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Gli interrogativi socialogici del Masci 2 “Don Pasquale Luzzo” sul video social delle botte davanti la Cattedrale

Non si ci chiede quali sia la storia delle due giovani immortalate, né che ripercussioni abbia avuto il clamore mediatico e social, che si alimenta.

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La comunità Masci Lamezia Terme 2 “Don Pasquale Luzzo” interviene sul video fatto circolare online che immortalava la rissa tra due ragazze adolescenti avvenuta davanti alla Cattedrale che affaccia su Corso Numistrano.

«Il triste evento, che nella sua tragicità poteva restare celato nell’oscurità di una strada buia o di un luogo appartato, è rimbalzato deflagrando nella comunità per l’ennesimo uso poco consapevole del telefonino che diventa strumento di diffusione di immagini crude e vergognose», lamenta la comunità scout, puntando così il dito contro lo strumento ma anche contro il contesto: «le protagoniste, due giovani ragazze; l’indecorosa esaltazione degli spettatori, coetanei e magari conoscenti delle stesse; la mancanza di intervento volto a dividere le due contendenti per interrompere l’indecoroso spettacolo; il branco da corrida che esterna gli istinti irrazionali e animaleschi, agognando lo scorrere del sangue in una crescente esaltazione della violenza; il luogo della rissa e del bivacco, il sagrato della cattedrale di Lamezia Terme, luogo sacro della fede e simbolo di spiritualità, nei cui locali , nei primi mesi del 1959, grazie a Don Saverio Gatti, nasceva il primo gruppo Scout dell’allora Nicastro».

La comunità reputa il video «un segnale evidente dell’emergenza educativa che purtroppo riguarda sempre più diffusamente la società ed in special modo le giovani generazioni che evidentemente sono carenti di quei valori fondanti che hanno caratterizzato la nostra, che, seppur economicamente povera, era intrisa valori quali la solidarietà, la fraternità, l’ amicizia, la condivisione, l’ onore, la semplicità, rispetto per il prossimo e dove tutta la comunità era educante».

Un “si stava meglio quando si stava peggio” che secondo il Masci chiama ad interrogarsi «famiglia, chiesa, associazioni sportive, centri culturali, partiti politici ma soprattutto scuola», chiedendosi «quali gli ideali di donna e di parità è veicolata in questi decenni in cui le stesse hanno lottato per l’affermazione dei propri diritti? Quale luoghi le famiglie hanno scelto per educare i propri figli alla cultura del dialogo e del rispetto e della cura delle persone? Qualcuno suscita nei giovani quelle domande di senso che a questa età dovrebbero sorgere in loro o la noia abita e tarpa i loro sogni? Come si divertono e dove? Esiste ancora a distinzione tra vita privata e pubblica o tutto è spettacolarizzazione? Si è abituati questi giovani ad alzare gli occhi al cielo, sviluppando un senso religioso che può dare senso e significato all’agire o il materialismo ha sostituito il sacro?»

Non si ci chiede quali sia la storia delle due giovani immortalate, né che ripercussioni abbia avuto il clamore mediatico e social, che si alimenta.

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