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Il Governo obbliga le aziende sanitarie all’uso di Immuni, sport di base solo con allenamenti ma anche nelle scuole

Lo stop agli sport non riconosciuti di interesse nazionale e regionale scatterà da mercoledì

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Nel decreto presentato ieri dal premier Giuseppe Conte, valido fino al 13 novembre, oltre alle nuove limitazioni per sport di base e attività di ristorazione, alla possibilità dei sindaci di “divieti di sosta pedonale” in piazza e strade, e la turnazione delle lezioni per gli studenti delle superiori, è presente anche un richiamo specifico agli operatori del sistema sanitario nazionale.

«Al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività» è il nuovo comma inserito nel decreto, che va così ad intervenire sull’interpretazione discrezionale che tante aziende sanitarie, compresa quella provinciale di Catanzaro, stavano tenendo nel campo, preferendo solo una mappatura dei contatti di tipo orale che si basasse sulla testimonianza del paziente positivo, non seguendo il protocollo nazionale per il quale Immuni era stata concepita.

Vi è poi la questione dello sport di base, ovvero le attività pomeridiane destinate ai bambini: rispetto al decreto del 13 ottobre si aggiunge che «l’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale». Nessun divieto quindi agli allenamenti, andando anche ad intervenire poi sulla diatriba relativa all’uso delle palestre scolastiche, decretando che «l’ente proprietario dell’immobile può autorizzare, in raccordo con le istituzioni scolastiche, l’ente gestore ad utilizzarne gli spazi per l’organizzazione e lo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, non scolastiche né formali, senza pregiudizio alcuno per le attività delle istituzioni scolastiche medesime. Le attività dovranno essere svolte con l’ausilio di personale qualificato, e con obbligo a carico dei gestori di adottare appositi protocolli di sicurezza conformi alle linee guida di cui all’allegato 8 e di procedere alle attività di pulizia e igienizzazione necessarie. Alle medesime condizioni, possono essere utilizzati anche centri sportivi pubblici o privati».

Su tale aspetto si era espresso anche il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, il cui commento al decreto non era stato positivo poiché «perché se da un lato sembrerebbe garantita la prosecuzione dell’attività dilettantistica a livello nazionale e regionale, non possiamo dire lo stesso per quella provinciale e giovanile. Se così fosse siamo preoccupati perché impedire lo sport soprattutto a bambini e ragazzi equivale a creare un forte squilibrio tra una socialità organizzata e quella disorganizzata, quella che porterà migliaia di giovani a vivere il proprio tempo libero senza regole e senza responsabilità, a differenza di ciò che avrebbero potuto garantire le società sportive dilettantistiche che hanno investito risorse e mezzi per consentire la ripresa in sicurezza delle attività sportive. Trovo grave considerare lo sport un’attività non essenziale, come anche non aver cercato un confronto con chi organizza e gestisce lo sport di base nel nostro Paese».

Lo stop agli sport non riconosciuti di interesse nazionale e regionale scatterà da mercoledì, spetterà in questi giorni alle varie federazioni chiarire i confini consentiti ai propri tesserati.

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