Il Tribunale per i diritti del malato Calabria ribadisce le criticità regionali sull’emergenza Covid-19

Si ripercorre gli atti amministrativi della Regione pubblicati per rimarcare come qualcosa sia andato non per il meglio, dati i ritardi burocratici

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    Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Calabria ripercorre gli atti amministrativi della Regione pubblicati in merito all’emergenza Covid-19 per rimarcare come qualcosa sia andato non per il meglio, dati i ritardi burocratici.

    «In particolare ci riferiamo al decreto dell’11 marzo per “Attivazione prioritaria per ogni Area di Riferimento della Regione Calabria (Nord, Centro, Sud) di strutture da dedicare alla gestione del paziente affetto da COVID”, al piano straordinario per l’assunzione di personale medico e sanitario non medico a tempo determinato che porta all’avviso del 12 marzo 2020 per il reclutamento di 300 medici specializzati e specializzandi e alla decisione di utilizzare le graduatorie degli idonei a scorrimento per l’assunzione di 270 infermieri e 200 Oss, biologi e tecnici di laboratorio», si spiega nella nota stampa, «infine il 18 marzo 2020 la Regione ha pubblicato l’avviso di manifestazione di interesse utilizzando lo strumento della “somma urgenza per l’approvvigionamento delle forniture mediche”».

    Alla presidente Santelli si lamenta «mancata o scarsa informazione dell’opinione pubblica sul decorso dell’epidemia e sulle azioni intraprese nella gestione dell’emergenza, fatto che genera insicurezza, paura, sospetto, non facendo altro che aumentare la tensione sociale», citando anche il pasticcio comunicativo dei dati della Regione che nel giro di 24 ore è tornato nuovamente nelle versioni divise tra Regione e singole aziende sanitarie.

    Altra lamentela è il «mancato o scarso incremento del numero dei posti letto di terapia intensiva, subintensiva e rianimazione. Dai decreti pubblicati che parlavano dell’incremento fino a 400 posti e la gestione di 1000 pazienti, fino al caso dei pazienti di Chiaravalle e agli annunci di posti letto sparsi in vari ospedali, non si è saputo nulla di preciso circa il numero e le strutture destinate ai malati Covid», anche perché, come ricordato nello stesso testo, senza macchinari e personale difficilmente si possono attivare posti letto.

    Le critiche passano poi anche agli aspetti gestionali degli ospedali: «mancata separazione ed indicazione chiara nelle strutture pubbliche tra strutture Covid 19 e non Covid, con difficoltà a separare degenze ordinarie e a creare percorsi atti a garantire la sicurezza della gestione infettiva; mancata redazione di un progetto d’emergenza teso a trasferire le attività ordinarie di medicina interna e discipline collegate da alcuni ospedali ad altri al fine di creare spazi e percorsi sicuri; mancato potenziamento di tutte le strutture pubbliche regionali necessarie a garantire l’attività di cura ordinaria e di gestione Covid 19 in merito a dotazioni tecnologiche specifiche sia Covid che non Covid, strumentali, presidi di protezione, rimessa in opera e manutenzione di macchinari già presenti nelle strutture pubbliche utili e non o scarsamente utilizzati (respiratori, macchine CPAP, ventilatori polmonari, strumenti di monitoraggio) dei Pronto Soccorso e della Rete 118».

    Inoltre si aggiunge «mancato e/o insufficiente approvvigionamento di presidi di protezione individuali, tamponi, apparecchiature utili per cura in pazienti contagiati e conseguente assenza di messa a disposizione, in favore dei medici, degli infermieri e degli addetti tutti ai servizi sanitari, della dotazione dei presidi di protezione (tute idonee, occhiali, cuffie o caschi, DPI, mascherine chirurgiche FFP2, FFP3); inesistenza di un piano operativo di tutela del personale sanitario in forza presso le strutture pubbliche e mancata adozione da parte dell’Unità di Crisi Covid 19 di direttive provenienti dagli uffici di Medicina del Lavoro e dell’Igiene pubblica al fine di proteggere sia il medico che il paziente; mancato uso massivo dei tamponi faringei e test rapidi per la rilevazione della positività nei cittadini e nel personale sanitario, che impedisce l’individuazione precoce, la cura tempestiva e il monitoraggio dei casi e contribuendo alla diffusione dell’infezione. Pensiamo in particolare agli operatori delle RSA e delle Case di Riposo, luoghi in cui bisogna operare in prevenzione onde evitare eventi drammatici come quello di Chiaravalle; mancata o scarsa effettuazione di tamponi a domicilio, drive through o comunque in spazi diversi dal Pronto soccorso, impedendo di fatto la formulazione di diagnosi precoce, ritardando l’accesso alle cure mediche e alle strutture sanitarie, allungando i tempi di degenza, aggravando le spese sanitarie e aumentando la mortalità; mancato aumento delle dotazioni strumentali e tecniche per i laboratori analisi e del personale dedicato allo screening dei tamponi per l’attivazione in tempi ragionevoli; lentezza nel reclutamento di personale sanitario, infermieri, OSS e specialisti in quiescenza a fronte degli strumenti eccezionali messi a disposizione dal Governo, anche dopo disponibilità manifestate pubblicamente e rispondendo agli avvisi».

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