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Amalia Bruni su Rai3 può sorridere, “al momento non chiudiamo più”

Ospite nel programma di Massimo Gramellini la scienziata lametina mostra cauto ottismo

Non sa se può definirlo un salvataggio vero e proprio, «ma al momento non chiudiamo più». Commenta così Amalia Bruni direttamente dal programma serale di Rai 3 condotto da Massimo Gramellini la chiamata del ministro Speranza, che è arrivata prima che la direttrice del centro regionale dedicato alla ricerca sull’Alzheimer partisse da Lamezia Terme per partecipare al programma Rai.

«Mi avete portato fortuna, ma confidavo anche nel nome del Ministro» scherza la scienziata lametina mentre sullo schermo alle spalle del pubblico compare la foto dell’apertura del centro avvenuta insieme a Rita Levi-Montalcini, ripresa e riportata da tante testate nazionali che hanno dato ribalta al caso del centro che stava cadendo in una spirale di progressivi tagli da anni, raccontata però prima solo dalla stampa calabrese.

La Bruni ricorda gli sforzi nella ricerca della malattie neurodegenerative effettuati dal suo team ma anche nel resto del mondo, sottolineando come l’incidenza sia più alta di quella “hot topic” attuale del Coronavirus. Rimarca come anche al Sud, ed in Calabria, si possa fare ricerca, senza nascondere parimenti come lo si faccia faticando un po’ di più rispetto di quanto sarebbe tollerabile.

Solo ora, però, con il venire meno anche del lavoro dell’associazione per la ricerca neurogenetica che del centro era un braccio operativo, si è avuto un reale timore che tutto stesse definitivamente per perdersi tra mancanza di fondi e vincoli burocratici regionali. Strali dalla politica, sindacati, mondo accademico ed anche dagli stessi pazienti, tra chi parlava di chiusura di tutto il centro e chi invece prospettava invece un declassamento a semplice ambulatorio che avrebbe potuto dare meno risposte e più lente rispetto ad oggi. In campagna elettorale si era registrata anche la visita del segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, che grossa fortuna non ha portato però né al partito né alla sanità lametina.

Infatti mentre l’ospedale di Lamezia Terme continua a perdere pezzi (per uno sportello informativo sulla fibromialgia aperto oggi, sullo stesso piano fuori servizio va anche l’ambulatorio di chirurgia per la malattia del primario, con conseguenze anche per le prestazioni e consulenze a Soveria Mannelli), e l’Asp di Catanzaro è in dissesto e commissariata per infiltrazioni mafiose, la soluzione proposta dal Governo giallorosso è quella di spostare la titolarità del centro: ora in forma transitoria sarà collegato alla Azienda Ospedaliera-Universitaria Mater Domini di Catanzaro, che ne assumerà temporaneamente e funzionalmente la gestione, nelle more del perfezionamento dell’accordo, al quale da settimane si sta lavorando, con l’ INRCA-IRCCS di Ancona/Cosenza (l’INRCA è una azienda sanitaria pubblica con sede anche a Cosenza che opera nell’ambito geriatrico). E già qualcuno teme che il prossimo passo sia quello di far traslocare personale, macchinari, schede e pazienti altrove e non essere più assistiti all’interno del Giovanni Paolo II.