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Punta su almeno 3 grandi progetti entro il primo semestre del 2021 la Lameziaeuropa

Situazione economica sospesa tra investimenti, burocrazia, rapporti con enti pubblici e privati

Punta su almeno 3 grandi progetti (waterfront e porto turistico, viabilità e zes, ricapitalizzazione) entro il primo semestre del 2021 per risanare le proprie finanze e garantirsi una migliore stabilità futura (vedi rate del mutuo con Ubibanca da saldare) la Lameziaeuropa, della cui situazione in commissione consiliare oggi hanno relazionato il dirigente Tullio Rispoli ed il presidente Leopoldo Chieffallo, essendo il Comune di Lamezia Terme il maggiore azionista della società che direttamente ed indirettamente gestirà più di un finanziamento nell’area industriale lametina.

Che poi la stessa sia conosciuta più come Ex Sir che come “Papa Bendetto XVI”, è la dimostrazione di come il sentore comune sia legato al mancato sviluppo industriale ed anche alle vicende travagliate delle partecipate che agiscono in loco (Fondazione Terina, Corap, etc).

La situazione finanziaria

Per quanto riguarda la componente societaria le quote minori di alcuni comuni (San Pietro a Maida e Maida, ed in corso quelle di Martirano, Serrastretta e Pianopoli) son passate all’unico socio privato, EcologiaOggi, e nel consiglio comunale di giovedì anche l’amministrazione lametina dovrebbe approvare la conferma delle proprie quote sulla base dell’ultimo bilancio approvato, chiuso in attivo per poco meno di 3.000 euro dopo anni di perdite più consistenti (244.156 nel 2018, 547.492 nel 2017).

Nel documento riepilogativo emerge però anche come si chieda di rivedere i calcoli su Imu e Tasi dovuti per 152.000 euro dalla società al Comune, con valutazione erronea su un macrolotto da 411.180 mq posseduto da Lameziaeuropa: chiedendo di essere riconosciuta ora come zona agricola speciale, è stato effettuato ricalcolo dell’Imu a partire dal 2012 ed azzeramento della Tasi dovuta dal 2014 al 2018, con istanza presentata che dovrà essere approvata dall’ufficio di via Perugini.

L’ultimo finanziamento regionale ottenuto è del 2003, e negli ultimi 2 anni di gestione commissariale anche dal fronte del Comune è venuto meno il pungolo per determinati aspetti, ed ora tornato in sella il sindaco Mascaro si punta sul rilancio tramite l’istituzione della Zes ma anche di altri nuovi investimenti pubblici e privati, i contratti istituzionali di sviluppo e le aree di crisi industriali non complesse legge 181, il polo specialistico strategico della logistica intermodale, tutti accomunati dall’esistenza sulla carta ma mancato avvio con adeguati finanziamenti.

In vista di ciò Rispoli annuncia che entro la fine dell’anno ci sarà un aumento di capitale societario tra i 3,5 ed i 6,5 milioni di euro, di cui 1,5 milioni di euro gestiti da Fincalabria per la Regione, con la clausola che però l’apertura ai privati non faccia venir meno la maggioranza pubblica. Stretta la tempistica: il 31 luglio opzione di sottoscrizione da parte dei soci, 31 ottobre per le quote inoptate dagli stessi, 30 dicembre apertura alle offerte all’esterno (1,5 milioni di euro dovrebbero essere bloccati dalla Coipa per come previsto nel protocollo d’intesa per gli interventi del waterfront) e termine per sottoscrivere l’aumento di capitale.

Nel quadro post Covid-19 non aiutano poi le banche: la richiesta di un prestito da 25.000 euro coperto dal decreto liquidità è stata respinta dalla Monte Paschi di Siena, con nuova richiesta avanzata ora all’Intesa San Paolo. In parallelo si lavora anche per poter usufruire della “pace fiscale” e del bando regionale “Lavora Calabria”.

Gli insediamenti produttivi

In 20 anni le attività di Lameziaeruopea hanno visto da 5 a 86 aziende insediate (51 operative, 10 in fase di realizzazione, 18 in progettazione, 7 completate ma non operative), 25 nuove interessate ad insediarsi, con circa 900 dipendenti con un ruolo importante nel settore logistica e della gestione dei rifiuti. In totale nell’area industriale insistono 105 aziende per 2500 unità occupate, dato che però ora andrà rivisto al ribasso dopo la chiusura del call center.

Si passa anche all’area Pip di contrada Rotoli, in cui dalle 2 imprese insediate fino al 2016 si è passati a 6 nel 2019, con venduti 17 lotti su 23 nel quadriennio 2016-2019 (il 19 maggio nuovo preliminare di vendita per 44.000 euro) e 6 cantieri aperti, ma mancano alcune infrastrutture e manutenzione, sollecitando per questo il Comune ed anche a traslocare come in progetto della precedente amministrazione il polo logistico della Lamezia Multiservizi nello stabile nato inizialmente come ingrosso ortofrutticolo e florovivaistico vicino lo svincolo autostradale.

Nel 2019 nelle due aree di proprietà della Lameziaeuropa son stati venduti 5 lotti per 78.361 mq (67.246 nel 2018), con ricavi per 825.530 euro (547.385,50 l’anno prima), con confermato fino a fine anno il prezzo di vendita di 10 euro al mq, che diventeranno 12 nel 2021 e 14 nel biennio 2022-2023. Non si nasconde però come negli ultimi anni i lotti più venduti nell’area industriale siano quelli relativi ad aste fallimentari, con quindi prezzi minori rispetto a quelli proposti.

I progetti principali per ripartire

Nelle 16 pagine di relazione sono sottolineate sia le difficoltà nate con la gestione del Covid-19 (mancati incassi per vendita lotti, peggioramento della liquidità di circa 30.000 euro, slittamento dei lavori in merito al polo fieristico AgriExpo e centro servizi per le imprese, etc), sia le prospettive future, con particolare attenzione sui 70 ettari del progetto Waterfront e porto turistico, sul quale vi è l’intervento anche del presidente Chieffallo.

«Puntiamo ad un target turistico di ampio respiro», ribadisce il massimo dirigente della società partecipata, «e cruciale in tal senso è anche la condivisione sia da parte dell’amministrazione comunale, nella parte amministrativa quanto in quella politica, che degli altri enti pubblici. I capitali son tutti privati con un investimento di 600 milioni di euro, la burocrazia non può essere un ostacolo». Tanto sotto la gestione Oliverio, che ora con quella Santelli, i rapporti con la Regione sono avviati e sulla carta proficui, e stessa rassicurazione la si dà sul piano degli altri enti come Comune e Provincia, con l’ente intermedio che è passato da una posizione critica sul piano economico ad una ora più ottimistica.

Secondo Rispoli la creazione dell’aula bunker al posto del call center nell’area industriale non sarà un motivo ostativo dell’investimento turistico privato (la struttura di proprietà della Fondazione Terina è attorniata dalle strutture per il golf nel progetto), ma anzi una spinta in più sul piano della sorveglianza e viabilità per l’area. In tal senso si ricorda la richiesta di un nuovo svincolo autostradale diretto per l’area industriale per cui si è in trattativa con l’Anas, con ammodernamento della statale ed eventuale nuova strada di accesso.

Il porto turistico da 2500 posti barca e tutta la conversione turistica legata al fronte costa, ma anche nel campo della ricerca e dell’intrattenimento, è un progetto ambizioso che però al momento ha più passaggi complessi da dover superare. Il 2 luglio è stata consegnata dai privati la documentazione preliminare, con eventuali integrazioni da richiedere entro la fine dell’estate e successiva manifestazione di interesse per eventuali progetti dello stesso tipo. «L’obiettivo è quello di arrivare entro la fine dell’anno nel chiudere questa fase preliminare, per partire nel 2021 con la progettazione definitiva e poi la fase più operativa» riassume Rispoli.

Dal passato riemerge però anche la vicenda Biofata, 140 ettari di terreno che rientrerebbero nell’area del waterfront ma che la società in liquidazione Biotecknical voleva cedere ad una società tedesca per creare un nuovo parco fotovoltaico, non avendo avuto nei tempi pattuiti riscontri sulla cessione dell’area alla stessa Lameziaeuropa ed essendo poi arrivato il Covid-19 a procrastinare ogni altra mediazione.

Nell’ambito delle altre attività di Lameziaeuropa entro fine settembre dovrebbero prendere il via le attività del centro servizi polifunzionale per le imprese, con l’ambizione di essere un polo di formazione e di meeting in favore delle stesse.

Per il futuro in ballo c’è un progetto di un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili su un’area di 22 ettari, ovvero 2 impianti fotovoltaici da 6MWac per un investimento di 15 milioni di euro e 10 dipendenti, già presentato dal 2018 da una società inglese riconvertendo stabili ex parco serbatoi, mentre una società svedese interessata agli investimenti nel Mezzogiorno tramite contratti di sviluppo ha visionato dei capannoni già esistenti a Lamezia insieme ad aree in Campania e Puglia per insediare la produzione di pannelli fotovoltaici con un investimento di 60 milioni e 200 addetti a regime. Se venissero confermati entrambi, si prevede il rogito di vendita entro il 30 giugno 2021 ed un ricavo per la partecipata di circa 2,4 milioni di euro.

Inoltre avviati i lavori per il polo fieristico AgriExpo (di cui Lameziaeuropa sarà per 10 anni gestore al pari del centro servizi per le imprese), il centro di ricerca dedicato a Dulbecco, l’ampliamento del polo di ricerca ed innovazione del distretto Matelios.

I dubbi dell’aula

Tra i consiglieri un approfondimento, tanto sul punto politico che tecnico, viene chiesto da Rosario Piccioni sia sull’eventuale rispondenza del progetto del waterfront con l’attuale Psc, ma anche della convivenza della svolta turistica con quella del trattamento dei rifiuti. Altro stimolo avanzato è la verifica e vigilanza sulla tenuta finanziaria della società privata, dato l’investimento ingente previsto ed un curriculum che vede azioni nel campo minerario e di criptovalute.

Il presidente Chieffallo rassicura che sul piano urbanistico sarà il Corap a rivedere la destinazione d’uso dell’area, con le indicazioni che saranno poi recepite nel piano strutturale comunale (fermo restando che bisogna superare, sebbene area industriale, i vincoli paesaggistici e gli usi civici esistenti per cui è in piedi ancora una vertenza legale), con nuovi interventi sia degli impianti che strutturali per “schermare” con una duna creata ad hoc l’area industriale da quella turistica, ed eventuali interventi per intervenire sull’ambito di depurazione dei due corsi d’acqua.

Interlocuzione aperta pure con le imprese che gestiscono gli impianti pubblici di rifiuti e depurazione come Deca ed Ecosistem, e con la Regione per avere in un lotto vicino il depuratore il nuovo ecodistretto, sostituendo l’ex impianto gestito da Daneco con uno nuovo che possa lavorare anche quanto raccolto con la differenziata.

Se il tutto andrà in porto (sia letteralmente che in senso figurato), nell’area industriale non potranno insediarsi altre attività che non siano compatibili con la tipologia turistica e ricettiva, o comunque a basso impatto.

Aiuti cercarsi anche da Roma

Altri aspetti dipenderanno da quante e quali proposte avanzate ai parlamentari calabresi saranno recepite nel decreto semplificazioni, con Chieffallo a chiedere anche ai consiglieri comunali di “sponsorizzare” presso i propri partiti tali modifiche, andando oltre le divisioni partitiche, visto che sia il Pd che i maggiori partiti di centrodestra sono all’opposizione in consiglio comunale, dove non è rappresentato il Movimento 5 Stelle.