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CRONACA

Violazione della sorveglianza speciale, il Gup assolve Claudio Paola

Il Gup Sonni, dopo la camera di consiglio, ha quindi accolto in pieno quanto sostenuto dal difensore, assolvendo Paola “perché il fatto non sussiste”, e depositando contestualmente anche le motivazioni della sua decisione.

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Mercoledì 22 Maggio 2019 - 13:5

Si è svolto stamattina il processo nei confronti di Claudio Paola, difeso dall’avvocato Aldo Ferraro, cui veniva contestato di avere violato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, per essere stato fermato dai Carabinieri in compagnia di un pregiudicato. Oggi era in particolare prevista solo l’udienza preliminare in tale processo, ma il difensore dell’imputato, dopo avere prodotto dei documenti, ha chiesto di definire il procedimento con le forme del giudizio abbreviato. Il P.M. Cianfarini ha quindi chiesto la condanna del Paola ad 1 anno di reclusione, mentre l’avvocato Ferraro ha fatto rilevare, per un verso, che si è trattato di un unico controllo in compagnia di un pregiudicato laddove a costituire reato è solo l'associarsi "abitualmente a soggetti pregiudicati”, e, per altro verso, che quei documenti dimostrano che Paola era stato scarcerato dopo oltre 6 anni di reclusione, ragion per cui s’imponeva la rivalutazione della sua pericolosità sociale per potere applicare nei suoi confronti una misura di prevenzione disposta nel 2014, e ciò conformemente a quanto affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con una importante sentenza di giugno 2018. 
Ogni qualvolta la misura di prevenzione risulti infatti sospesa a causa dello stato di detenzione del prevenuto protrattosi per più anni, ha rilevato Ferraro, è necessario verificare nuovamente se siano rimaste immutate le condizioni che ne avevano giustificato l'applicazione e la pericolosità sociale del soggetto, ponendosi diversamente in contrasto, l’automaticità sostenuta dalla Procura di Lamezia, con la finalità rieducativa della pena fissata dall’art. 27 della Costituzione. 
Il Gup Sonni, dopo la camera di consiglio, ha quindi accolto in pieno quanto sostenuto dal difensore, assolvendo Paola “perché il fatto non sussiste”, e depositando contestualmente anche le motivazioni della sua decisione.




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