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Interrogativi dall’associazione “Fermare il Declino” sulle modalità dello screening Covid effettuato a Falerna

Oggi sull'albo pretorio viene pubblicata la spesa dei 1.280 euro in favore di una ditta campana per i tamponi

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Se venerdì il commissario straordinario Nicoletta Francesca Pavone, visto l’aumento di casi positivi al Covid-19 a Falerna, inviava un messaggio online in cui «in un’ottica di piena collaborazione e in ossequio al principio di solidarietà sociale, si chiede a ciascun cittadino di segnalare tempestivamente alle competenti autorità sanitarie eventuali contatti con soggetti positivi al Covid-19, adottando, anche nelle more dell’adozione di provvedimenti formali, tutte le cautele necessarie a limitare la diffusione del virus», oggi l’associazione “Fermare il Declino” esprime perplessità sulle modalità dello screening effettuato.

I 165 tamponi rapidi effettuati hanno dato risultato negativo, l’associazione chiede «come sia avvenuta la selezione dei cittadini da sottoporre a tampone, chi ha deciso quali sottoporre a tampone e soprattutto chi ha finanziato la spesa per l’acquisto dei tamponi. Alcune testate locali riportano che la spesa è stata sostenuta dal Comune di Falerna e quindi in teoria lo screening doveva essere aperto a tutti visto che si tratta di soldi pubblici, tuttavia nessun avviso è stato pubblicato sull’albo comunale o sul sito del Comune sulle modalità di svolgimento della giornata di screening pertanto speriamo (e lo auguriamo a chi attualmente amministra il Comune di Falerna) che la spesa sia stata finanziata interamente dai privati, in quanto non a tutti i cittadini è stata garantita la possibilità di venirne a conoscenza e quindi di potersi sottoporre a tamponi».

Mentre oggi sull’albo pretorio viene pubblicata la spesa dei 1.280 euro in favore di una ditta campana per i tamponi, nello specifico «quale è stato il principio che ha ispirato l’ufficio tecnico nell’inviare gli inviti a determinati cittadini piuttosto che altri? Perché alcuni cittadini sono stati invitati a fare il tampone ed altri non sono stati invitati se la spesa è stata fatta gravare sulle tasche di tutti i 3.800 falernesi? Sembra inoltre che siano stati sottoposti a tampone anche alcuni non residenti, quindi i cittadini falernesi hanno pagato anche per quelli di altri comuni? Perché poi l’ufficio tecnico? Perché non è stato coinvolto nemmeno l’ufficio servizi sociali del comune che avrebbe potuto fornire indicazioni su eventuali situazioni di criticità familiari, soprattutto per i meno abbienti che non possono permettersi di effettuare i tamponi a pagamento?»

 

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