Al via nella diocesi di Lamezia Terme il progetto “Apri”, che interesserà 6 immigrati

Sostenuto da Caritas italiana e volto a garantire l'accompagnamento e l'integrazione a migranti in difficoltà sul territorio.

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Al via nella diocesi di Lamezia Terme il progetto “Apri”, che interesserà 6 immigrati, sostenuto da Caritas italiana e volto a garantire l’accompagnamento e l’integrazione a migranti in difficoltà sul territorio.

E’ stato lo stesso papa Francesco a suggerire il nome dell’iniziativa indicando quattro verbi come modalità di azione: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare. Il progetto sarebbe dovuto partire a marzo ma la pandemia in corso ha fatto emergere le tante disuguaglianze presenti nella nostra società. Molti percorsi di integrazione si sono forzatamente interrotti in questo periodo (ad esempio per chi aveva un tirocinio in corso) e gli interventi di sostegno al reddito vedono purtroppo diverse “categorie” escluse.
La durata del Progetto è di 12 mesi e andrà a interessare 6 immigrati presenti sul territorio diocesano, i quali saranno supportati da altrettante “famiglie (tutor)” che si sono rese disponibili, le quali, insieme agli operatori della Caritas diocesana, accompagneranno il cammino di integrazione nella comunità.

Coloro che saranno impegnati nel progetto offriranno un sostegno necessario nel cammino di promozione ed integrazione delle persone immigrate, assegnando centralità alla comunità intesa come sistema di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione sociale e lavorativa delle persone.
Ogni “famiglia (tutor)” sarà espressione della comunità parrocchiale, avrà un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi, in quanto sarà un punto di riferimento nel cammino d’integrazione. Gli obiettivi che la Diocesi di Lamezia Terme desidera raggiungere attraverso il Progetto “Apri” sono il sostegno e la promozione per l’integrazione e l’autonomia dei migranti già presenti sul nostro territorio, al fine di migliorare le loro condizioni e permettendo loro di essere presenti e protagonisti nella vita delle comunità dove risiedono, coinvolgendo le comunità parrocchiali attraverso l’impegno delle famiglie, promuovendo una cultura d’inclusione, capace di avviare processi di buone relazioni tra persone di culture e religioni diverse, per una nuova umanità.

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