“Chi “ruba la casa” agli abitanti non è una particolare etnia, è il capitale, italiano o straniero che sia”
"L’altro fronte della guerra tra poveri" è secondo il Fronte Comunista fed. Calabria l'attuale situazione dell Aterp che fa sfratta gli abusivi e cerca case per i rom lametini
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«L’altro fronte della guerra tra poveri» è secondo il Fronte Comunista fed. Calabria l’attuale situazione dell Aterp, evidenziando che «centinaia di alloggi necessitano di interventi di riqualificazione, mentre l’Azienda fatica a reperire nuovi immobili in locazione per rispondere a una domanda abitativa in costante crescita», lamentando che rispetto all’organizzazione provinciale l’attuale accentrata a livello regionale abbia comportato «un ente sempre più orientato al rispetto dei vincoli di bilancio regionali, perdendo contatto con i reali bisogni della popolazione. La situazione attuale è emblematica: l’Aterp è commissariata, dispone di un organico inferiore al 50% di quello necessario e, invece di incrementare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, continua a vendere immobili senza acquisirne di nuovi».
Il partito stima che «in Calabria, in particolare, 2.000 case popolari non sono utilizzate perché fatiscenti, abbandonate o mai completate (a causa dell’abbandono delle ditte appaltatrici). Altre 15.000 sono bisognose di interventi di manutenzione straordinaria poiché circa il 60% è stato realizzato prima del 1980. Anche per questo, a gennaio 2025 risultavano inevase oltre 11.000 domande, con migliaia di calabresi che attendono da anni. In alcuni casi, notoriamente, le assegnazioni degli alloggi popolari sono state al centro di racket e controllo da parte della criminalità organizzata».
Si punta il dito poi contro le scelte culturali e di mercato, contestando che «in Calabria quasi un’abitazione su tre risulta non occupata o sfitta, per un totale di circa 480.000 case vuote sul territorio regionale. Questo primato è causato certamente dallo spopolamento dei piccoli borghi ma, anche, dall’alto numero di seconde o terze case nelle località costiere e montane. A questa situazione si aggiungono gli effetti del turismo intensivo, con il moltiplicarsi degli sfratti finalizzati a trasformare appartamenti in case vacanze o B&B e con rialzi dei canoni d’affitto mensili da record in Calabria. Questa Regione, infatti, ad aprile 2026 ha detenuto il primato negli aumenti degli affitti , con un +4,1%, con una forte tendenza alla gentrificazione specialmente nei comuni turistici».
Una serie di premesse che però collide con la denuncia che a Lamezia Terme «decine di famiglie stanno venendo buttate fuori casa per dare spazio a coloro che hanno la precedenza in graduatoria, per la perversa logica secondo la quale un tetto a chi ne ha diritto può essere trovato togliendolo a chi ne ha ugualmente bisogno», ma citando poi il caso di un’occupazione non regolare, quella di «un operaio di 50 anni che lavora a chiamata, senza un contratto e senza alcuna forma di sussidio. Vittima del ricatto occupazionale, è stato preda anche di chi gli ha “concesso” in affitto un appartamento come fosse una casa privata, senza far sapere che in realtà fosse una casa popolare. Paradossalmente, in quanto persona abusiva, per l’Aterp non sarà più in possesso dei requisiti , mentre il caro affitti gli impedisce di trovare un’altra sistemazione. La Regione Calabria, infatti, da qualche anno ha fermato il percorso delle sanatorie per colpire le occupazioni (che avvengono spesso per necessità, come in questo caso)».
Si citano poi anche le famiglie Rom che «si trovano in graduatoria Aterp, spesso in testa, per motivi legittimi: le graduatorie danno priorità a famiglie con maggior numero di figli, con persone malate a carico, con redditi bassi. Questo ha dato avvio a prevedibili polemiche circa il “privilegio” che sarebbe dato a famiglie non italiane. Polemiche pretestuose, non solo perché la comunità Rom vive in Calabria dal XVI secolo ma, soprattutto, perché esiste l’effettivo problema di superare la sistemazione dei ghetti (a Lamezia Terme ne esistono diversi, come per esempio quello di Scordovillo o di Ciampa di Cavallo), dove da decenni vive marginalizzata questa popolazione . La soluzione del superamento dei ghetti, peraltro, ha dovuto essere letteralmente conquistata: il primo progetto della Regione Calabria per dare uno sbocco al problema dei campi Rom era stato quello di utilizzare fondi europei costruire un nuovo ghetto con 120 alloggi popolari (finanziati con 28 milioni di euro), legittimando definitivamente la ghettizzazione».
Poi si è passati agli acquisti di nuovi alloggi «che, però, faticano a partire. Nessun privilegio è dato ad alcuna etnia», ricorda il partito, lamentando «l’allarmante scarsità di alloggi popolari disponibili per tutti, elemento che rende necessario buttare letteralmente in strada altri lavoratori poveri che non possono permettersi un nuovo alloggio. In Italia e, in particolare, in Calabria, esiste una evidente contraddizione tra la disponibilità materiale di abitazioni per tutti e tutte e la proprietà capitalistica che finisce per negarla. Chi “ruba la casa” agli abitanti non è una particolare etnia, è il capitale, italiano o straniero che sia». Nel frattempo i sindaci dell’hinterland in cui l’Aterp cercava alloggi hanno contestato anche l’ipotesi nonostante ricerche di mercato aperte da più di un anno.
In questa cornice, il Fronte Comunista rivendica «un vero piano di edilizia popolare, utilizzando le risorse che oggi sono spese per obiettivi che favoriscono soltanto gli interessi di chi possiede capitale, come le spese militari, le agevolazioni alle imprese, gli stanziamenti per le grandi opere inutili. È necessaria la confisca di una buona fetta delle case sfitte allo scopo di tamponare l’emergenza abitativa della nostra regione. Rivendichiamo, inoltre, un controllo del prezzo delle case e degli affitti, che sia compatibile con le esigenze della classe operaia, la quale non può essere sacrificata sull’altare dei profitti dell’imprenditoria immobiliare e turistica». Nel 2026 in un mondo ed economica globalizzata si chiede di tornare indietro nel tempo a sistemi economici e politici non più floridi.







