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Il rischio usura cresce nell’ambito della pandemia secondo Libera

Elvira Iaccino, referente di Libera per l'area che riguarda anche Lamezia Terme, è stata invitata in sesta commissione consiliare per discuterne

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Elvira Iaccino, referente di Libera per l’area che riguarda anche Lamezia Terme, è stata invitata in sesta commissione consiliare per discutere di un pericolo che si potrebbe acuire con la pandemia in corso: l’aumentare del numero di attività commerciali e private che potrebbero finire in mano all’usura per carenza di liquidità.

Dopo il lockdown e la ripresa parziale estiva, l’insieme di aiuti giunti per le imprese non sono stati stanziati in maniera tale per poter coprire le mancate gestioni di cassa, creando un effetto a catena sugli impegni assunti sui mesi successivi alla luce del nuovo stop in atto o in arrivo per diverse categorie.

«La Calabria, per una logica di parametri e calcoli, si trova alla soglia di una zona rossa al pari di altre regioni, ma ha anche il rischio di pagare non solo le debolezze della sanità quanto anche quelle del sistema economico, con in agguato il rischio di un inserimento della criminalità organizzata» spiega Iaccino, «il campo dell’usura è vasto, condiziona l’attività economica sia in modo diretto che indiretto, influenzando la scelta anche di fornitori e merce. Libera di contro ha dalla sua un sostegno alle attività, affiancando le stesse nel percorso di denuncia e promuovendo le stesse per favorire coloro i quali hanno deciso di combattere un sistema illecito».

Non celando i ritardi della giustizia e anche da parte del meccanismo degli inquirenti, la referente di Libera rimarca anche come «spesso chi denuncia rischia il fallimento perché come effetto contrario ha un danno di immagine, mentre sarebbe auspicabile che anche gli enti pubblici si schierino in prima linea con queste attività inserendole in filiere virtuose di acquisto».

Il timore maggiore testimoniato quindi è quello di rimanere soli, sia umanamente che economicamente, con quindi richiesta ai consiglieri di trovare forme di sostegno anche simbolico per le attività che denunciano, andando poi anche a valutare sgravi fiscali.

Ricordando anche la presenza dell’Ala, l’associazione lametina antiracket, la proposta dei consiglieri è quella di dare da un alto un segnale di vicinanza alle attività che denunciano tramite campagne di informazione, che sollecitino sia l’acquisto e la conoscenza di chi ha deciso di non ricorrere a vie illecite, ma anche di diffidare o evitare attività che possano essere in qualche modo legate a quel mondo.

Su quanti e quali siano i reali ambiti di intervento possibili, però, non vi è certezza pragmatica.

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