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Giampà: noi sindaci pretendiamo dall’Anci tutele, non pregiudizi

Il sindaco di San Pietro a Maida interviene sulle procedure da adottare per i buoni spesa alimentari e previene  strumentalizzazioni in chiave anti-legalitaria

“I sindaci in questi giorni, coinvolgendo peraltro le forze dell’ordine locali, sono impegnati a definire le procedure di assegnazione dei buoni spesa, per garantire celermente il sostegno alle famiglie, che riversano in effettivo stato di bisogno. Affermare come principio il vaglio preliminare della Prefettura ai procedimenti dei singoli Comuni, significa legittimare un pregiudizio. Senza volersi in nessun modo sottrarre alla legalità, qualunque controllo può essere effettuato ex post dalle autorità competenti”.

Domenico Giampà, sindaco di San Pietro a Maida, comune del lametino di 4.200 abitanti, come tutti gli ottomila colleghi in fascia tricolore è impegnato a fronteggiare la richiesta di aiuto che gli giunge da parte di famiglie che sono nell’area del bisogno da più tempo, da meno tempo e anche da un mese a questa parte, da quando il “Chiudi Italia” è diventato decreto governativo e atto propedeutico al successivo “Cura Italia”. La “cura” per i nuclei familiari, nelle intenzioni dell’esecutivo, deve essere la più ampia e la più celere possibile. Quattrocento milioni da distribuire ai Comuni, come primo sostegno a chi si trova difficoltà sui generi alimentari. A San Pietro a Maida sono toccati 20 mila euro, già inseriti con delibera di variazione nel bilancio comunale.

Domenico Giampà, oltre alla necessità primaria di obbedire al primo comandamento dell’emergenza sociale – “Nessuno sarà lasciato solo” -, ha due esigenze successive ma impellenti: primo, garantire trasparenza al percorso di attribuzione dei buoni di aiuto alimentare; secondo, evitare che il suo intervento venga arbitrariamente strumentalizzato in funzione anti-legalitaria.

Il fatto è che a Giampà non è piaciuta per nulla la nota diramata da Anci Calabria, retta pro tempore dal vicepresidente vicario Francesco Candia, nella quale viene detto che i sindaci calabresi informeranno direttamente i prefetti delle relative province sulla distribuzione dei buoni spesa e sulle famiglie che ne beneficeranno.

“Noi sindaci dei piccoli Comuni – ci dice Giampà – in questa fase siamo sottoposti a un impegno gravoso di lavoro, dobbiamo fare fronte da soli all’emergenza Coronavirus. Siamo costantemente sottorganico, dobbiamo sorvegliare i territori e abbiamo un solo agente di polizia locale, e certo non abbiamo avuto in quest’ambito aiuto alcuno dalle prefetture e dallo Stato. In aggiunta, dobbiamo affrontare questa incombenza del soccorso alimentare. Comprendiamo il discorso del governo: diamo la gestione ai Comuni, snellendo la procedura e aggirando l’ingorgo in atto all’Inps. Nelle direttive contenute in decreto dice una cosa: che devono essere privilegiati i nuclei familiari la cui fonte di reddito è stata sospesa dal sopravvenire dell’emergenza. I soldi ai Comuni sono già arrivati, con la dicitura: vedetevela voi. Qualcuno, in maniera molto autorevole, come il procuratore Gratteri, ha posto un problema serio. Bisogna fare un controllo, non lasciare tutto in mano a una certa categoria di sindaci, presenti anche in Calabria, che sfugge al controllo della legittimità democratica, a iniziare dalle modalità di elezione per finire alla gestione clientelare del mandato. In precise circoscritte realtà qualche sindaco potrebbe distribuire queste somme, comunque esigue, a suo piacimento, a persone legate magari a particolari ambienti. Questo penso che il procuratore abbia voluto dire”.

Questo Gratteri lo ha detto qualche giorno fa da un talk nazionale. Lei, Giampà non è intervenuto allora.

“Certo. Intervengo quando leggo Anci. L’Associazione dei Comuni avrebbe dovuto dire in premessa che i sindaci sono persone per bene e stanno svolgendo un ottimo lavoro. Inviare in via preliminare la procedura alle prefetture è al di fuori di ogni logica. Nella pratica cosa succede: dopo le dichiarazioni di Gratteri, i carabinieri, che nei nostri paesi sono l’autorità statale, stanno addosso a ogni sindaco. Anche a me, che del resto li ho già coinvolti. Gratteri pone, per le proprie competenze, problemi inerenti alle infiltrazioni, alle pressioni ‘ndranghetiste eccetera. I carabinieri da parte loro hanno richiesto informazioni, hanno voluto che fossero inviati a loro gli avvisi, con finalità sacrosante, quali per esempio quelle che non fossero contraffatti i buoni”. 

Giampà, allora da cosa nasce il disagio che lei ha manifestato, con un post su Facebook subito condiviso da molti suoi colleghi?

“Il disagio nasce quando l’Anci mi viene a dire che devo inviare preventivamente gli atti alla prefettura. Non ne capisco il senso. Un cittadino che rende una falsa dichiarazione, dichiarando che non percepisce reddito quando ne guadagna tremila al mese, lo fa sotto la sua personale responsabilità. La guardia di finanza può richiedere tutte le autocertificazioni presentate. Il falso sarà perseguito. A parte il fatto che vorrei capire con quali poteri la prefettura stabilisce se una famiglia ha dichiarato il falso o se è collaterale alla mafia. Ancora. Se io sindaco compio un atto contra legem, la prefettura ha tutti i poteri d’accesso, compone la commissione apposita. Sono attività previste, che già consentono un controllo da parte dell’autorità statale. Perché questa forzatura nei confronti dei sindaci, come se si affermasse che tutti, in maniera generica, non siamo in grado di amministrare correttamente?”.

 Si eserciterebbe una sorta di pregiudizio, sindaco, come lei afferma.

“Esatto. Come, l’Anci mi deve tutelare, deve affermare in linea preliminare che i sindaci sono persone perbene e per di più oberati di lavoro e responsabilità, e invece no, mandate tutto alla prefettura. Sovraccaricando di burocrazia un passaggio che è invece urgente e che nelle intenzioni vuole essere snello. I controlli, giusti, sacrosanti, si faranno a posteriori. È interesse dei sindaci procedere nella massima trasparenza, perché comunque sono coscienti che l’attenzione è alta su queste questioni. Siamo oberati e tartassati, in questo periodo. Farci passare anche per presunti delinquenti non va bene”.

Il lavoro di Giampà, come sindaco, si è concretizzato nell’accogliere e classificare una cinquantina di domande al giorno. Considerato che c’è tempo, a San Pietro, fino al 10 aprile, conta di raggiungere tutte le famiglie che hanno effettivamente bisogno: “Vista l’assenza di uno schema preciso da adottare, siamo stati costretti a censire la situazione patrimoniale del richiedente, per capire come effettivamente dare una mano. La logica è di aiutare chi oggi è in difficoltà e ieri non lo era. Un cittadino, per esempio, mi dichiara che è falegname, oggi non sta lavorando e la moglie è disoccupata. Secondo decreto ne ha pienamente diritto, più degli altri. Poi è chiaro che se, difronte a questo, si viene a conoscere che ha un deposito in banca di 100 mila euro, i conti non tornano. Anche per questo, io stesso, inviterò a presenziare alle commissioni di valutazione i carabinieri. Porte aperte, nessun problema, ma nessuno è legittimato ad aprire un processo preliminare alla mia buona fede”.