Presidio dimostrativo contro l’abolizione del Reddito di Cittadinanza sull’isola pedonale

Campagna di adesione per l'istituzione di un'indennità di disoccupazione, fino alla proposta di nuova assunzione, non inferiore al 80% dell'ultimo salario percepito

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Presidio dimostrativo contro l’abolizione del Reddito di Cittadinanza questo pomeriggio sull’isola pedonale di corso Nicotera a Lamezia Terme.

“Cominciano a diffondersi anche in Calabria le prime storie dei disoccupati che, avendo perso il sostegno economico del Reddito di Cittadinanza, sono costretti a recarsi ai banchi alimentari per sopperire al fatto di non riuscire a fare la spesa. Altro che incentivo a tornare al lavoro: in assenza di un’occupazione dignitosa e di un’estensione universale dei servizi pubblici e gratuiti, ridurre i trasferimenti economici alle fasce povere coincide con il condannarle deliberatamente a una vita di ricatti e di stenti” sostiene il Fronte Comunista – Calabria.

“La breve durata del RdC dimostra che per ottenere misure contro la povertà che siano solide e di lunga durata occorre un movimento popolare che sappia conquistare il sostegno dell’intera classe lavoratrice e che sappia mobilitarla senza cedere a compromessi di alcun tipo”, lamenta la sigla politica, “l’obiettivo dell’azione è inaugurare una campagna di adesione al fine di lottare collettivamente per l’istituzione di un’indennità di disoccupazione, a tempo indeterminato fino alla proposta di nuova assunzione, non inferiore al 80% dell’ultimo salario percepito”.

Generico novembre 2023

Con la fine della stagione del turismo, settore rappresentativo di quel conflitto tra piccolo padronato locale e lavoratori sotto-occupati che ha condotto, infine, alla decisione di ridimensionare quella già misera forma di sostegno al reddito, è ora di tirare le somme: da nostre indagini fatte sul territorio emerge che nell’ambito turistico e della ristorazione 8 lavoratori su 10 ricevono una paga oraria minore del loro minimo sindacale, in un contesto dove gli stessi CCNL non sono ormai parametrati all’inflazione cumulata in questi anni. Un lavoratore su tre, inoltre, ha dichiarato di aver avuto esperienze di lavoro grigio o nero” valuta la sigla politica.

La presa di posizione continua sostenendo che “sul territorio calabrese sono evidenti le contraddizioni scaturite dai metodi attraverso cui gli ultimi esecutivi hanno tentato di assicurare un certo livello occupazionale: alle decine di miliardi di euro di agevolazioni alle assunzioni pagate dalla collettività e istituite a seguito della crisi Covid, come Decontribuzione Sud, i datori di lavoro hanno prevedibilmente risposto scaricando sui consumatori attraverso il carovita i costi della crisi e offrendo posti di lavoro poco qualificanti, scarsamente retribuiti e fondati non su investimenti innovativi ma su manodopera intensiva. In contrasto alle retribuzioni, i dati sui fatturati delle aziende turistiche mostrano un incremento dei ricavi delle attività turistiche. Questo si riflette sulla condizione dei giovani dei ceti popolari che si affacciano sul mondo del lavoro. Secondo una rilevazione fatta tra i laureati (a un anno dalla laurea) del corso di laurea triennale di scienze turistiche dell’università della Calabria, appena il 19% di essi lavora (di cui il 33% svolge il lavoro che svolgeva prima della laurea), il 25% di chi lavora lo fa con contratti di tipo non standard (interinale, a chiamata ecc.); il 16% con contratti formativi e l’8,3% è senza contratto (F. Capalbio, Per una critica del turismo moderno, 2022)”.

Parte così “una campagna di adesione al fine di organizzare sulla regione un fronte unito di lavoratori e disoccupati che abbia la capacità di rivendicare condizioni retributive dignitose, un vero sostegno al reddito e un piano di occupazione che non sia alla mercé degli interessi dei singoli privati”.

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