Equilibri politici post burnout vannacciano da ristabilire in via Perugini
Quarto assessore donna a saltare nel 2026 nella giunta Murone, maggioranza con 14 voti certi compreso quello del sindaco su cui contare in consiglio comunale
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Conta più le teoria o la pratica? La forma o la sostanza? “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente” per citare Moretti? Interrogativi per cercare con un filo di ironia di leggere le reazioni politiche al burnout che ieri ha portato il sindaco Mario Murone a rompere con il gruppo di Futuro Nazionale: dopo aver sfiduciato a marzo un proprio assessore e poi il partito con cui due consiglieri sono stati eletti per passare a giugno con il nuovo soggetto politico dell’europarlamentare Vannacci, gli stessi si trovano ora a pagare la medesima moneta con il centrodestra a sfiduciare loro, non prendendola bene.
La scelta del cambio di partito è di giugno, la revoca dell’assessore nominato a marzo arriva a fine agosto dopo che i vertici nazionali e regionali dei partiti di maggioranza nel centrodestra hanno preso posizione contro un nuovo competitor in vista delle elezioni nazionali del 2027, con goccia che ha fatto traboccare il vaso le elezioni suppletive per trovare il “sostituto annuale” dell’ex parlamentare Cannizzaro ora sindaco di Reggio Calabria.
Scelte ed evenienze lontane da Lamezia Terme, ma la città della piana aveva questa discrasia ed il conto dopo qualche mese è arrivato anche in via Perugini. Non che non ci fossero altri pensieri di atti amministrativi o pratiche da programmare, ma ubi maior minor cessat: i vertiti dei partiti hanno chiesto chiarezza, i referenti locali hanno sollecitato, Vannacci ci ha messo del suo riproponendo teorie e dichiarazioni controverse per avere la luce dei riflettori (era già successo in occasione del libro autopubblicato con cui ha trovato uno spazio nella Lega, strategia che aveva portato alla ribalta anche Salvini ai tempi delle posizioni più estreme anche in quel caso poi passate da uno scranno nel Parlamento europeo).
Mesi in cui per altro a mezzo stampa sindaco e gruppo vannacciano si erano ripromessi di seguire un percorso comune sotto determinate linee guida, con però anche uscite più dure durante il consiglio comunale e sui social da parte degli stessi componenti ex leghisti contro uffici e a rievocare toni più totalitari, che hanno fatto da base alla rottura che è arrivata con le temperature più alte nella pausa estiva dei lavori.
Dopo l’endorsement all’attuale primo cittadino dei 13 consiglieri del centrodestra ora si dovranno rimettere sul piatto gli equilibri per nomine e strategie (Murone non ha fatto mistero di voler ridisegnare la giunta, se non solo con nomi almeno con le deleghe, mentre competenza dei consiglieri saranno le votazioni dei vertici delle commissioni da rivedere), dal centrosinistra è giunto un plauso per la scelta anche se giudicata tardiva, sperando che la controparte trovi stabilità duratura (aspetto che per altro non contraddistingue la minoranza, che ora dovrà accogliere anche Cristiano e Villella che hanno posizioni divergenti da quelle degli altri gruppi che non hanno sostenuto il candidato che ha vinto a giugno dello scorso anno il ballottaggio).
Curiosamente è il quarto assessore donna a saltare nel girone di poco meno di un anno nella giunta, con 2 dimissioni e 2 revoche nel 2026, con in capo al sindaco le deleghe:
- verde pubblico e parchi,
- ambiente e sicurezza ambientale,
- agricoltura,
- riqualificazione periferie,
- manutenzione ordinaria,
- randagismo,
- opere pubbliche,
- servizi cimiteriali,
- manutenzione straordinaria,
- programmazione strategica e programmi complessi,
- mobilità urbana,
- protezione civile,
- affari legali,
- partecipate e controllo analogo,
- polizia municipale,
- programmazione nazionale e comunitaria,
- rapporti con enti sovraordinati.
In fase di votazione al momento ci sono 13 voti più quello del sindaco a garantire la maggioranza, ma non più blindata come qualche mese fa dopo l’uscita di Futuro Nazionale ed il dissenso non celato dell’Udc. Fratelli d’Italia rimane fedele a livello locale nonostante la sfiducia dei vertici regionali, gli altri partiti del centrodestra hanno le proprie caselle coperte e non motivi di malumori.
C’è poi un piano di riequilibrio che ormai si dovrà presentare anche se non tutti con il passare del tempo ne sono convinti dell’utilità e necessità (quello vigente scadrebbe nel 2043, proporne uno nuovo di 15 anni avrebbe un maggiore disavanzo da ripianare con due anni in meno) che arriverà tra bilancio consolidato 2025 da approvare a settembre e ultime possibili variazioni di bilancio ordinarie a novembre (si dovrebbe anche iniziare ad impostare il bilancio di previsione 2027/29 con gli uffici); atti gestionali da dover portare a termine (a titolo d’esempio il bando per i 3 principali parchi, i turni pomeridiani per le palestre scolastiche, la gestione dei teatri dal 2027, etc); parte delle opere pubbliche legate a fondi sovracomunali da dover completare per far passare in secondo piano quelle ancora non avviate ma presenti nel piano triennale vigente.
Gli organi di indirizzo politico sono molto concentrati su loro stessi intanto, anche perché tra qualche mese si aprirà una nuova campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento.







