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INPROVINCIA

L’emigrazione falernese negli U.S.A. raccontata da Francesco Gallo

La presentazione, promossa dal Circolo culturale Lo Scarabeo, è programmata per domani alle 18 

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Giovedì 09 Agosto 2018 - 14:23

L’estate falernese si colora di cultura e di storia, con la presentazione del volume di Francesco Gallo, intitolato “Emigrazione negli U.S.A. da Falerna dal 1881 al 1924”. Opera che, come afferma l’autore, «onora il coraggio e i sacrifici che fecero i 770 falernesi che emigrarono negli USA durante il periodo del “Grande esodo”». Gallo, attento studioso dei temi legati alle migrazioni, esercita la professione di medico e di psichiatra a Padova: la conoscenza dell’argomento deriva non solo da approfondite ricerche ma, soprattutto, dall’esperienza personale, avendo vissuto per circa tre lustri a New York. Gallo è, inoltre, l’ideatore del sito web “Laghitani nel mondo”: attraverso la raccolta e la condivisione di informazioni e pubblicazioni, il portale mette in relazione migliaia di emigrati, sparsi per il pianeta ma originari di Lago, località in provincia di Cosenza.

La presentazione, promossa dal Circolo culturale “Lo Scarabeo”, è programmata per domani alle 18 presso la sede del sodalizio in via Roma, 90 a Falerna Centro. Ad introdurre la trattazione, di profondo interesse, saranno Carole Davies in rappresentanza dell’autorevole aggregazione e lo storico Armido Cario.
Com’è scritto nella nota del Circolo, si tratta di «un’opera di rilievo, dedicata alla storia della comunità falernese. Con scrupolo e sensibilità, l’autore ha ricostruito le vicende e le dinamiche migratorie dei nostri concittadini verso gli Stati Uniti d’America, nella finestra temporale che va dal 1881 al 1924. Dietro alle centinaia di nominativi e di carte d’imbarco, vi sono le storie e le ragioni di centinaia di calabresi che, a cavallo dei due secoli, hanno affrontato le durezze della migrazione transatlantica. Il libro, infine, apre una finestra sulla Falerna di ieri e di oggi, evidenziandone peculiarità e potenzialità, contraddizioni e speranze. I paralleli tra passato e presente sono inevitabili ed evidenti. Apprezzabile, infine, la volontà dell’autore di rendere universalmente fruibile ed accessibile l’opera, condividendola e diffondendola attraverso il democratico canale di internet».
Il testo si compone di tre parti: una traccia il profilo di Falerna dal punto di vista geografico, storico, religioso e culturale; la seconda è dedicata, nello specifico, agli emigrati ed alle loro famiglie, alla loro integrazione nei luoghi di destinazione; l’ultima approfondisce la realtà e le tradizioni del territorio, attraverso l’analisi del dialetto, delle presenze religiose e del tessuto associazionistico, delle tradizioni e degli antichi mestieri. Il volume è, inoltre, ricco di illustrazioni e tavole di corredo al testo, nonché di elenchi e di indici alfabetici che facilitano il riconoscimento degli emigrati da parte dei discendenti i quali, in tal modo, «possono conoscere la storia dei loro avi ed esserne orgogliosi». Notevole lo studio delle motivazioni che spinsero all’emigrazione.
Secondo Gallo, «stanchi di farsi sfruttare dai proprietari terrieri, i braccianti abbandonarono i campi per emigrare. Così l’emigrazione rappresentò una protesta silenziosa, molto più efficace del brigantaggio e degli scioperi. La maggioranza trovò un lavoro remunerativo e stabile e così fece arrivare negli Stati Uniti le famiglie e i figli che frequentarono le scuole locali, imparando bene la lingua inglese, diplomandosi e trovando impieghi in ufficio. Le loro rimesse diedero la possibilità alle famiglie di riscattarsi socialmente, acquistando dei terreni agricoli, di alimentarsi, curarsi e vestirsi meglio. Molti realizzarono il loro sogno di offrire ai figli un migliore tenore di vita. Oggi, la seconda e la terza generazione di questi pionieri giunge spesso in Calabria per godersi lo stesso mare, gli stessi alimenti, la stessa acqua ed aria dei loro nonni. Infatti, d’estate o in altre festività, Falerna si arricchisce della loro presenza. Si dà il benvenuto ai figli e ai nipoti degli emigranti falernesi di un secolo fa, e così si facilita l’aggregazione calabro–americana».




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