e un aumento dei casi, è importante che aumentino le donazioni. “Abbiamo rimesso in moto la macchina – prosegue il direttore del servizio di immunoematologia che ha pensato alla plasmaterapia per la cura del Covid, oggi non ancora licenziata come terapia standard – e organizzato un servizio. Al centralino del San Matteo abbiamo degli studenti in medicina volontari che effettuano il triage. Invitiamo le persone a venire gratuitamente, senza pagare il ticket e li sottoponiamo al test di neutralizzazione, se gli anticorpi presenti sono in quantità adeguata, quindi le persone risultano idonee, vengono e donano. Prima, invece, il sistema era meno organizzato. Ora, grazie al test messo a punto dal professor Flavio Baldanti, possiamo sapere prima se il plasma ha anticorpi oppure no. Il nostro sistema di rintraccio sarà pubblicato sulla più importante rivista americana di medicina trasfusionale”.

Da Pavia sarebbero disposti a inviare plasma in tutta Italia…ma la Calabria non ne avrebbe bisogno almeno per ora

Il policlinico di Pavia si è anche detto disponibile a mandare sacche di plasma iperimmune a chiunque in Italia ne faccia richiesta. Ma oggi la Calabria, Catanzaro in particolare,  avrebbe la sua “piccola banca di plasma iperimmune”, ma i clinici non ne fanno richiesta. E allora il sacrificio dei donatori, il tempo e le risorse spese dalle strutture, costituiscono l’ennesimo costo senza beneficio.

(in foto il logo della campagna di sensibilizzazione dell’Asp sulla donazione del plasma)

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