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Deliberata l’intitolazione a Renato Luisi, a fine mese l’inaugurazione del restyling della sala consiliare

In queste settimane montati gli arredi traslocati dalla sede precedente di Corso Numistrano, mentre ora si dovrà cablare nuovamente l'impianto audio

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A fine mese dovrebbero essere terminati i lavori di restyling della sala consiliare in via Perugini, che ha visto in queste settimane montati gli arredi traslocati dalla sede precedente di Corso Numistrano, mentre ora si dovrà cablare nuovamente l’impianto audio potendo così permettere ad ognuno tra consiglieri, assessori, sindaco, segretario e presidente del consiglio comunale di avere il proprio microfono in postazione fissa come avveniva nella delegazione di Nicastro (il cui simbolo araldico compare sul fronte del tavolo di presidenza).

Sulle pareti hanno trovato posto le immagini stampate di alcuni luoghi identitari dei tre ex Comuni, con nuova configurazione per l’uso istituzionale e convegnistico dell’aula, che passerà dall’essere conosciuta come “sala Napolitano” ad un nuovo ufficiale “Renato Luisi”.

Al vescovo dell’allora diocesi di Nicastro, all’epoca schierato anche in campo per l’unione dei 3 ex Comuni che sarebbero diventati Lamezia Terme, sarà così dedicata la sala consiliare, con delibera di giunta arrivata ieri.

Da vescovo Luisi ha esercitato il suo governo episcopale per 8 anni: prima a Bovino (1960), poi a Nicastro (1963), nel 1968 è partito per raggiungere la missione amazzonica come vescovo titolare di Catula (1968-1971), morendo poi a Foggia nel 1985.

In Calabria lavorò per 5 anni, operando anche a Nicotera e Tropea, con anche iniziative singolari come la costruzione di una scuola per zingari, prima in Italia.

Nel suo testamento spirituale ricordava il periodo lametino specificando che «non ho cose materiali da lasciare: non beni immobili, mai posseduti in proprio, e nemmeno quelli mobili. Da quando lasciai la diletta Diocesi di Nicastro per il Brasile non ho più neanche i miei non molti libri. Potrei dire con S. Francesco di Sales che “gli addii sono già dati alle cose di questo mondo”».

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