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Ambulatorio di ginecologia bloccato per carenza di personale, continuano le reazioni sdegnate ad un mese dal dissesto dichiarato dall’Asp

Dito puntato contro la politica ed i rappresentanti nominati 

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    Mentre ieri il segretario nazionale del Pd, Zingaretti, visitava il centro regionale di neurogenetica, nello stesso stabile sanitario si ufficializzava la chiusura anche delle attività ambulatoriali del reparto di ginecologia per mancanza di personale.
    Per il consigliere comunale Eugenio Guarascio, che nella civica assise occupa proprio uno dei due scranni del Partito Democratico, «non è possibile pensare di mantenere una struttura del genere, che serve un bacino di utenza di oltre 145.000 cittadini, in siffatte condizioni di precarietà. Cosa aspetta il commissario alla sanità ad intervenire? Quali impegni, al di là delle parole, intendono assumere i candidati lametini alla Regione? E L’Asp commissariata cosa fa?» L’azienda a dicembre ha dichiarato il dissesto, che blocca le assunzioni, ma secondo l’ex candidato a sindaco «non è più tempo di promesse. I cittadini di Lamezia e dell’hinterland hanno bisogno di risposte concrete e non di vuoti proclami. Anche il Consiglio comunale di Lamezia Terme nella sua sua interezza deve far sentire la propria voce», ma tutti i consigli comunali aperti svolti nel passato hanno solo confermato come il tema non sia di competenza comunale.
    «La sanità rappresenta un bene di tutti e nessuno deve specularci. Il nostro ospedale – conclude Guarascio – è situato nell’area centrale della Calabria ed ha bisogno di una sua autonomia perché una realtà così grande e complessa, con all’interno tra l’altro, il Centro regionale di neurogenetica, non può e non deve essere mortificata ogni giorno».
    Per Nadia Donato, presidente associazione SenzaNodi, invece «ancora una volta la politica si mostra incapace nei confronti delle problematiche che riguardano la salute dei calabresi. Lamezia Terme ed il suo ospedale una storia di ordinaria menzogna politico/amministrativa. Come associazione sono anni che evidenziamo le difficoltà dell’ospedale, il disagio grave dei malati e le mortificazioni del personale. Negli ultimi mesi più volte abbiamo sottolineato l’inutilità degli incontri con il generale Saverio Cotticelli, commissario regionale alla Sanità nominato dal governo centrale; così come abbiamo sempre rimarcato l’immobilità della politica», attaccando quindi eletti e candidati e chiedendo «alle associazioni, i coordinamenti e i comitati a prendere posizioni serie davanti alla gravità della situazione venutasi a creare, di smetterla con le inutili visite a Cotticelli e di slegarsi dai partiti o movimenti politici che nulla hanno fatto sino ad oggi. La situazione sarà ancora peggiore dopo le elezioni del 26 gennaio, Lamezia e tutti gli ospedali nella stessa situazione, sono vittime predestinate dagli interessi biechi di pochi e dall’insipienza di politici che non pensano che alla famosa “poltrona”». Anche in questo caso nessun accenno al dissesto dichiarato il mese scorso dalla terna commissariale arrivata dopo lo scioglimento dell’Asp per infiltrazioni mafiose.
    Antonio D’Alessi, dirigente Lega Lamezia Terme, arriva a parla di «chiusura del reparto di ginecologia», quando ad essere sospeso al momento è l’ambulatorio, palesando «il nostro malcontento e la nostra rabbia per come si sta, man mano, depauperando il nostro ospedale il “Giovanni Paolo II”. Sono anni che assistiamo al progressivo smantellamento e con quest’ultimo episodio è chiara la volontà di ridurre l’ospedale di Lamezia Terme ai minimi termini e portalo alla chiusura. Una struttura sanitaria che da sempre ha fornito servizi e cure d’eccellenza ad un bacino d’utenza importante, non solo sul comprensorio lametino ma, anche, verso paesi e città delle vicine province non può essere smembrata così». 
    Secondo il leghista «in una logica di difficile comprensione, giustificata da tagli ed austerità, dimentichiamo che gli attori principali sono e devono rimanere le persone e le comunità che hanno bisogno dei servizi e delle cure, ponendo al centro dell’attenzione le loro necessità ed il loro diritto di accesso alle cure. Così facendo non garantiamo un accesso equo alle cure sanitarie e creiamo utenti e servizi di serie “A” e serie “B”. Soluzioni che dovevano essere temporanee stanno diventando prassi consolidate».
    «Sono inaccettabili le continue spoliazioni a cui è sottoposto il nostro ospedale, ma ancora più gravi sono le continue chiacchiere di chi dovrebbe tutelare il territorio e invece non interviene con determinazione davanti a questa vergogna. Urge un intervento immediato» sostiene il consigliere comunale di Lamezia Terme Mimmo Gianturco, «è da troppo tempo ormai che cittadini e operatori sanitari lamentano continue chiusure di reparti all’Ospedale Giovanni Paolo II ma sembra che ogni giorno la situazione va via via peggiorando. Non sono servite le prese di posizione dei vari partiti, gli incontri con i vari commissari alla sanità regionale e dell’Asp, i tavoli istituzionali di confronto, i dibattiti nei vari consigli comunali e regionali. Tutto ciò, come era facile prevedere e dal nostro gruppo più volte denunciato, si è rivelato solo una inutile perdita di tempo con gravi conseguenze per gli utenti che subiscono sulla propria pelle disagi e disservizi».
    Salvatore De Biase, ex presidente del consiglio comunale e sindacalista ospedaliero, si schiera «dalla parte dei medici, dalla parte della struttura sanitaria di Lamezia e per rispettare la verità fatta di numeri, che dichiarano che l’ospedale di Lamezia, seppur “bombardato” da inefficienze che riducono personale e spazi, garantisce importanti numeri prestazionali e ricoveri, confermando la grande validità medica che collima con le garanzie per i pazienti. L’attività della struttura di ostetricia-ginecologia, guidata da Mimmo Perri e dal personale composto da medici, ostetriche e infermieri, testimonia la vitalità di un servizio che richiama pazienti e prestazioni di prestigio e sicurezza medica, nonostante in questi ultimi anni le decisioni politiche/gestionali dell’ente hanno fatto di tutto per peggiorare il servizio sanitario: se ancora si può nascere a Lamezia lo si deve al sacrificio di chi ogni giorno è costretto ad affrontare turni massacranti per carenza di personale, e che va avanti per spirito di servizio». 
    De Biase rimarca come «anche se è stato temporaneamente sospeso il servizio ambulatoriale di ginecologia, il punto nascita dell’ospedale “San Giovanni Paolo II” non è assolutamente a rischio chiusura, nella giornata di mercoledì sono nati 9 bambini. Nel 2019 sono nati 1000 bambini e sono stati eseguiti oltre 1200 prestazioni chirurgiche». Ma i dubbi non sono nell’immediato, ma sul futuro. 
    «La sospensione di alcune attività ambulatoriali è necessaria proprio per tutelare il punto nascita e per garantire la presenza costante di un numero congruo di medici in grado di lavorare in serenità e sicurezza per le partorienti», ricorda l’ex presidente del consiglio comunale, «questo perché l’unità operativa di ostetricia-ginecologia è formata solo da 8 dirigenti medici più il primario. Per questo bisogna difendere il presidio ospedaliero “San Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme ad ogni costo e con ogni mezzo, se necessario anche con ordinanze dei sindaci, come fece in passato il sindaco Speranza per bloccare il trasferimento del centro trasfusionale da Lamezia a Catanzaro», anche se il tutto fu riconosciuto come nullo non essendo competenza del Comune.

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