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Divergenza di vedute tra sindacati e Sacal su come affrontare la ripresa dopo il calo di traffico causa Covid

La Cgil vorrebbe un ritorno in servizio di dipendenti e stagionali più corposo rispetto a quanto deciso dal management

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Continua la divergenza di vedute tra i sindacati ed i vertici Sacal su come affrontare la ripresa aziendale dopo il calo di traffico avvenuto causa Covid e la ripresa solo parziale estiva di parte dei voli effettuati rispetto al 2019.

La segreteria Filt-Cgil Calabria scrivendo a Spirlì plaude la Regione per «la decisione di procedere a un aumento del capitale sociale di 10 milioni di euro e l’impegno della Regione Calabria ad acquisire le quote per evitare che una importante azienda di trasporto collettivo fosse a maggioranza privata», contestando come «inaccettabile che l’azienda adesso cominci a parlare di crisi strutturale (fino a pochi giorni addietro negata) e quindi di ulteriori sacrifici che, guarda caso, devono assumersi i lavoratori che fino ad oggi hanno dovuto sopportare la cassa integrazione, attuata per oltre un anno e mezzo, il cui pagamento peraltro è fermo a marzo, il part-time (che adesso si vorrebbe passare a full time solo fino al 31 ottobre), la disoccupazione dei lavoratori stagionali, condizioni queste che rendono insicura, oltre che instabile, la condizione del lavoro».

Si lamenta che «ancora non è stata neppure comunicata la data dello stipendio arretrato di giugno e relativa quattordicesima e se lo stipendio di luglio sarà corrisposto regolarmente. Come Cgil abbiamo chiaramente chiesto che per fronteggiare l’aumento di operatività dello scalo di Lamezia, anche in vista della prossima stagione estiva, fossero garantiti turni di lavoro umani e non massacranti, e quindi insicuri, come quelli a cui sono sottoposti adesso i lavoratori della GH che hanno tutto il diritto di lavorare full time e non solo fino al prossimo mese di ottobre», ovvero il termine dei voli estivi.

I calcoli tra sindacato e Sacal non tornano anche su altri aspetti: «abbiamo chiesto che fossero almeno 50 i lavoratori, tra operai e impiegati stagionali, da assumere almeno al 75%. Il limite minimo del 75% deriva da alcune logiche considerazioni: la prima è relativa a turni di lavoro razionali anche nell’interesse dell’azienda, la seconda riguarda la possibilità di un salario dignitoso, il terzo, meno evidente ma fondamentale per questa tipologia di lavoratori, è relativo alla necessità di una indennità di disoccupazione che alla scadenza della stagionalità sia in grado di garantire seppure minimamente la possibilità di sopravvivenza, oltre ai riflessi di natura pensionistica. Con il lavoro al 50% nessuna di queste condizioni può verificarsi, lasciando queste persone nella condizione di essere non lavoratori con diritti ma ricattabili e umiliati».

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