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L’Agesci Zona del Reventino si incontra sul tema “Educare oggi, per costruire il domani” foto

I lavori assembleari sono proseguiti ponendo l’attenzione su quale sia il ruolo oggi dell’educatore volontario che si pone in ascolto delle esigenze dei ragazzi e del territorio in cui si svolge l’azione educativa.

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L’Agesci Zona del Reventino si è ritrovata ieri, 14 novembre, per vivere la consueta assemblea di zona autunnale, a cui hanno partecipato tutti gli 11 gruppi del comprensorio lametino.

L’incontro è stato un intenso momento di confronto e di arricchimento per i capi sul tema “Educare oggi, per costruire il domani”, al fine di individuare come agenzia educativa azioni concrete affinché i giovani si sentano responsabili, protagonisti e partecipi di una visione del futuro concreta, innovativa e sostenibile, soprattutto in un momento in cui gli effetti della pandemia hanno messo a nudo criticità, vulnerabilità e sofferenze latenti, tanto degli adulti quanto dei giovani.

La giornata è iniziata con un momento di preghiera presentato dall’assistente ecclesiastico di zona Padre Vincenzo Arzente il quale ha sollecitato i presenti sulla bellezza del creato con la lettura del Cantico delle creature (Laudes Creaturarum) di San Francesco e del brano della Genesi (1,26-31) concludendo con la meditazione sul significato della promessa scout e sull’impegno di fedeltà e dello spirito di servizio.

I lavori assembleari sono proseguiti ponendo l’attenzione su quale sia il ruolo oggi dell’educatore volontario che si pone in ascolto delle esigenze dei ragazzi e del territorio in cui si svolge l’azione educativa.

Significativo il passaggio della Capo Guida d’Italia, Daniela Ferrara, per la prima volta in Calabria, sulle strategie nazionali di intervento, ovvero sugli gli ambiti, valori o idee che l’associazione considera importanti, per dare risposta alle esigenze educative che emergono dall’osservazione del contesto sociale in si trova ad operare l’associazione. A più riprese ha ribadito che l’azione educativa deve essere il principale strumento di cambiamento, in quanto educare è speranza, è futuro, è soprattutto trasformare, è prendersi cura delle generazioni, facendogli vivere esperienze, accompagnandoli e convocandoli a grandi responsabilità per far sentire la loro voce e far riscoprire il loro valore attraverso forme autentiche di partecipazione.

Il futuro dell’Associazione, ha ribadito ancora la capo Guida, ha bisogno di una direzione strategica, di un’azione educativa che consenta a capi educatori e a ragazzi di immergersi nel Creato, di crescere con l’obiettivo di essere cittadini attivi e di curare relazioni autentiche. E sul punto il consiglio generale dell’associazione ha elaborato il documento “La sfida di educare, oggi. Crescere in un mondo sostenibile, giusto, solidale, aperto alla speranza”, nel quale si ribadisce con forza che il metodo scout, attraverso il gioco, la vita all’aperto e la dimensione comunitaria può dare una risposta adeguata ai bisogni di oggi: “L'esperienza educativa deve insegnare la fatica e la coerenza da vivere con gioia, spirito di avventura e di servizio, così che ogni ragazzo cresca diventando responsabile non solo di se stesso, ma anche della crescita e della felicità degli altri.”

A concludere i lavori l’intervento di Maria Rosaria Agresta, psicologa psicoterapeuta sistemico relazionale, che ha posto l’accento scientifico sulle relazioni sociali dei ragazzi e degli adulti ai tempi del covid, sulla confusione generale, sul disorientamento (caregivers), sul senso di inadeguatezza e di preoccupazione che ha prodotto questo lungo periodo pandemico. In particolare i disagi più ricorrenti negli adolescenti, sono stati individuati nei sintomi legati all’ansia, ai bassi livelli di ottimismo, soprattutto relativi alla dimensione temporale del futuro (scarse aspettative), all’aumento del tempo trascorso sui social/rete, alla riduzione dell’attività fisica e all’aumento dei casi di sovrappeso/obesità e soprattutto al disinteresse per lo studio e al senso di impotenza legato al timore della morte. Lo scautismo può rappresentare in questo paradigma un progetto di crescita globale e di conoscenza di se stesso e dell’altro (formazione fisica, morale e spirituale) in grado di offrire alle bambine/i e adolescenti luoghi fisici e occasioni per confrontarsi, dialogare, costruire, immaginare il loro presente e il loro futuro.

Di grande stimolo, infine, l’intervento video di Roberto Vecchioni: «prima di tutto credere a quei valori a cui non possiamo mai rinunciare: amare gli altri, non rinunciare mai alle proprie idee davanti agli ostacoli, non abbattersi mai; per un educatore la cosa più importante non è mettere le cose in testa ai ragazzi…ma è tirar fuori dai ragazzi quello che hanno in testa e hanno nel cuore per tenerli vicini alla vita e capire veramente come sono fatti…gli scouts vanno in questa direzione perché il loro obiettivo è l’amore verso gli altri».

 

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