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“No alle discariche. La Santelli revochi subito l’ordinanza”

Il presidente di Confagricoltura Calabria critico con la scelta di riaprire ed ampliare i siti esistenti

«La “gestione” dei rifiuti in Calabria è la plastica dimostrazione dell’assunto secondo cui in Italia “nulla è più stabile del provvisorio” e francamente questo è il momento per dire basta rispetto a logiche che, sino ad ora, hanno sempre e solo privilegiato la soluzione più semplice, quello di scavare o ampliare buche e infilarci dentro quella che altrove viene considerata, gestita e fatta fruttare come una vera e propria risorsa», lamenta Alberto Statti, presidente di Confagricoltura, contestando l’ultima ordinanza regionale «che, di fatto, ripropone lo schema del passato e cioè una scelta emergenziale, la solita, condita dalla rassicurazione che è necessaria perché con il tempo a disposizione si allestiranno le soluzioni definitive. E’ un film già visto, all’inizio era comico poi nel corso degli anni è divenuto tragico per i cittadini, per il paesaggio, per le potenzialità agricole della regione».

Statti rimarca che «a breve il piano gestione dei rifiuti per la Calabria dovrà essere reso aderente agli indirizzi europei che prevedono cose che altrove sono già patrimonio comune e cioè prevenzione dei rifiuti, raccolta differenziata, obiettivi di riciclaggio più ambiziosi, riduzione del numero di discariche. Invece nel nostro Piano, e soprattutto nell’ultima ordinanza, la prospettiva non è certo questa, nel piano c’è l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata e ben 9 nuovi impianti pubblici di trattamento dei rifiuti, peccato che scelte, risorse e prospettive vincolanti in ambito europeo vadano in direzione opposta e cioè no all’apertura di nuove discariche, differenziazione e riuso dei rifiuti, discariche esistenti da bonificare».

Non si condivide neanche la critica di «un sistema complesso da gestire» poiché «in una regione che non raggiunge i due milioni di abitanti, e peraltro con una densità abitativa suddivisa in poco più di 400 comuni e pari a 130 persone per kmq, la media nazionale è 200», si reputa che «nell’80% circa dei comuni calabresi non solo i rifiuti possono essere gestiti in assoluta normalità, ma gli si può finanche dare un nome».

Statti torna così ad opporsi a nuovi interventi, come una terza vasca della discarica di località Stretto già prevista dall’amministrazione Oliverio, terreni vicini ai propri già in passato oggetto di polemiche: «le soluzioni approntate vanno in direzione esattamente opposta con il paradosso di giungere a vere e proprie mostruosità logiche; come qualificare diversamente, ad esempio, la volontà di insistere con l’utilizzo di discariche nelle immediate vicinanze di aree protette, come definire la scelta di abbancare più di 200.000 metri cubi nella discarica di Lamezia Terme e cioè in un sito che è in asse con l’aeroporto internazionale, è affiancato da due fiumi e numerosi pozzi di acqua potabile ed è esattamente nel cuore di un’area che la stessa Regione, quasi fosse un Giano bifronte, qualifica come Distretto Agroalimentare di qualità».

Si sottolinea che «le aziende agricolo offrono già esempi di assoluta virtuosità, sono diverse le aziende che hanno, con sacrifici ed investimenti, attivato impianti di trasformazione in biogas assorbendo e rendendo produttivi scarti alimentari, letame, avanzi di lavorazione. Approfondiamo questo percorso aggiungendoci anche una strategia che guardi al compost, tanto domestico quanto organizzato su scala più ampia, come uno degli elementi che completa il percorso della raccolta differenziata e che riguarda la riduzione di una delle frazioni di rifiuti più inquinanti».