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“Sarebbe fondamentale che la Regione emanasse linee guida generali per l’affidamento dei servizi sociali”

Giovedì nei locali della San Benedetto si è tenuta l’Assemblea del Forum del Terso Settore Lametino

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Giovedì nei locali della San Benedetto si è tenuta l’Assemblea del Forum del Terso Settore Lametino in presenza del Sindaco Mascaro, l’Assessore Bambara, la Dirigente Amato per il Comune di Lamezia Terme e Alberto D’Arrò Presidente del Consiglio del Comune di Soveria Mannelli e dell’Arch. Gallippi.

La Portavoce Graziella Catozza sostiene che «l’obiettivo è di ricostruire e analizzare il ruolo ricoperto dal forum del terzo settore nel processo di programmazione zonale, per accompagnarlo ad agire efficaci e costruttive modalità di partecipazione nel rispetto della propria vocazione e in sinergia con gli altri protagonisti della programmazione».

«Abbiamo pensato che bisognava arrivare ai cittadini attivi, così abbiamo programmato incontri in ogni singolo comune del lametino e reventino; abbiamo incontrato circa 1200 associazioni, comitati, cooperative, assessori alle politiche sociali e sindaci. Abbiamo instaurato rapporti relazionali, mediato, censito bisogni e soprattutto abbiamo creato il dialogo tra terzo settore e PA», spiega la Catozza, «ci è stato chiesto di organizzare incontri informativi e formativi, così abbiamo pensato a divulgare l’importante strumento che la legge 117 Codice Terzo Settore ci aveva fornito, l’art.55. Abbiamo ricostruito la rete tra attori, organizzando evento condivisi tra PA, parti sociali e enti del terzo settore. Il perseguimento di tale obiettivo ha dato avvio a un lavoro di natura incrementale realizzato in stretta collaborazione con gli ets aderenti al forum, iniziato con la realizzazione di una mappatura della mission di queste realtà tesa a ricostruire l’esperienza degli ets lametine e reventine. Un’ultima fase degli incontri mensili del Coordinamento del Forum e dell’Assemblea del Forum ha visto, infine, negli ambiti territoriali maggiormente interessati a capitalizzare quanto realizzato, l’attivazione di percorsi di accompagnamento e sostegno ai processi partecipativi delle organizzazioni ai Piani di zona. Partendo da quanto proposto negli incontri nei comuni aperti ai cittadini, ai professionisti, ai volontari, alle parti sociali e partiti politici, le tre questioni emerse nel dibattito locale sono relative al senso della partecipazione, alle modalità di rappresentanza e alla diffusione e difficoltà del lavoro di rete».

«C’è stata, per il Forum, la possibilità di comunicare direttamente con l’Ufficio di piano, che ha raccolto il lavoro dei tavoli, integrandolo nel documento di piano. Il percorso fa comprendere che alcuni meccanismi, legati alla partecipazione del terzo settore al processo programmatorio, sono già cambiati» prosegue la presidente, «ma nello stesso tempo le esperienze fatte in quest’ultimo anno in Calabria mettono in luce la necessità di accompagnare processi che sono per loro natura il cuore della vita politica di un territorio: le regole della partecipazione non possono prescindere da una condivisa attribuzione di senso rispetto a ciò che si sta facendo e alla direzione che si sta prendendo, proprio perché le risorse sono scarse e i problemi sempre di più. Costruire una strategia di fronteggiamento dei problemi sociali e sociosanitari presenti sul territorio impone di agire utilizzando al meglio ciò che già c’è sul territorio, aiutando tali risorse a collocarsi e operare meglio in un contesto ampio, abitato da tanti altri attori e soggetti, legittimandosi maggiormente a perseguire ipotesi di lavoro comuni».

Altro aspetto evidenziato è che «il Forum del Terzo Settore Lametino e i Comuni hanno evidenziato, in questa occasione assembleare, i servizi sociali tutti, sono servizi alla persona non standardizzati che implicano un’interazione personale e ad alto contenuto relazionale tra chi li produce e chi li riceve, anche se caratterizzati da un certo grado di “imprenditorialità”. In questo senso sono da considerare servizi essenziali. Vanno salvaguardati e ciò spetta allo Stato, alle Regioni ed ai Comuni. Bisogna riconoscere le differenze di cultura organizzativa costruendo un linguaggio ed un’identità di tipo comune. E’ una strada che, partendo dalla partecipazione, passa attraverso il coinvolgimento in una dimensione di impegno e appartenenza, sfociando in qualcosa di nuovo e rigenerativo. In base a queste considerazioni, sarebbe fondamentale che la Regione emanasse linee guida generali per l’affidamento dei servizi sociali, che contengano indicazioni specifiche per gli enti locali e affrontino anche i temi specifici della co-programmazione e della co-progettazione con orientamento in un applicativo. Si dovrebbero, inoltre, organizzare momenti di formazione congiunta con l’obiettivo di facilitare la condivisione degli obiettivi che costruisca un circuito produttivo sociale proficuo».

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