Quantcast

Denominazione Comunale di Origine proposta dal Nuovo Cdu all’amministrazione comunale lametina

«L’istituzione del registro De.C.O; la stesura di un regolamento apposito che preveda anche tutte le iniziative che possono essere meritevoli di questa denominazione; la formazione di una commissione esaminatrice che possa valutare l’iscrizione al registro».

Più informazioni su


    Il Nuovo CDU lametino propone all’assessore alle attività produttive e all’agricoltura di «istituire il registro per la Denominazione Comunale di Origine (De.C.O). Un marchio, rilasciato dal Comune alle aziende che rispettano l’idoneo disciplinare, che potrebbe dare un’ulteriore spinta alla promozione del territorio e dei prodotti tipici lametini», ma dal mero significato simbolico e non legale, aggiungendo che «la registrazione De.C.O. prevede anche un logo di riconoscimento da poter apporre al prodotto o all’iniziativa. Questo logo non potrà essere un marchio di qualità, ma sarà come la carta di identità di un prodotto o una produzione legata al luogo storico di origine».
    I passaggi sollecitati dal coordinatore cittadino e  dal presidente cittadino del Nuovo Cdu, Giancarlo e Giuseppe Muraca, sono così: «l’istituzione del registro De.C.O; la stesura di un regolamento apposito che preveda anche tutte le iniziative che possono essere meritevoli di questa denominazione; la formazione di una commissione esaminatrice che possa valutare l’iscrizione al registro».
    Si richiama il Tuel e lo statuto comunale «che tra i propri fini istituzionali ha anche, in particolare, “l’assunzione di adeguate iniziative dirette a sostenere ogni forma d’intervento culturale a sostegno del patrimonio di tradizioni, cognizioni ed esperienze relative alle attività agro-alimentari riferite a quei prodotti, loro confezioni, sagre e manifestazioni che, per la loro tipicità locale, sono motivo di particolare interesse pubblico e, come tali, meritevoli di valorizzazione».
    Altra proposta è quella di «dare agevolazioni fiscali agli agricoltori, facilitare la commercializzazione e dare la possibilità della vendita diretta agli stessi produttori, incentivare la scuola agraria (sia scuola superiore che l’università) ad esempio con mezzi di trasporto più idonei, ma avere anche collegamenti con la fondazione Terina e con i mercati generali», andando così anche in ambiti sovracomunali.
     

    Più informazioni su