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Poca politica, molto “pensare positivo” nell’esordio da candidata di Amalia Bruni

“De Magistris si unisca a noi se vuole davvero rendere un buon servizio alla Calabria”

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Il marziano che fosse atterrato sul pianeta Calabria attendendosi da Amalia Bruni, candidata finalmente ufficiale e definitiva del centrosinistra, una dichiarazione di stampo politico, come è tradizione in questi frangenti, sarebbe rimasto fortemente deluso.

amalia bruni

C’è del metodo in questa discontinuità finanche lessicale con la quale la neurologa affronta “il tormento” che gli è caduto addosso appena una settimana fa.

Era venerdì scorso quando cominciarono le telefonate per saggiare il terreno di cultura sul quale piano piano ha iniziato a funzionare il “lievito”, lo spirito di servizio che l’ha sempre animata, da quando ha fatto la scout, passando per l’impegno giovanile nell’Udi, l’universo femminile del Pci, per terminare nella decisione di investire nella terra d’origine la sua laurea in medicina.

Prima Rubens Curia a livello personale e non come presidente di Comunità competente, poi Graziano, poi Irto, poi Boccia e a seguire una moltitudine, assicura di messaggi che l’incoraggiavano al gran passo.

E dopo il tormento, la decisione di metterci la faccia è arrivata quasi come un’estasi. Amalia Bruni non vuole sentire parlare di ieri, delle difficoltà incontrate nella definizione della candidatura prima di lei, delle polemiche interne al Pd che pure Graziano avrà avuto il buon gusto di riferirle.

Per lei da adesso in poi varrà solo l’impegno corale di squadra. Lei avrà compiti più da coach che da prima della classe.

È abituata alla condivisone dei compiti e delle responsabilità. Sa che le hanno dato in mano una macchina che non è proprio una 500, con la quale dovrà affrontare strade tortuose di montagna, curve strette e rampe difficili, perché i problemi sono tanti e bisogna risolverli tutti insieme, con visione globale.

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Occorre aggregare ancora di più, riaccendere la scintilla della dignità e del bene per se stessi. La Calabria ha una popolazione depressa perché ha perso la speranza. Ed ecco il metodo che l’aiuterà.

Finora nella sua professione ha assistito oltre 13.500 pazienti e le loro famiglie, adesso si tratta di assistere 1,9 milioni di calabresi. La differenza è solo quantitativa: aumenta il numero, bisogna aumentare le capacità di squadra, e a questo serve la condivisone che si opera in corsia.

Il metodo per risolvere i problemi è scientifico, ci aiuta a capire l’analisi e il contesto, a usare gli strumenti per raggiungere gli obiettivi e poi misurare i risultati. Chi dice che un medico, un ricercatore non è in grado di esercitare l’agire politico dice il falso. Amalia Bruni sembra prenderla da lontano. Anzi così è sicuramente.

D’altra parte lei ha messo le mani avanti. Non rappresenta il Pd né i 5S. È esponente della società civile e come tale non ama né le tattiche pretestuose né i personalismi esasperati. Se non quello suo, personale.

Ma questo è necessario. La chiamano la donna delle “mission impossible”. Vuole che la rinascita della Calabria sia invece impresa possibile. Lei ci mette la faccia e tutta la sua esperienza professionale.

E, dice chiaramente, non è poco. Non fosse altro perché se solo riuscisse a sollevare le sorti della sanità calabrese avrebbe fatto già una gran cosa anche dal punto di vista economico, considerato che la sanità assorbe di per sé i due terzi del bilancio regionale.

L’unica concessione, perlomeno in conferenza, alla politica politicante, verso l’accoglienza positiva dell’apertura di Carlo Tansi, e il rinvio al mittente De Magistris dell’invito a unire le forze.

Nella disgregazione ha da perdere soprattutto il sindaco di Napoli, e l’unità è la migliore arma contro l’imponente armata de centrodestra.
Avrebbero potuto parlare di politica gli altri intervenuti.

Anche qui, poche e scarne notazioni, se non in margine alla conferenza. Una rapida rassegna dei componenti la coalizione, alla quale all’ultimo minuto si è aggiunto Vincenzo Cerullo del Partito animalista.

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Hanno salutato e assicurato tutto l’impegno di cui sono capaci Stefano Graziano, naturalmente, e Riccardo Tucci della delegazione trattante del M5s, Antonio Ferrazzo coordinatore regionale di Centro Democratico, Teresa Esposito responsabile delle donne del Partito democratico, Graziano di Natale consigliere regionale di Io Resto in Calabria, Carlo Piroso responsabile regionale Repubblicani Europei, Elisa Romano di Verdi Europa, Berto Liguori rappresentante di Articolo Uno, che si è lanciato in un’ardita etimologia onomastica: se il suo nome, Fiiberto, significa “Uomo fiero”, quello della candidata anch’esso di ascendenza tedesca, Amalia, corrisponde a “donna attiva e laboriosa”.

E noi che ci eravamo fermati al disneiano “Amelia, la fattucchiera che ammalia”. Anche di queste cose vive la politica, oggi. Rappresentata in platea da molti consiglieri regionali (Francesco Pitaro, Mimmo Bevacqua, Luigi Tassone), dal deputato Antonio Viscomi, da segretari di federazione e commissari.

Si è intravisto anche Franco Pacenza, con qualche legittima sorpresa conoscendone le passate aderenze oliveriane.  Ci sono state poi le dichiarazioni più compiute di Francesco Boccia, che ha aggiunto il Psi al tavolo, e ha preannunciato a breve visite separate di Conte Letta e Speranza, e di Stefano Graziano.

Nulla di trascendentale. Magari avrebbero potuto, loro sì, addentrarsi nei meandri complicati e tortuosi della sequela che partita da Irto è terminata a Bruni, magari passando per Oliverio e le Sardine.

Ma non hanno inteso. Come si dice da “Via col Vento” in poi, domani è un altro giorno.

 

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