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La Fisascat Cisl Calabria chiede di ripensare a distanze e tutele per i lavoratori contro il Covid

ll segretario generale della Fisascat Cisl Calabria fa il punto della situazione e rimette al centro i lavoratori

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«L’aumento dei contagi di questi giorni porta alla mente le zone rosse dello scorso anno, le saracinesche abbassate ma anche le lunghe file ai supermercati, con ingressi contingentati, distanziamento, strade semideserte. Dopo un anno trascorso tra vaccini e varianti, il virus circola ancora indisponente, ma la nostra libertà è meno vincolata. Un aspetto positivo per molti, ma non per i lavoratori che hanno a che fare con grandi numeri e per i quali il contagio può essere questione di poco». Il segretario generale della Fisascat Cisl Calabria fa il punto della situazione e rimette al centro i lavoratori, definiti «coloro che spesso per stipendi dignitosi, ma che non portano certo ad arricchirsi, trascorrono ore e ore a contatto con il pubblico».

«I numeri sono impietosi, siamo ancora nel pieno della pandemia, anzi, nel pieno della quarta ondata. Non si può allora esimersi dal ragionare sulle modalità di lavoro e di contatto per coloro che sono inseriti in ambiti quali i supermercati, uffici, locali o altro che implichi la compresenza di decine di persone», riflette il cislino. «D’altronde questo già avviene in molti uffici pubblici e in diverse farmacie, perché allora non adottare un sistema serio di conteggio e limitazione nelle entrate anche in altri settori al fine lavorare con maggiore serenità e serietà, lasciando da parte lo spauracchio di un contagio? Perché non accorciare in termini di tutele la distanza tra uffici pubblici e privati?».

«Pensiamo alla cassiera di un supermercato e a quante persone questa incontri nell’arco del suo turno di lavoro, scambiando con loro prodotti e denaro, mentre nello stesso ambiente, diversamente affaccendate, si muovono, toccano e respirano, altre centinaia di persone. È ora – conclude Lo Papa – di ristabilire delle regole, di non fare allarmismi, di non bloccare l’economia ma di riprendere in mano una strategia che pensi anche alla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici».

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