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CRONACA

«L'operazione della Guardia di Finanza a Lamezia Terme introduce il sospetto di una possibile evasione»

A sostenerlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che esprime «forte preoccupazione avvalorata dalla situazione sempre più difficile in troppe carceri italiane»

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Venerdì 15 Novembre 2019 - 15:40

«L'operazione della Guardia di Finanza a Lamezia Terme con il rinvenimento di un autentico arsenale di armi e vestiario della polizia penitenziaria introduce il sospetto, sul quale è necessario accelerare le indagini, che 'ndranghetisti stessero preparando l'evasione di capi clan e appartenenti agli stessi gruppi criminali calabresi». A sostenerlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che esprime «forte preoccupazione avvalorata dalla situazione sempre più difficile in troppe carceri italiane, comprese quelle dove sono rinchiusi i capi clan di mafia, camorra, 'ndrangheta sottoposti a 41 bis. Il continuo rinvenimento di telefonini e l'intercettamento di “pizzini” che escono dagli istituti penitenziari – dice il segretario sindacale - confermano i collegamenti costanti con gli uomini sui territori e quindi i piani di evasione non sono certamente una novità. Il riferimento è nello specifico ai casi di ricoveri presso strutture ospedaliere esterne o l'accompagnamento ad aule giudiziarie che diventano le occasioni preferite per organizzare evasioni magari servendosi di divise del personale penitenziario».

Di Giacomo aggiunge che «non abbiamo certo la “palla magica” e tanto meno intendiamo sostituirci agli organi inquirenti ma la nostra lettura della realtà del sistema penitenziario del nostro Paese si è rivelata da anni sempre veritiera. Come veritiera è la condizione della gran parte dei detenuti “deboli” che non possono godere degli apporti dei clan e per i quali ogni azione finalizzata alla reintegrazione sociale perde valore e risultati. La teoria buonista di redimere ad ogni costo persino gli ergastolani sino ad ipotizzare il superamento del carcere ostativo – conclude Di Giacomo – produce questa situazione mentre si infittiscono i segnali, come quello che viene da Lamezia Terme, per i tentativi di imporre da parte dei clan il controllo delle carceri».
 




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