Gli organizzatori di Minamò palesano contrarietà per le misure di sicurezza ed i controlli delle forze dell’ordine

Non si condivide la necessità di posti di controllo attorno all'area di Parco Bombarda annunciando se necessario l'assistenza legale

Più informazioni su

Gli organizzatori di Minamò palesano contrarietà per le misure di sicurezza ed i controlli che le forze dell’ordine hanno attuato come previsto per le manifestazioni pubbliche, sottolineando «l’entusiasmo delle persone, l’urgenza di tutte e tutti di prendere parola e di organizzarsi, il clima di comunità che siamo riuscite a creare a Parco Bombarda. Un’ulteriore conferma della potenza di questo festival, però, ci è arrivata dall’abnorme dispiego di forze dell’ordine che ha caratterizzato questi giorni. Le istituzioni, quelle che dovrebbero garantire diritti e dare la caccia a chi in questa terra, sotto la luce del sole, si riempie le tasche sulla nostra pelle e sul nostro sangue, hanno scelto invece di perseguitare gli ospiti e i volontari di Minamò, per il semplice motivo che questo festival non è neutro, ma ha una forte connotazione politica».

Si lamenta che «per due giorni ci sono stati numerosi e costanti posti di blocco in tutta l’area che circonda il parco: due terzi dei partecipanti al festival sono stati fermati, perquisiti e trattenuti per ore senza motivo», lamentando anche «perquisizioni corporali intime fatte in mezzo alla strada, sequestro di farmaci, intimidazioni. Un vero e proprio assedio. Abbiamo attivato prontamente l’assistenza legale per tutte e tutti».

Si ci schiera così contro il rispetto di direttive e controlli reputando che «Minamò, inteso come l’unione di tutte le realtà calabresi che hanno contribuito alla sua creazione e a tutte coloro che lo hanno attraversato e arricchito, ha la forza di mettere in discussione dinamiche di dominio sul territorio cristallizzatesi da decenni di connivenze e silenzi. Nel metterle in discussione, si apre uno spazio politico di opposizione concreta a quella classe politica che governa questa terra non per il bene collettivo, ma per tenere in piedi un sistema di sfruttamento di persone e ambiente e per garantirsi tornaconti personali. Quello che è successo in questi due giorni nei posti di blocco intorno a Parco Bombarda è di una gravità inaudita».

Più informazioni su