«Bisogna indietreggiare davanti a parole egoistiche, facciamo uscire il meglio dalla città di Lamezia Terme»

Il tema centrale degli auguri del vescovo della diocesi di Lamezia Terme è “Esseri presenti”, ma Giuseppe Schillaci opta per non leggere il messaggio preparto ma andare “a braccio”.

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    Il tema centrale degli auguri del vescovo della diocesi di Lamezia Terme è “Esseri presenti”, ma Giuseppe Schillaci opta per non leggere il messaggio preparto ma andare “a braccio”.
    L’apertura del messaggio natalizio è dedicata ai primi 6 mesi di mandato «in cui ho incontrato tantissime persone, spero di incontrarne ancora molte, e di questo ringrazio il Signore. In queste vacanze abbiamo avuto la grande gioia di ospitare in Cattedrale il concerto dei giovani alunni della scuola cattolica, una speranza per il futuro».
    Schillaci invita «ad indietreggiare davanti a parole egoistiche, facciamo uscire il meglio dalla città di Lamezia Terme» illustrando il Natale come «occasione di abbattere muri, abbandonare certe formalità e puntare all’essenziale e la sobrietà. L’appello va ai singoli cittadini ma anche alle istituzioni, che sanno bene di dover fare quadrare i conti. L’arrivo del bambin Gesù è voler ricusare le tentazioni» citando la mostra di presepi dentro l’istituto comprensivo di Sant’Eufemia «che rappresenta le visioni di bambini di varie nazionalità. C’è la versione del bambino cinese, quella del musulmano, prospettive di chi ha una fede o visione diversa ma che dobbiamo accogliere».
    Il vescovo elogia così il contesto locale «perché ha piccole o grandi bellezze che devono essere condivise», ricordando come «nel Natale si celebra l’arrivo di un bambino indifeso che ci invita ad amare. Ognuno di noi può compiere un mandato missionario senza andare fuori confine, ma avendo capacità di attrarre».
    Contro una «retorica sdolcinata delle parole, un buio astratto in cui si ci arena» e in favore di «una maggiore concretezza» si schiera il vescovo, «la vita di ognuno di noi è fatta di disagio e sofferenza, parecchi sono i casi che ho ascoltato in questi mesi, ma ciascuno deve essere capace di guardare tanto dentro che fuori. Le risorse del territorio sono le comunità che le abitano, ma se si dimostrano accoglienti, pensando ai più fragili e più deboli senza abbandonarsi all’indifferenza».
    Gi.Ga. 

     

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