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CRONACA

«Francesco Pagliuso è stato ucciso, per quanto ne sappiamo, perché si voleva incidere sulla sua libera scelta di esercitare il ruolo di avvocato»

Ci sarà anche l'Organismo congressuale forense tra le parti civili costituite nel processo sull'omicidio dell'avvocato lametino

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Sabato 13 Aprile 2019 - 12:30

Di GIANLUCA GAMBARDELLA
Ci sarà anche l'Organismo congressuale forense tra le parti civili costituite nel processo sull'omicidio dell'avvocato Francesco Pagliuso, ma l'incontro sugli “Avvocati in pericolo, dalla Turchia al mondo intero” nella biblioteca del Palazzo di giustizia di Lamezia Terme ha avuto come filo rosso quello del ruolo e della percezione che la figura dell'avvocato ha oggi in Italia e nel resto del mondo.
Antonello Bevilacqua, presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Lamezia Terme e consigliere Ocf, rimarca come «prendendo spunto dalla cronaca internazionale, arriviamo alle vicende locali poiché tra i 38 legali uccisi Lamezia ne conta purtroppo 2, Ciriaco e Pagliuso» e proprio questa mattina è stata firmata l'ufficialità che il 23 anche l'organismo nazionale sarà parte civile nel processo sull'omicidio Pagliuso.
«A livello nazionale, essendoci di mezzo la politica, l'ordine degli avvocati sta portando avanti una serrata interlocuzione con il Ministero», non nasconde Bevilacqua, mentre per il coordinatore nazionale Ocf, Giovanni Malinconico, «la vicenda dell'avvocato Pagliuso è emblematica, rappresenta il discorso in essere sul ruolo dell'avvocato, estrema garanzia del funzionamento di un sistema. Viviamo tempi in cui ci sono forti attacchi al settore e alla figura dell'avvocato, dobbiamo essere attenti alla deriva per cui l'avvocato viene visto in modo diverso a seconda di chi difende, distinguendo da chi è vestito di perbenismo da chi ha altro ruolo: Pagliuso è stato ucciso, per quanto ne sappiamo, perché si voleva incidere sulla sua libera scelta di esercitare il ruolo di avvocato. Ci siamo costituiti parte civile perché viene intaccata in questo modo parte dei valori costituzionali».
Secondo Malinconico «solo una giurisdizione efficiente permette di offrire le giuste garanzie, ma anche una sostenibilità della nostra professione», mentre il segretario nazionale Vincenzo Ciraolo parla dell'esperienza di Messina, sposando la diseguaglianza tra imputato e difensore, ma portando nel dibattito anche derive come quelle dello stalking citando il caso emerso proprio tra gli avvocati siciliani.
Tra consiglieri Ocf presenti Giovanni Stefani sottolinea come «tutti dobbiamo sentirci avvocati di Lamezia Terme, al di là dell'appartenenza, perché ogni giorno è in pericolo il diritto alla difesa. Per questo chiediamo maggiori tutele, ma anche una riorganizzazione del settore giustizia che passi dall'interlocuzione tra le parti interessate e non sui social o in televisione. Invece spesso ci sentiamo impotenti davanti alle istanze dei nostri assistiti» invocando «di non rimanere chiusi al proprio interno, da soli non possiamo andare da nessuna parte, perché anche l'avvocatura è una parte dello stato di diritto».
Rosanna Rovere arriva da Pordenone, palesando come i problemi non abbiano distinzione a seconda della posizione geografica: «il 24 gennaio di ogni anno celebriamo la libertà degli avvocati, quest'anno si è posta l'attenzione sulla Turchia ma purtroppo vediamo come non siano pochi gli avvocati italiani indagati o minacciati per aver svolto il proprio lavoro, ed in alcuni casi arriviamo anche a parlare di colleghi che hanno perso la vita. Accade al Sud come al Nord, nel mio territorio una collega è stata uccisa a martellate dall'ex marito dalla cliente che era stata affiancata nella causa di divorzio. Abbiamo problemi di riconoscimento nella opinione pubblica, di vederci corrisposti i corrispettivi dovuti dai clienti, ed avviene anche nel Nord Est».
Sull'aspetto economico torna anche Armando Rossi: «dietro un compenso adeguato c'è l'impegno di ogni avvocato a tutela degli interessi degli stessi clienti, ma da dicembre 2017 ancora non c'è l'effettiva applicazione di quanto previsto nella legge. A marzo l'abbiamo chiesto direttamente e nuovamente ai Ministri competenti, ora continueremo a portare avanti questa battaglia».
Cinzia Preti ammonisce che «anche l'avvocatura non è unita nel difendere i propri interessi, a riconquistare il ruolo dell'avvocato che troppo spesso viene lasciato solo ed indifeso».
In chiusura si guarda così a chi la toga l'ha iniziata ad indossare da poco, con il premio Carlo Mauro, assegnato a chi ha ottenuto il voto più alto all'esame di avvocato, consegnato a Francesco Estini, che riceve anche una borsa di studio.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Lameziainforma (@lameziainforma) in data: Apr 13, 2019 at 3:18 PDT

 




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