“Quando un servizio pubblico viene ridotto o non funziona, non siamo tutti colpiti allo stesso modo”
Francesco Grandinetti chiede a Regione Calabria ed Asp di Catanzaro di avere i dati inseriti nel piano del fabbisogno del personale per quanto riguarda l'ospedale lametino, atto collegato al Piao 202/2028 approvato a fine gennaio.
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Francesco Grandinetti, già presidente PD Lamezia, area L.A.M.E.T.I.A. e non solo, chiede a Regione Calabria ed Asp di Catanzaro di avere i dati inseriti nel piano del fabbisogno del personale per quanto riguarda l’ospedale lametino, atto collegato al Piao 202/2028 approvato a fine gennaio.
Se le assunzioni dovrebbero passare a livello regionale tramite Azienda Zero, con eccezioni per le selezioni in corso o già previste anche tramite graduatorie in corso di validità di altri enti, si chiede «quanti medici, infermieri, operatori e tecnici sono previsti e quanti sono realmente in servizio; quali reparti garantiscono tutte le attività e le turnazioni previste; quali prestazioni sono sospese, ridotte o assicurate soltanto parzialmente; quali apparecchiature sono operative e con quali tempi di utilizzo; quanti pazienti vengono trasferiti a Catanzaro o fuori regione per prestazioni che uno Spoke dovrebbe garantire; quali assunzioni sono state programmate e con quali scadenze verificabili».
Da un lato si torno a chiedere l’emodinamica H24, non prevista per norme nazionali ma diventata un “must have” ora nel dibattito politico locale dopo che si è aperta la possibilità di usare la sala ritenuta pronta dal 2023 ma mai autorizzata in via Perugini, dall’altro si cita il Decreto ministeriale n. 70 del 2015 che prevede per un presidio ospedaliero di primo livello Medicina interna, Chirurgia generale, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia e Traumatologia, Pediatria, Cardiologia con UTIC, Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia e gli altri servizi necessari, con diagnostica e assistenza disponibili secondo gli standard previsti.
Reparti che ci sono, ma secondo Grandinetti «devono funzionare realmente, con personale sufficiente, turnazioni complete, posti letto, attrezzature operative e prestazioni garantite», reputando che «il caso di Urologia è emblematico. Si tratta di un reparto importante, da tempo punto di riferimento anche oltre il comprensorio, ma le carenze di personale hanno messo in difficoltà turnazioni, reperibilità e continuità dell’assistenza. Problemi di organico sono stati segnalati anche nel blocco operatorio, in Pediatria, Neurologia e Nefrologia».
Se la Regione Calabria è ancora in fase di uscita dal piano di rientro, quindi limitazioni al blocco del turn over, anche le selezioni avviate nel tempo non hanno trovato grandi esiti per mancanza di candidature come avviene in tale altre realtà sanitarie in tutta Italia.
«Quando un servizio pubblico viene ridotto o non funziona, non siamo tutti colpiti allo stesso modo. A pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli» è la considerazione di Grandinetti, «le fondamenta della sanità sono anche i reparti efficienti, il personale sufficiente, il Pronto soccorso, la diagnostica, le sale operatorie e una rete territoriale capace di assistere le persone prima e dopo il ricovero».
Si ammette che «negli ultimi anni sono stati compiuti anche interventi positivi come la nuova TAC nel Pronto soccorso, i nuovi posti di Terapia intensiva e l’introduzione della chirurgia robotica. Ma le tecnologie, senza medici, infermieri e tecnici in numero adeguato, rischiano di diventare ottime apparecchiature utilizzate soltanto parzialmente».
In conclusione si svela che il senso dell’appello è quello di rilanciare «l’assemblea pubblica che stiamo lanciando a tutti i partiti e movimenti come “L.A.M.E.T.I.A. e non solo” per le prime settimane di settembre, dovrà partire da queste domande e dalla difesa di chi ha meno voce, meno mezzi e meno possibilità di curarsi altrove. Perché la sanità pubblica o protegge prima di tutto i più deboli, oppure perde la sua ragione più profonda di esistere».







