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Indagine “La lavoratrice ai tempi del Covid-19” da parte della Cisl su 1.350 donne

Presentati a Lamezia Terme, nella Sala Unioncamere Calabria, i risultati dell’indagine ideata e realizzata dal Coordinamento Donne Cisl Calabria

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Presentati a Lamezia Terme, nella Sala Unioncamere Calabria, i risultati dell’indagine su “La lavoratrice ai tempi del Covid-19”, ideata e realizzata dal Coordinamento Donne Cisl Calabria, con il sostegno della Segreteria regionale, dopo la drammatica esperienza dell’esplosione della pandemia e del primo lockdown. A partire dal tema “Il lavoro che cambia e la sfida da affrontare”, hanno dialogato sui temi della ricerca sindacalisti, imprenditori, esperti, Regione Calabria in una tavola rotonda moderata dalla giornalista Rosellina Arturi.

L’indagine svolta dalla CISL Calabria e dal Coordinamento donne sulle donne lavoratrici ai tempi del Covid-19 ha raccolto, analizzato e studiato 1.350 questionari in cui le donne residenti nelle 5 province Calabresi si sono raccontate e dalla cui analisi emergono molte suggestioni che meritano un approfondimento.

In primo luogo la manifestazione di una fatica maggiore sopportata dalle donne durante la crisi, dovuta alla presenza nel proprio nucleo familiare di figli a carico o anziani non autosufficienti. Dai dati è emerso che il 54% delle rispondenti si prende cura di minori (meno di 14 anni) e per poco meno della metà (sommando le percentuali) delle donne incombe la cura degli anziani autosufficienti e non (rispettivamente del 27% e del 14%). Il 5% ha nel proprio nucleo familiare un disabile di cui si prende cura.   Il 2% ha dovuto rassegnare le proprie dimissioni dal lavoro. Le donne rivestono tipicamente il ruolo di badante all’interno della famiglia, soprattutto al Sud: si dovrebbe aumentare l’offerta di figure professionali che forniscono assistenza agli anziani e rendere più equa la suddivisone dei ruoli per le attività di cura dei familiari. Le misure adottate in fase di emergenza dovrebbero costituire uno spunto di riflessione per un nuovo disegno del sistema di welfare.

Per il 54% delle donne sarebbe utile nel territorio potenziare i servizi per i ragazzi (associazioni sportive, luoghi e occasioni di aggregazione, strutture pomeridiane di attività di studio), per il 24% i servizi per i bambini (ludoteche, asilo nido, doposcuola) e in ultimo per il 23% i servizi per gli anziani che vanno dall’assistenza domiciliare, ai centri di aggregazioni. Altri dati riguardano le condizioni abitative e la dotazione informatica.

Molto, in questa fase di emergenza sanitaria, si è parlato della difficoltà di molte famiglie, soprattutto se numerose, di ottimizzazione degli spazi in casa per conciliare lavoro, studio, esigenze familiari garantendo anche in presenza di contagi all’interno della famiglia adeguati spazi per l’isolamento. Alla domanda “quanti locali ha l’abitazione in cui vivi?” il 75% ha dichiarato di vivere in una abitazione con un solo locale. Solo una piccola fetta (4%) gode del privilegio di vivere in una abitazione composta da 3 o più locali.

In tema di strumentazione informatica, fondamentale se non addirittura indispensabile in periodo pandemico, nel periodo emergenziale, il 10% delle donne intervistate ne era priva. E un 19% era senza collegamento internet. In più la transizione forzata, in periodo di lockdown, allo smart -working ha amplificato le diseguaglianze originarie relative non solo alla dotazione di risorse informatiche, ma soprattutto alle competenze d’uso. Dall’analisi delle domande aperte, molte le lamentele sulla mancanza di una formazione adeguata all’uso dei dispostivi informatici. Il favorire l’utilizzo delle nuove tecnologie e la diffusione di competenze digitali si inquadrano nella necessità di garantire pari opportunità nell’accesso all’istruzione, al mercato del lavoro promuovendo interventi che, attraverso la stipula di appositi accordi e convenzioni, coinvolgano sindacato, enti, centri di ricerca, università, ordini professionali, aziende.

Sul lavoro agile i risultati della nostra ricerca mostrano:

  • il 45% riferisce che è uno strumento utilissimo a conciliare la vita lavorativa e personale
  • il 44% che non ha comportato alcun beneficio,
  • il 24% che porta un beneficio economico e cioè il risparmio di carburante e usura della macchina

Rispetto alla domanda “con quale frequenza vorresti lavorare a casa”, la platea delle intervistate è divisa in pari percentuali tra quelle che si ritengono soddisfatte dall’esperienza e vorrebbe proseguire anche dopo la fase di emergenza e quanti non riscontrando alcun beneficio.

La frequenza con cui vorrebbero lavorare da casa è con pari percentuali (31%) divisa tra chi lo limiterebbe a 1-2 giorni a settimana e chi preferisce non usufruire di tale modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.

È necessario che vengano definiti i diritti contrattuali delle singole persone (natura del rapporto, sicurezza, dotazioni, volontarietà, diritto alla disconnessione e al recesso, orario di lavoro…), ma è altrettanto necessario inserirli in una visione più ampia che non si limiti solo al riconoscimento dei diritti individuali ma li metta in relazione con l’organizzazione del lavoro in una prospettiva di crescita, sviluppo e arricchimento del lavoro.

Per chi ha continuato a prestare la propria attività lavorativa la maggior parte ha lavorato in sicurezza grazie all’ applicazione del Protocollo Sicurezza che da subito la CISL unitariamente con CGIL e UIL, Governo e parti datoriali hanno sottoscritto dimostrando grande responsabilità e perseguendo significativi obiettivi di primario interesse sia per la sicurezza dei lavoratori che per tutta la collettività. Dalle analisi dell’indagine solo per una piccola percentuale (11%) delle donne non è stato possibile operare in sicurezza.

La pandemia, oltre ad aver pesantemente colpito la parte di popolazione più vulnerabile, ha portato alla creazione di milioni di “nuovi poveri”: il 10% delle donne intervistate ha dichiarato di essersi trovata in condizione di assoluta povertà.

Il 13% delle donne lavoratrici hanno visto un ampliamento delle loro tutele in materia di assistenza degli anziani e/o non autosufficienti, sanità integrativa (11%), altre forme di flessibilizzazione oraria (10%).

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