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CRONACA

Operazione Reventinum, date degli omicidi Aiello, Pagliuso e Mezzatesta scelte in ricordo delle vittime da vendicare

Ipotesi degli inquirenti nel ricostruire i fenomeni delittuosi tra le due famiglie che si contendevano il Reventino

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Venerdì 11 Gennaio 2019 - 15:0

Non solo estorsioni (dirette o pretendendo di partecipare ai lavori, facendo da guardiani ai cantieri), ma anche intimidazioni (a privati, ma anche una bomba fatta esplodere davanti alla stazione dei carabinieri a Decollatura nel 2002), affari di droga ed armi vengono imputati alla famiglia Scalise e sodali nelle pagine che hanno portato ai 12 fermi relativi alle cosche attive nel Reventino. 
Affari illeciti che poi son divenuti però anche omicidi, con gli inquirenti a rimarcare come «non appare un fuor d’opera sottolineare il rispetto – da parte della cosca Scalise - della ritualità adottata dalle famiglie di ‘ndrangheta anche nel porre in essere fatti di sangue; difatti, nelle date di alcuni degli omicidi sotto elencati ricorrevano le celebrazioni di taluni santi, i cui nomi risultavano essere i medesimi delle vittime da ‘vendicare’: 21.12.2014, data dell’omicidio di Aiello Luigi, ritenuto essere uno dei partecipi dell’omicidio di Scalise Daniele, nonché formalmente indagato per tale reato (Beato Daniele dell’Annunziata – in riferimento a Scalise Daniele); 09.08.2016, data dell’omicidio di Pagliuso Francesco (Beato Giovanni della Verna, Beato Giovanni Guarna da Salerno e Beato Francesco Jagerstatter – in riferimento a Vescio Giovanni e Iannazzo Francesco), 24.06.2017 omicidio Mezzatesta Gregorio (San Giovanni Battista - in riferimento a Vescio Giovanni)».
Nel rendicontare 10 anni di beghe tra i Mezzatesta e gli Scalise, con intimidazioni, appalti pubblici ottenuti per indebolire l'opposta fazione (come la vendita di alcuni mezzi al Comune di Decollatura, o i lavori della strada Medio Savuto), si arriva ai primi omicidi ma anche al ruolo dell'avvocato Francesco Pagliuso, accusato dagli Scalise prima di non aver difeso a dovere il proprio fronte (venendo allo scopo condotto bendato in un bosco ed intimidito davanti ad una fossa, avendo in precedenza rifiutato di incontrare il latitante Daniele Scalise all'interno dello studio di un altro avvocato lametino, Larussa) e poi di aver coperto la latitanza di Domenico Mezzatesta (che si consegnerà proprio nello studio lametino del legale nel 2014), con il penalista poi a riuscire nell'iter legale a diminuire la pena inflitta a padre e figlio per l'omicidio effettuato nel bar di Decollatura. Attività professionale che però costerà a Pagliuso l'essere iscritto nella “lista nera” degli Scalise, concretizzatasi poi con l'omicidio avvenuto all'ingresso di casa.
g.g.




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