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POLITICA

Domani gazebo della Lega sull'isola pedonale per chiedere una firma contro il Meccanismo Europeo di Stabilità

Dopo aver saltato le elezioni comunali lametine per volere dei vertici nazionali, e non aver ancora chiuso il cerchio in ambito regionale per la tornata del 26 gennaio, la Lega di Salvini chiede ai lametini domani di firmare l’opposizione che l’ex Ministro dell’Interno

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Venerdì 06 Dicembre 2019 - 12:45

Dopo aver saltato le elezioni comunali lametine per volere dei vertici nazionali, e non aver ancora chiuso il cerchio in ambito regionale per la tornata del 26 gennaio, la Lega di Salvini chiede ai lametini domani di firmare l’opposizione che l’ex Ministro dell’Interno, passato all’opposizione dopo le vicende nazionali post estive, vuole portare avanti verso il Meccanismo Europeo di Stabilità. 
Domani dalle 17 alle 19 ci sarà un gazebo sull’isola pedonale, mentre si potrà firmare anche online all'indirizzo www.legaonline.it/stopmes, fermo restando che i voti validi saranno quelli dei parlamentari eletti e non degli elettori.
Per Antonio D’Alessi, responsabile Accademia Federale Lega-Calabria, «il MES va bloccato, il fondo salva Stati svolge funzioni che potrebbero essere assolte in modo assai più efficace dalla Banca Centrale Europea. Beffa confezionata da Bruxelles ai danni del nostro Paese, chiamato a contribuire per un fondo che non potrà mai utilizzare secondo il Giornale. Notiamo come l'Italia, terzo contribuente del Meccanismo Europeo di Stabilità dietro a Germania e Francia, abbia già versato al fondo salva Stati l’ingente somma di 14,3 miliardi di euro. Ma forse non tutti sono a conoscenza che il nostro Paese ha sottoscritto il versamento di altri 125,4 miliardi. Soldi dunque destinati ad andare a Bruxelles ma senza beneficio per l’Italia. Altri sono gli Stati membri dell’eurozona che devono contribuire con ingenti quantità di denaro pubblico senza averne beneficio, perché gli stati come l’Italia che hanno un debito pubblico molto alto non potranno fare richiesta al MES se non prima di una ristrutturazione del debito». Vincoli da rispettare e rigore che l’Italia contesta, non rispettandoli già ora.




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