Quantcast

«Non è una questione di seggio fine a se stesso, ma che ci venga garantito che ci sia stata una corretta tornata elettorale»

Per D'Ippolito «questo consiglio comunale non è legittimato da un punto di vista formale», invitando tutti i consiglieri comunali «a sostenere le nostre ragioni, chi non si costituirà avanzerà dubbi sul proprio mandato» perché «i presidenti e gli scrutatori si sono dimostrati non all'altezza»

Più informazioni su


    Di GIANLUCA GAMBARDELLA
    Percorre la strada del ricorso al Tar il Movimento 5 Stelle, rimasto fuori dal consiglio comunale anche dopo le elezioni del 10 novembre, chiedendo ai giudici amministrativi di Catanzaro di rimettere in discussione il ritorno dopo i 2 anni di commissariamento di un nuovo civico consesso insediatosi a dicembre, dopo aver sostanzialmente disertato i controlli in Tribunale ed aver solo nel finale contestato i dati emersi dalle ricostruzioni giornalistiche.
    «Stiamo cercando di capire cosa sia successo in 39 sezioni, e per capirlo ci stiamo rivolgendo ad un giudice terzo dopo il verbale di 35 pagine da parte del presidente della commissione elettorale», dichiara l’ex candidato Silvio Zizza, chiarendo che «non è una questione di seggio fine a se stesso, ma che ci venga garantito che ci sia stata una corretta tornata elettorale».
    Le accuse di bloccare la città (un nuovo commissariamento non comporterebbe elezioni nel breve) vengono respinte perché «abbiamo accettato un verdetto, ma vorremo avere un messaggio di legalità da qui a qualche mese in modo chiaro», spiega Zizza, «perché è stato un ricorso che avrebbe potuto fare qualsiasi cittadino».
    Per il parlamentare pentastellato Giuseppe D’Ippolito «il ricorso sarebbe arrivato anche in caso di nostro ingresso in consiglio comunale», tornando a sottolineare l’alta percentuale di astensionismo, specie al ballottaggio «che avrebbe dovuto portare tutti i consiglieri comunali ad avanzare gli stessi nostri sospetti». Per D’Ippolito «nulla esclude che anche nelle altre 40 sezioni non si siano verificate le stesse incongruenze», anche se la commissione elettorale di cui si cita il verbale non avanza tale dubbi. Per l’ex candidato a sindaco nel 2015 «questo consiglio comunale non è legittimato da un punto di vista formale», invitando tutti i consiglieri comunali «a sostenere le nostre ragioni, chi non si costituirà avanzerà dubbi sul proprio mandato, compresa la giunta» perché «i presidenti e gli scrutatori si sono dimostrati non all’altezza» sponsorizzando una propria proposta parlamentare che chiede di rivedere gli albi appositi.
    D’Ippolito sul caso specifico 2019 spiega che, rispetto alle precedenti tornate amministrative, «va ringraziato il giudice De Nino per la grande scrupolosità, mentre in passato si risolveva il tutto con generiche annotazioni nei verbali di poche pagine».
    Il legale Liparoti avvalora la tesi pentastellata sostenendo che «le irregolarità non si fermano a semplici correzioni o discrasie, ma totali di preferenze a singoli candidati uomini che supero quelli delle liste, o ricalcoli sui voti del sindaco che differivano, ma anche il numero di schede vidimate e poi effettivamente scrutinate», contestando che si siano usati i verbali e non il riconteggio delle schede, opzione che potrà fare il solo Tar, e che in 2 sezioni (10 e 61) «i verbali non erano presenti nei plichi».
    La richiesta principale è quella «di far tornare a votare la città di Lamezia Terme», spiega il legale, quindi solo in subordine le altre opzioni come il riconteggio delle schede o il rivotare solo nelle sezioni incriminate. Altra strada sarà quella dell’esposto con possibili risvolti nel penale, su cui dovrà rispondere la Procura.
    Condanna il dissenso online verso il ricorso il consigliere comunale Rosario Piccioni, distinguendo che «tutti devono essere a favore della chiarezza e legalità, diversa sarà la posizione sull’esito», chiedendo di approfondire anche il tema dei presidenti di seggio nominati dalla Corte di Appello, «con fino ad anche 30 che hanno rinunciato poco prima della costituzione del seggio, con nomine arrivate all’ultimo minuto direttamente dalla commissione elettorale comunale. Anche qui vanno chiariti modi e tempi, per evitare dubbi sulle ingerenze politiche».
    A nome di Eugenio Guarascio, Antonio Cannone sottolinea come altro aspetto «la mancata attenzione dello Stato nella fase elettorale post scioglimento», chiedendo «a tutte le forze sane della città di non sottovalutare questo momento, anche alla luce della bassa percentuale al voto e del potere di certi ambienti che rimane in questa città».
    Le elezioni sotto la commissione straordinaria alla fine risultano più contestate di quelle precedenti con le rappresentanze politiche. Tra meno di 3 settimane si rivota, ma per le regionali, con nei seggi ancora elettori e cittadini lametini nel duplice ruolo la cui efficienza viene contestata al Tar.

    Più informazioni su