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CRONACA

Moria di cefali nel canale di scolo dell'area industriale, ipotesi inquinamento ma anche effetto a catena

Pesci che solitamente vivono in mare e alle foci dei fiumi, che a volte risalgono per nascondersi dai predatori, stazionando anche in ambienti non puliti come porti o canali di scolo denotando una certa resistenza ai fattori esterni

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Sabato 21 Luglio 2018 - 11:50

Continua a generare interrogativi la denuncia partita online del grosso quantitativo di cefali morti trovati nel canale di scolo che dall'area industriale lametina termina la propria corsa nel mare del golfo di Sant'Eufemia.
I cefali son pesci che solitamente vivono in mare e alle foci dei fiumi, che a volte risalgono per nascondersi dai predatori, stazionando anche in ambienti non puliti come porti o canali di scolo denotando una certa resistenza ai fattori esterni. Proprio questo aspetto ha alzato la preoccupazione, specie in chi frequenta la costa lametina con l'hobby della pesca e raramente ha visto una moria di tale portata.
Tra le prime ipotesi avanzate proprio da alcuni pescatori esiste sia quella di un forte sbalzo di salinità, opzione cui però credono in pochi, mentre maggiore è il timore di elementi chimici finiti in acqua non escludendo possano derivare sia dallo scarico abusivo che dall'essere arrivati nello scolo dopo essere stati filtrati dai terreni (alcuni prodotti sono usati anche in campo agricolo).
Ciò che ha modificato la situazione è risultato comunque letale per i pesci, che in questo periodo possono stazionare nello scolo risalendo dopo le mareggiate dei giorni scorsi per nascondersi dai predatori, ed una conseguenza successiva potrebbe essere anche l'arrivo di altri esemplari (come i pesce serra) con nuova moria possibile.
In ogni caso dopo la denuncia online e sugli organi di stampa, e le polemiche politiche che già serpeggiano sui social, la palla passa alle autorità competenti: sul sito del Comune, come previsto per legge, sono pubblicati i risultati analitici effettuati dal "laboratorio Agrolab" sulle acque reflue trattate dall'impianto Depurativo Consortile sito nell'Area Industriale Papa Benedetto XVI di Lamezia Terme dal 2012 a maggio 2018, ed in caso di eventuali irregolarità tutto sarebbe dovuto essere già stato comunicato.
Gi.Ga.




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