Domenico Furgiuele rinfaccia a Mario Murone gli incontri privati dopo la sfiducia politica per il cambio di partito

L'esponente ex leghista oggi vannacciano contesta al sindaco di non accettare l'adesione nazionale in ambito locale del gruppo consiliare lametino

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Prosegue sulla linea retorica delle epifanie politiche il confronto a distanza tra il deputato Domenico Furgiuele ed il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, con il percorso di vicinanza nelle posizioni decaduto dopo il passaggio del primo a Futuro Nazionale insieme ai due consiglieri comunali rimasti e la successiva cacciata dalla giunta.

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Ai tempi leghista, quindi all’interno del centrodestra, il parlamentare cita gli incontri precedenti l’avvio della campagna elettorale in cui quello che sarebbe diventato poi primo cittadino «venire a casa mia, nel mio seminterrato, avvolto nel suo cappottone e accompagnato da due persone di Gizzeria, a ragionare tranquillamente sulla possibilità di candidarsi tanto con il centrodestra quanto con il centrosinistra. Non è un racconto ricostruito oggi, di quelle interlocuzioni esistono testimoni. Proprio lui oggi si richiama ai valori del centrodestra, quando alla vigilia della campagna elettorale valutava tranquillamente da quale parte candidarsi. Per questo, prima di distribuire patenti di coerenza agli altri, Murone dovrebbe ricordare la propria storia politica recente».

A cambiare partito sono stati i leghisti, passati a Futuro Nazionale, sostenendo che «Murone è stato informato passo dopo passo del nostro percorso politico. Non abbiamo mai nascosto nulla e, soprattutto, non abbiamo mai preteso di trasferire automaticamente sul Comune di Lamezia le nostre posizioni nazionali. E c’è di più. Fino allo scorso giovedì, il professor Murone era perfettamente edotto anche della nostra posizione politica sulle elezioni suppletive di Reggio Calabria. Ne abbiamo parlato apertamente e, quando nel corso della conversazione abbiamo persino ipotizzato possibili ritorsioni politiche da parte del presidente Occhiuto per la scelta compiuta da Futuro Nazionale, Murone prese, come al solito, il bicchiere in mano e fece un brindisi. Ci sono testimoni presenti che possono confermarlo e c’è anche una bella fotografia a immortalare quel momento».

Tra pubblico e privato, secondo Furgiuele «Murone mostrava tutt’altro atteggiamento verso Roberto Vannacci quando gli conveniva politicamente. Arrivò persino ad auspicare la presenza del Generale e, durante la campagna elettorale regionale, volle salire sul palco accanto a lui. Le fotografie esistono. Oggi scopre improvvisamente distanze politiche e valoriali che allora, evidentemente, non gli impedivano di farsi fotografare sullo stesso palco». Il programma elettorale di Futuro Nazionale non è quello che in campagna elettorale era della Lega, particolare non secondario.

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Furgiuele rivendica poi l’anima leghista del programma «costruito con un contributo determinante proprio del gruppo che oggi tenta di liquidare come traditore. Alla sua elaborazione lavorammo direttamente, individuando anche Giuseppe Serra come nostro riferimento per la cucitura programmatica, persona che oggi, significativamente, opera nella segreteria del sindaco. Noi non abbiamo tradito il programma amministrativo. Murone ha rotto unilateralmente un patto politico e amministrativo, revocando un assessore al quale non è stata contestata l’incapacità di lavorare per la città, ma un’appartenenza politica nazionale della quale il sindaco era perfettamente a conoscenza». E’ anche vero che 5 mesi prima gli stessi sfiduciati sfiduciavano l’assessore eletto consigliere e con una militanza esistente nel partito che poi si è lasciato.

Furgiuele rivendica poi l’uso plateale dei social come autopromozione: «i nostri consiglieri e il nostro assessore hanno lavorato sul territorio, spesso fino a tarda notte, verificando personalmente servizi e interventi, controllando che ciò che veniva disposto dagli uffici e dalla Multiservizi producesse risultati concreti per i cittadini. Mentre i nostri amministratori, anche di notte, erano per strada a verificare persino il lavoro delle spazzatrici della Multiservizi, qualcun altro poteva permettersi di stare comodamente altrove. Questa è la differenza tra chi le deleghe le utilizza per lavorare e chi oggi tenta di raccontarle come privilegi». C’è poi una differenza tra organi di indirizzo politico ed organi di indirizzo amministrativo, ma è un’altra parte dell’ordinamento amministrativo.

Secondo Furgiuele «il nostro gruppo ha contribuito in maniera determinante alla sua vittoria, con un apporto di circa 3.000 voti. Quegli uomini e quelle donne erano abbastanza coerenti quando servivano per vincere le elezioni, abbastanza presentabili quando servivano per scrivere il programma e abbastanza competenti quando servivano per amministrare. Sono diventati improvvisamente incompatibili soltanto quando la politica ha ordinato di liberarsene». In quel gruppo eletto però ci sono anche l’attuale vicepresidente del consiglio comunale che ha lasciato la Lega per passare in Forza Italia prima del rebrending vannacciano, così come l’ex assessore D’Amico, e 14.912 voti di coalizione senza la Lega sarebbero stati comunque maggiori dei 11.104 ottenuti dal centrosinistra.

Per l’esponente vannacciano quindi il cambio di idea politico del proprio versante sarebbe lecito, meno quello del sindaco a non voler collegamenti con un partito esterno al centrodestra perché «la coerenza non si proclama nelle lettere aperte. Si dimostra con la propria storia. E la memoria, professore, qualche volta è molto più scomoda delle prediche».

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