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Oltre alla droga anche armi e disposizione ad effettuare intimidazioni nelle indagini della Dda di Catanzaro

Un arsenale nascosto in diversi luoghi, per evitare potenziali controlli, e “tiri di prova” in aperta campagna, ma anche episodi di tensione tra i sodali

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Non solo traffico di droga, ma anche la detenzione illegale di armi figura all’interno dell’ordinanza nei vari capi di accusa emanati nell’operazione delle forze dell’ordine messa a segno settimana scorsa.

Spaccio in Piazza Mercato Vecchio, 23 indagati

Ad alcuni indagati viene contestato il possesso di varie armi, tra cui: pistola calibro 6,35, pistola cal.7.65, pistola cal. 9×21, fucile automatico marca Breda, revolver Smith & Wesson mod. 686 cal. 357 magnum, pistola modello 380 ed una “20” (queste ultime due portate in aperta campagna ed utilizzate per effettuare addestramento al tiro), un ordigno esplosivo di alto potenziale, revolver modello cal. 38 e pistole modello cal. 357, pistola semiautomatica, pistola Smith&Wesson e pistola cal. 38, fucile e pistola non meglio indicati, fucile mitragliatore kalashnikov, fucile a pompa, fucile calibro 20, un ordigno esplosivo del peso di 64 kg, fucili a canne mozze, pistola con manico in legno Cal. 22 l.r. Mod. EP552S marca Erme – Werke con matricola punzonata, oltre al relativo munizionamento (da ritenersi arma comune da sparo clandestina di provenienza delittuosa).

Nelle intercettazioni del 2018 da un lato Antonio Cerra sottolinea le proprie abilità nel mercato illegale («questi qua li paghiamo una cazzata hai capito? ti sto parlando chiaro, il miglior prezzo che ho io non ce l’ha nessuno in tutta la zona, ma no a chiacchiere per davvero»), dall’altro Antonio Pagliuso all’interno del magazzino di via Torre non era restio a descrivere il proprio arsenale («a me non mi manca niente») fatto di numerose armi, anche di grosso calibro, come kalashnikov, fucili a pompa e fucili calibro 20, oltre che di un ordigno esplosivo del peso di 64 Kg fabbricato nel 2006, che non avrebbe esitato ad utilizzare in caso di necessità.

Un arsenale nascosto in diversi luoghi, per evitare potenziali controlli, e “tiri di prova” in aperta campagna (un terreno è stato individuato in località Lenza), ma anche episodi di tensione: a luglio 2018, durante la festa di compleanno di Pagliuso in un locale di Sant’Eufemia Lamezia, Cadorna puntava la pistola, con il colpo in canna inserito, verso Cerra per avergli costui mancato di rispetto minacciandolo di sparargli alle gambe, e 3 mesi dopo lo stesso Cadorna aveva utilizzato un’arma per minacciare la Bonali, nei cui confronti era fortemente adirato per questioni non meglio specificate ma riguardanti Cerra, con la discussione con la donna sfociata in una colluttazione fisica, nel corso della quale l’aveva afferrata per i capelli.

Inoltre i 9 colpi d’arma da fuoco cal. 7,65 Parabellum G.F.L esplosi a Gizzeria nel 2010 per ritorsione contro un auto provenivano dalla pistola cal. 38 fornita da Pagliuso ad altre due persone, i quali dovevano “vendicarsi” perché il giorno prima durante una lite scaturita in un locale fuori città con alcuni soggetti del quartiere Razionale di Lamezia Terme, il proprietario dell’auto sarebbe intervenuto prendendo le difese di questi ultimi. Il contesto dei protagonisti si inquadra ulteriormente nella forma mentis della criminalità organizzata dalla richiesta di autorizzazione avanzata a Giuseppe Giampà, reggente dell’omonima cosca.

Nelle pagine dell’ordinanza compaiono anche le minacce estorsive per cui i sodali si sono messi a disposizione: nel 2018 la collocazione davanti ad una porta secondaria (alle 21 l’ingresso principale vedeva presenti diversi clienti) di un hotel – ristorante in zona collinare lametina di una bottiglia in plastica da 1,5 lt. contenente liquido infiammabile con annessi proiettili per arma da fuoco ed un accendino; per un subappalto non ottenuto da altra ditta, era stato commissionato il danneggiamento di un mezzo meccanico del tipo trivella nel cantiere edile inerente i lavori per la realizzazione del “Parco della Piedichiusa” di Lamezia Terme, con stime sul potenziale compenso («a me hanno dato 2000 euro per bruciare una macchina! però la dovevo fare appena arrivava, come è entrato nel portone, mentre saliva le scale doveva vedere la macchina bruciare!…ci ho messo 2 secondi!…ci vuole la modalità…la modalità si paga compà») e malumori sull’esito («Se gli abbiamo fatto, gli abbiamo fatto una macchia nera e cosa dovevo bruciare tu mi hai dato 10 litri di benzina e mi hai detto vai a bruciare un carro armato») tant’è che i due esecutori non trovano poi la gratifica economica richiesta.

Altra minaccia estorsiva è quella del dicembre 2017 recapitata ad uno dei locali di Gizzeria, con due pneumatici ed una bottiglia in plastica contenente liquido infiammabile posizionati a ridosso di un gazebo, facente parte del medesimo esercizio commerciale, a scopo intimidatorio. Evento che per altro fa seguito ad uno simile precedente, ma con destinatario un locale di corso Numistrano a Lamezia Terme.

Legato invece ad “invasioni di campo” tra spacciatori è il duplice tentativo di incendio del portone di un’abitazione nel centro storico di Nicastro avvenuto tra settembre ed ottobre 2018.

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