Alcune associazioni chiedono la tassa di soggiorno lametina

Proposta bocciata ad aprile dai revisori dei conti all'interno dei pareri sul bilancio di previsione 2026.

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La Consulta delle Associazioni torna ad invocare la tassa di soggiorno, bocciata ad aprile dai revisori dei conti all’ interno del bilancio di previsione 2026.

Tassa di soggiorno “sovrastimata” per i revisori dei conti e senza un regolamento per l’applicazione

“È trascorso oltre un anno da quando, nel corso della presentazione del Festival del Turismo e dell’Agroalimentare Sostenibile, la Pro Loco di Lamezia Terme propose l’istituzione del contributo di soggiorno, uno strumento ormai adottato da gran parte dei Comuni calabresi e persino da quelli confinanti con la nostra città”, sostengono le associazioni, “in quella circostanza il Sindaco accolse con favore la proposta, assumendo pubblicamente l’impegno di portare in Giunta la delibera per la sua istituzione”.

A più di tre mesi dal bilancio di previsione e dalla bocciatura della proposta da parte dei revisori dei conti si esprime la non conoscenza della cosa chiedendosi “quali sono le ragioni che hanno indotto l’Amministrazione comunale a lasciare nel cassetto un provvedimento che avrebbe consentito di reperire risorse preziose senza chiedere un solo euro ai cittadini di Lamezia? Purtroppo, nei giorni successivi a quella proposta, sui social network si diffuse una narrazione errata. Molti confusero il contributo di soggiorno con una nuova tassa a carico dei residenti. Sarebbe bastato spiegare, con chiarezza e responsabilità, che il contributo viene versato esclusivamente da chi soggiorna nelle strutture ricettive e che il suo gettito è destinato a migliorare l’offerta turistica, il decoro urbano, i servizi, gli eventi e la promozione del territorio. In altre parole, un contributo lasciato da chi visita la città per renderla più accogliente e più attrattiva, con benefici concreti per l’intera comunità e per le attività economiche”.

Le associazioni così richiamano una proposta che è stata già bloccata per il 2026, e dovrà avere altri passaggi per essere proposta nel 2027, sostenendo che “la politica, però, è chiamata anche ad assumersi la responsabilità delle scelte. E viene spontaneo domandarsi se, dietro questo inspiegabile immobilismo, non sia mancato il coraggio di affrontare una polemica effimera, rinunciando così a una misura di buon senso ormai consolidata in tantissimi Comuni italiani”.

Si parla poi del piano di riequilibrio atteso in aula per ottobre come predissesto, dei mancati introiti che sarebbero stati vincolati, della mancata chiarezza ad agosto di un atto però bocciato per carenza di requisiti ad aprile.

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