A settembre Tiziana De Matteo torna a lamentarsi del colore delle acque del Golfo di Sant’Eufemia foto

Anche il segretario cittadino di Italia del Meridione non si fida dei dati Arpacal reputando i post social segnalazioni senza risposte

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A settembre Tiziana De Matteo, segretario cittadino di Italia del Meridione, torna a lamentarsi del colore delle acque del Golfo di Sant’Eufemia in un giorno in cui le stesse sono state fotografate più verdi, inserendosi nel dibattito tra chi non crede alle spiegazioni dei dati delle analisi di laboratorio e le conseguenze del cambiamento climatico anche nel mar mediterraneo.

Mentre si registrano le temperature medie estive più alte dal 1950, la De Matteo reputa che «Settembre significa concedersi ancora qualche ora in spiaggia dopo il lavoro o all’uscita da scuola, approfittare dei fine settimana, prolungare le vacanze oppure, semplicemente, regalarsi un ultimo bagno prima dell’autunno. Almeno, questo dovrebbe accadere in una città affacciata sul mare. E invece, nel Golfo di Lamezia, anche quest’anno la realtà raccontata dai cittadini appare molto diversa».

Si ci affida così ai solerti post di chi lamenta che l’acqua del mare non sia azzurra nell’ora e giorno prescelti per andare a fare il bagno, ammettendo che «una fotografia non costituisce un’analisi di laboratorio e il colore verde del mare, da solo, non dimostra necessariamente la presenza di contaminazione fecale o di sostanze pericolose. Ma quando le segnalazioni si ripetono, stagione dopo stagione e lungo diversi tratti della costa, liquidarle come suggestioni o inutili allarmismi non è più una risposta accettabile». Le risposte sono le analisi Arpacal, il cambiamento climatico, l’incidenza delle attività dell’uomo tra agricoltura e gestione dei rifiuti.

La De Matteo ricorda anche di aver posto all’Arpacal delle domande (quali controlli vengono effettuati nel Golfo di Sant’Eufemia? Con quale frequenza? Come si spiegano le ricorrenti alterazioni del colore e dell’aspetto dell’acqua? Esiste un monitoraggio specifico durante e dopo questi fenomeni? Quali verifiche vengono effettuate sugli scarichi e alle foci dei corsi d’acqua?) che trovano risposta nei dati pubblicati sia dall’agenzia regionale che sul portale nazionale. Il segretario cittadino di Italia del Meridione lamenta però di non avere avuto una risposta, nonostante i dati pubblici, lamentando che «esiste una distanza così evidente tra i dati ufficiali e ciò che i cittadini vedono, fotografano e annusano, le istituzioni preposte al controllo ambientale dovrebbero sentire il dovere di spiegare, informare e rendere comprensibili i risultati delle proprie analisi» riproponendo la dicotonomia tra i dati numerici e scientifici di Arpacal e quelli non dello stesso tenore di Goletta Verde che senza dare i risultati numerici va a campionare una volta all’anno le foci non balneabili già a livello nazionale anche in Calabria.

«Sul versante lametino, invece, una risorsa potenzialmente enorme resta da decenni mortificata da problemi mai definitivamente risolti e da una programmazione turistica che sembra essersi arresa all’idea che il mare non possa rappresentare il futuro economico della città», contesta la De Matteo, «il danno non ricade soltanto sui cittadini, privati del diritto di godere serenamente della propria costa. Ricade sugli operatori balneari, sui ristoratori, sulle strutture ricettive e su chiunque potrebbe investire nel territorio ma non trova condizioni sufficientemente affidabili per farlo».

Si contesta quindi la contestazione delle lamentele anche a fronte delle spiegazioni, reputando che «sono almeno trent’anni che discutiamo degli stessi problemi: depurazione, scarichi, controlli, foci, schiume, cattivi odori e responsabilità che si rincorrono senza mai raggiungersi. Ogni estate arrivano rassicurazioni, ogni estate tornano le segnalazioni e, alla fine, tutto viene rimandato alla stagione successiva».

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