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Ultima celebrazione in Cattedrale, prima di prendere servizio a Nicosia, per il vescovo uscente Giuseppe Schillaci foto

Ora davanti un giugno di festività patronali senza “titolare” prima che Serafino Parisi prenda servizio a partire dal 9 luglio, ovvero 3 anni dopo il predecessore.

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    Ultima celebrazione in Cattedrale, prima di prendere servizio a Nicosia, per il vescovo uscente Giuseppe Schillaci, con ora davanti un giugno di festività patronali senza “titolare” prima che Serafino Parisi prenda servizio a partire dal 9 luglio, ovvero 3 anni dopo il predecessore.

    Nella chiesa su Corso Numistrano autorità civili e forze dell’ordine a presenziare insieme a tanti fedeli, con schermi allestiti sia dentro che fuori il luogo di culto per favorire una migliore condivisione della celebrazione.

    Giuseppe Angotti, delegato ad omnia, nel discorso di commiato ricorda l’ingresso in diocesi del pastore siciliano, rimarcando come «sono stati anni, quelli del suo servizio episcopale in mezzo a noi, non sicuramente facili perché anzitutto oggettivamente, e indipendentemente dalla volontà di ciascuno, non hanno permesso a nessuno di poter fare quello che avremmo voluto realizzare: tutti abbiamo dovuto reinventarci pastoralmente per continuare a custodire la fede dei nostri fratelli rimanendo però dentro la storia segnata dalla tragica pandemia da Coronavirus. Inoltre a lei il Signore a un certo punto ha chiesto altro: l’offerta della sua sofferenza personale per la nostra vita, si, proprio come il buon pastore».

    Secondo Angotti «senza rendersene conto, con il suo esempio e la sua testimonianza di vita ci ha ricordato come la missione della Chiesa non sempre si realizza secondo le nostre intuizioni o strategie pastorali che magari rischiano pure di potersi accontentare solo o principalmente di risultati roboanti ed esteriori, ma anche, e molto più coerentemente con la volontà di Dio, con quella misteriosa iniziativa (efficacemente pastorale) del proprio dolore offerto che alimenta l’economia sommersa della grazia».

    Prima di donare a Schillaci un’icona e una croce pettorale con sopra incisi i volti dei Santi Pietro e Paolo, Angotti ha concluso reputando che «non si è trattato di una parentesi ma di un tempo vivo, utile e significativo: a noi ora l’arduo compito di saperne fare tesoro senza disperdere quei semi di bene e di speranza che il buon Dio tramite il suo servizio episcopale ha voluto piantare in mezzo a noi e per il bene della nostra amata Chiesa lametina. E’ una promessa che sentiamo di farle mentre continuiamo ad impegnarci a costruire il Regno di Dio dentro la città dell’uomo che vive a Lamezia da qui in avanti guidati dal Vescovo Serafino. E ci scusi, anche, per ogni singola sofferenza che abbiamo potuto in qualche modo arrecarle: la chiesa è una grande esperienza di povertà diceva il grande don Dossetti e noi ne siamo consapevoli».

    Generico maggio 2022

    «Insieme a Maria, anche io questa sera elevo al Signore il mio Magnificat. Il mio desiderio è quello di custodire nel mio cuore gli incontri, gli eventi e soprattutto le tantissime persone che in questi tre anni brevi, intensi e profondi hanno segnato in modo indelebile la mia vita. Sono stato ordinato Vescovo a Lamezia Terme, il 6 luglio 2019: qui sono nato come Vescovo. Conservo tutto questo nel mio cuore. È un regalo che il Signore ha voluto farmi, senza nessun merito. Rendo grazie al Signore per quello che Lui ha voluto operare, per quello che Lui ha voluto donarmi attraverso l’affetto e la benevolenza di ciascuno di voi. Un pensiero a quanti non sono qui, a quanti sono nella sofferenza e nella solitudine, agli invisibili: sono loro che ci restituiscono il Vangelo». Così monsignor Giuseppe Schillaci, amministratore apostolico della Diocesi di Lamezia Terme, nella celebrazione eucaristica di ringraziamento al Signore per il suo ministero episcopale nella comunità lametina, a pochi giorni dal suo insediamento come vescovo della Chiesa di Nicosia, il prossimo 11 giugno.

    «Guardiamo a Maria, la Credente, che si è consegnata pienamente al Signore e si è affidata a Lui perché in Dio ha capito sé stessa – ha proseguito Schillaci – Anche quando non ha compreso tutto, perché a noi uomini non sempre è dato comprendere tutto. Proviamo a cambiare prospettiva: non siamo noi i protagonisti, capaci di muovere e smuovere tutto, ma è Dio che prende l’iniziativa. Lasciamo a Dio il primato. L’uomo spesso si lascia prendere da pensieri tristi, non sempre è capace di sperare nell’altro, soprattutto quando vede nell’altro un rivale, una minaccia. Pensiamo alla guerra assurda che si sta consumando nel cuore dell’Europa, pensiamo alle guerre dentro di noi. Dio non dispera mai di nessuno, Dio è capace di rischiare, di scommettere, di coinvolgersi».

    Dal presule, il monito per «una Chiesa in uscita, come ci esorta Papa Francesco, una Chiesa che viva la comunione, la partecipazione, la missione. A questa Chiesa di Lamezia, a conclusione del mio cammino insieme a voi, dico: camminiamo insieme! La Chiesa in uscita non è una Chiesa preoccupata di sé stessa, sulla difensiva, ma una Chiesa che va incontro generosamente a tutti, con un abbraccio, come ci ricordava monsignor Serafino Parisi nel suo primo messaggio alla nostra Chiesa diocesana. Mettiamoci in piedi, andiamo con fiducia e coraggio a portare la Buona Notizia del Vangelo. Camminiamo insieme nella fede, nella carità, nella gioia. Guardiamo a Maria e torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza. Prendiamo l’iniziativa come comunità evangelica e andiamo incontro a tutti, soprattutto agli esclusi. Tenerezza e affetto non sono virtù dei deboli ma dei forti, di quelli che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. A Maria affidiamo la nostra Chiesa di Lamezia e il nuovo pastore, monsignor Serafino Parisi, al quale auguriamo fede retta, speranza certa, carità operosa al servizio della nostra gente di Lamezia Terme e della Calabria».

    La concelebrazione eucaristica, animata dal coro della Cattedrale con i coristi della diocesi diretti dal maestro Attilio Lorenti, ha visto la partecipazione dell’arcivescovo di Catanzaro – Squillace monsignor Claudio Maniago e di numerosi sacerdoti da tutta la Diocesi.

    Dal letto dell’ospedale dove si trova da domenica scorsa per un incidente domestico, il vescovo emerito monsignor Vincenzo Rimedio ha raggiunto monsignor Schillaci con un videomessaggio, parlando di «un momento inaspettato per me e per tanti lametini. Monsignor Schillaci ha fatto avvertire nella diocesi lametina un sussulto di spiritualità, sin dalla sua ordinazione episcopale il 6 luglio 2019». Il vescovo emerito ha parlato del suo successore come di «un uomo spirituale, animato dal senso dell’umano e del trascendente, capace di dare a quanti l’hanno seguito a Lamezia – sono stati un buon numero – e a quanti lo seguiranno nella Diocesi di Nicosia e in Sicilia, orizzonti di senso. Di noi due vescovi qualcuno ha messo in risalto: questi due vescovi si vogliono bene. È stato così e sarà così». In un telegramma, anche l’arcivescovo emerito monsignor Mario Milano ha salutato il vescovo Schillaci parlando di «anni che hanno lasciato un segno indelebile nella comunità lametina».

    Presenti alla celebrazione i rappresentanti delle associazioni ecclesiali di volontariato, la deputazione lametina, il sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro insieme alla giunta comunale. «In Monsignor Schillaci la nostra comunità ha scoperto la forza rivoluzionaria di un sorriso e la forza educativa delle parole» ha detto il sindaco Mascaro a nome di tutti i sindaci della Diocesi ricordando l’ordinazione episcopale di monsignor Schillaci il 6 luglio 2019, «da allora sono trascorsi anni difficili, anni difficili per la comunità e anni difficili per lei. Questa comunità, in questi anni, ha avuto la fortuna di incontrarla e di avere in lei un punto di riferimento. Lei ci ha mostrato la forza rivoluzionaria dell’ascolto». Saluto al vescovo anche da parte dei rappresentanti della società “Lamezia Europa”.

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