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Il Partito Democratico di Lamezia Terme chiede di annullare tutto il lavoro sul Psc e ripartire da zero

Il Pd si schiera contro il piano strutturale che l'amministrazione di centrosinistra ha licenziato durante la gestione del sindaco Speranza, e che ora non può più essere modificato dall'attuale se non dalle osservazioni arrivate e che sono in fase di valutazione nelle sedute di commissione consiliare.

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Il Partito Democratico di Lamezia Terme si schiera contro il piano strutturale che l’amministrazione di centrosinistra ha licenziato durante la gestione del sindaco Speranza, e che ora non può più essere modificato dall’attuale se non dalle osservazioni arrivate e che sono in fase di valutazione nelle sedute di commissione consiliare.

Il Pd ricorda che «adottato dalla seconda amministrazione Speranza nel novembre 2013, dal Consiglio Comunale, alla vigilia dell’approvazione del Bilancio Preventivo, il PSC fu il risultato finale di aggiustamenti che con il maxiemendamento, approvato contestualmente all’adozione, ha generato l’attuale stesura ormai “scaduta” sia dal punto di vista procedurale, sia per i contenuti. Di fatto, l’approvazione del maxiemendamento, avrebbe dovuto comportare una rielaborazione complessiva del Piano, già approvato dalla giunta il 12/12/2012 e quindi una nuova approvazione dalla Giunta e successivamente una nuova adozione del Consiglio Comunale».

A più di 8 anni di distanza secondo il Pd «quel PSC era ed è inattuabile dal punto di vista strutturale, in quanto si tratta di un piano urbanistico tutto orientato su un utilizzo estremo delle pratiche perequative, su un impianto generale operante attraverso un’idea secondo cui lo sviluppo urbano è affidato all’esclusivo uso dei suoli e di conseguenza, agli interessi delle forze economiche dei privati investitori, eludendo la salvaguardia del più importante bene collettivo che è il territorio nel suo complesso. A ben guardare, i Bandi delle Manifestazioni di Interessi (dei privati), che sono stati la base dell’impianto generale del Piano, ne hanno generato e determinato l’abnorme consumo di territorio investito, con il risultato che il PSC produce l’effetto opposto agli obiettivi e alle indicazioni, sia della Legge Urbanistica Regionale, sia del Quadro Territoriale Paesaggistico Regionale, che sono, peraltro, piani di livello superiore a cui i PSC devono adeguarsi».

Il Pd chiede quindi di annullare tutto e ripartire da zero, con buona pace degli incarichi già pagati, delle osservazioni di enti e privati in discussione, compresa la Regione che si cita per quanto riguarda le norme urbanistiche, perché «sono passati ormai 15 anni dall’inizio della sua gestazione, nel frattempo è cambiato il contesto economico e sociale dell’intero paese Italia» citando come motivazioni «un enorme volume edilizio costruito e non utilizzato (circa quattromila vani); il decremento della popolazione residente di oltre 4232 abitanti, secondo le rilevazioni Istat del 2021; la situazione finanziaria ai limiti del default, dovuta ai rilevanti costi derivanti da manutenzioni stradali e servizi a rete in genere, mobilità, raccolta e smaltimento rifiuti; un potenziale enorme volume edilizio realizzabile nelle aree di completamento non ancora edificate, oltre al completamento della zona API».

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