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CRONACA

«Sta squadra che ha lavorato per questa cosa che ha già trovato lui, sono molto bravi e secondo te se hanno preso a lui e sta là, questi non prendono i mandanti!?»

I 12 arresti dell'operazione Reventinum hanno colpito entrambi gli schieramenti, arrivando fino in Piemonte e rispondendo anche alle preoccupazioni lato Mezzatesta del rischio di eventuali ulteriori omicidi.

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Sabato 12 Gennaio 2019 - 8:0

L'arresto di Marco Gallo, accusato dell'omicidio di Francesco Pagliuso, aveva messo in guardia gli affiliati agli Scalise, che di contro avevano già messo in campo contromosse alle attività di indagine delle forze dell'ordine palesando interesse sia per le notizie riportate dai giornali che per le tecniche di intercettazione. 
Nei documenti dell'operazione Reventinum si specifica che «ipotizzava che “loro” come “cosca” avrebbero avuto ripercussioni giudiziarie e che Gallo Marco avrebbe potuto fare ben poco attesa la sua condizione di detenzione ed una posizione giudiziaria a cui si sarebbe solo potuto rassegnare, facendosene pertanto una ragione in quanto era stato sfortunato. Oltretutto, a riprova dell’operatività della cosca nonché della capacità di tutelare la stessa, i tre conversanti (Bruno, Mingoia Salvatore Domenico e Scalise Luciano) affermavano di essersi procurati una strumentazione atta al rilevamento di eventuali microspie, il cui costo era stato di 800 euro circa. La veridicità del narrato, circa il possesso della strumentazione in disamina, veniva peraltro testimoniato da una relazione di servizio del 17.01.2018 redatta dal personale del N.O.R. CC. di Soveria Mannelli (All. nr. 85), nella quale veniva riferito di aver trovato la citata strumentazione nella disponibilità di Scalise Luciano. A riprova di quanto narrato da Scalise Luciano ai suoi interlocutori, si evidenzia che effettivamente dall’attività tecnica intercettiva ambientale attivata presso la sua abitazione, lo stesso, insospettitosi di una perquisizione compiuta presso la propria abitazione dalla p.g., rinveniva e distruggeva le microspie installate».
Sull'altro fronte Roperti Giuliano, nel conversare con il cugino Mezzatesta Giovanni, cl. 76, relativamente all’arresto di Gallo, affermava che nonostante quest’ultimo fosse stato arrestato vi erano altri soggetti ancora da arrestare tra gli Scalise («ma anche se hanno arrestato a questo, te l'ho detto ci sono sempre cinquanta come lui o no?..dietro, capito?»), ma nello scambio di vedute tra cugini anche tutta le serie di intimidazioni concluse poi con il doppio omicidio nel Bar del Reventino vengono commentate, valutando anche il modus operandi di Domenico Mezzatesta («comunque santo non c'è stato comunque e poi ha messo nella merda a tutti e poi ha fatto un lavoro di merda proprio, perchè c'erano tanti sistemi per farlo anche..») immortalato in un video salvato sul computer.
Da par suo la compagna del capofamiglia Mezzatesta, Tutuianu Ionela, sottolineava a Roperti il clima di sottomissione agli Scalise che si viveva in paese («Che pure a Decollatura, non parla la gente, ma sono stati sotto minacce, sotto paura, e lasciamo perdere. Si spaventano pure a parlare, per questi qua»). Entrambi gli schieramenti però sembrano concordi su una cosa, ovvero dall'essere preoccupati che a condurre le indagini fosse Nicola Gratteri. «Qui c'è Gratteri, questo non è che scherza Gratteri, Gratteri è un magistrato serio», ammette Giovanni Mezzatesta a Ionela Tutuianu, «Noo qua ti sto dicendo che c'è un magistrato serio, questo questo, con questo non si scherza...questo se l'arresta, dentro buttano la chiave zia Ionè...esce pulito, a questo buttano la chiave ..».
«Sta squadra che ha lavorato per questa cosa che ha già trovato lui, sono molto bravi e secondo te se hanno preso a lui e sta là, questi non prendono i mandanti!?» si chiedeva la Tutuianu in merito all'arresto di Gallo per l'omicidio Pagliuso, «loro si sono "scialati" che hanno fatto pure schifo pure dentro la famiglia sua... si sono "scialati" e mò pagano che me ne frega...aah, tanto...».
I 12 arresti hanno però alla fine colpito entrambi gli schieramenti, arrivando fino in Piemonte e rispondendo anche alle preoccupazioni lato Mezzatesta del rischio di eventuali ulteriori omicidi.
Gi.Ga.




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