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Chiesa di San Francesco di Paola in piazza Italia chiusa da un anno, i cittadini protestano

«Pur volendo farsi carico degli oneri per il recupero e la ristrutturazione della Chiesa, non si può agire a causa della burocrazia che ne blocca l’esecuzione. Inutili e fuorvianti sono stati gli sforzi per cercare soluzioni tecnico-amministrative necessarie a consentire il ripristino dell’edificio».

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    Il comitato di quartiere dei residenti della zona di Sant’Eufemia lamenta che «da oltre un anno la Chiesa di San Francesco di Paola, in piazza Italia, a seguito di alcuni problemi strutturali, è stata dichiarata inagibile. Da allora la situazione resta immutata, e, benché sia volato via il nastro bianco e rosso all’ingresso dell’edificio, il portone resta inesorabilmente chiuso».
    Ad inizio 2019 non vi era stata comunicazione da parte del Comune per qualche aspetto burocratico emerso come non rispettato a pieno, ma un avviso affisso direttamente dal parroco Giuseppe Martinelli il quale comunicava che la chiesa di San Francesco di Paola in Piazza Italia «resterà chiusa fino a nuove disposizioni per problemi strutturali al soffitto», con tanto di nastro bianco e rosso dei vigili del fuoco a dare un senso di maggiore divieto di accesso alla struttura di culto che dipende dalla chiesa di San Giovanni Battista. 
    I cittadini temono che «la legittima aspettativa di vedersi restituire la Chiesa possa finire nel dimenticatoio e il luogo di culto e di accoglienza possa diventare un ulteriore esempio di degrado e abbandono», contestando come «pur volendo farsi carico degli oneri per il recupero e la ristrutturazione della Chiesa, non si può agire a causa della burocrazia che ne blocca l’esecuzione. Inutili e fuorvianti sono stati gli sforzi per cercare soluzioni tecnico-amministrative necessarie a consentire il ripristino dell’edificio».
    Si reputa che «per moltissimi cittadini la Chiesa e piazza Italia rappresentano il riferimento storico ed il punto di aggregazione di questo quartiere, che già vive i disagi tipici delle periferie, nell’incuria del bene comune e nel fenomeno della prostituzione. Eppure, questi luoghi rappresentano la città ed il sentire comune per i residenti, ma, anche l’impatto e il biglietto da visita, per l’ospite che arriva da fuori», chiedendo risposte agli amministratori e alla curia vescovile.

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