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Nuovo sportello informativo sulla Fibromialgia all’ospedale di Lamezia Terme

Strali del sindaco Paolo Mascaro in merito alla gestione sanitaria locale

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Mentre chiudono ambulatori ed anche i reparti non godono di buona salute per carenza di personale, apre uno sportello informativo sulla Fibromialgia all’ospedale di Lamezia, trovando ospitalità nella del Tribunale dei diritti del malato.

In tale senso il consigliere comunale Annalisa Spinelli non nasconde che «la neurologia ha un direttore facente funzioni, ha 10 posti letti istituiti ma presenti solo sulla carta, ma nonostante ciò ha la forza di attivare questo nuovo servizio per una problematica che colpisce tante donne come uomini».

Anche il sindaco Paolo Mascaro contesta che «tanto è valido l’apporto dell’associanismo, tanta è la distanza di chi gestisce e regola l’assistenza sanitaria. Il 29 febbraio dovrà essere determinato il fabbisogno del personale dell’Asp di Catanzaro, non vorrei che la corda si spezzasse dati i limiti ampiamente superati in tutta l’area del lametino e Reventino: non è consentito avere un 118 che non può garantire due interventi in contemporanea; ambulatori di eccellenza che chiudono nell’indifferenza dei commissari; guardie mediche e reparti che cadono sotto la scure di tagli. Martedì incontrerò la direzione sanitaria, il giorno dopo i 21 sindaci del territorio, perché abbiamo davanti una battaglia di civiltà».

Dosolina De Rose referente Regionale Aisf di Cosenza dell’associazione italiana Fibromialgica, illustra l’incidenza della fibromialgia in Calabria ma anche «la necessità che abbiamo provato nel formare una rete tra i pazienti di una sindrome fino a qualche anno fa poco conosciuta. Da luglio abbiamo iniziato un processo di riconoscimento anche a livello regionale, con una mozione approvata all’unanimità in consiglio regionale chiedendo il riconoscimento della patologia, l’esenzione dal pagamento del ticket, la continuità terapeutica, l’istituzione di un registro regionale».

Tali richieste sono state portate in conferenza Stato/Regioni, perché anche in tal senso oltre alla volontà politica rimane il problema della copertura economica. «La speranza ed obiettivo è quella di poter curarci qui con le nostre eccellenze», conclude la De Rose, invitando ad iscriversi all’associazione sia per fare massa critica nelle richieste quanto per supportarsi.

Bruno Lucchino, specialista in reumatologia, dottorato di ricerca in “Innovations in immuno-mediated and hematological disorders”, dell’Università La Sapienza di Roma, medico specialista all’Umberto I di Roma, non nasconde che «anche tra gli operatori sanitari si fatica a credere alla patologia della fibromialgia, nonostante le evidenze scientifiche a riguardo. Probabilmente anche Frida Kalo soffriva di questa patologia dopo un incidente d’autobus, ma di fibromialgia si parlava già prima sebbene una prima definizione vera e propria è arrivata negli anni 70. Gli sviluppi più recenti iniziano dal 1990, stilando un dolore presente da almeno 3 mesi con un determinato livello, con nuovi criteri stilati nel 2011 comprendendo anche altri sintomi».

Il medico rimarca come «per anni si è parlato di malattia invisibile, ma anche di genere poiché più frequente nelle donne. Gli studi si stanno concentrando sul sistema della percezione del dolore, ma mancando un marcatore l’aspetto delle diagnosi è ancora da definire al meglio. In uno studio internazionale pubblicato lo scorso anno per la prima volta abbiamo però riscontrato una neuroinfiammazione ricorsiva in pazienti affetti da fibromialgia».

Attualmente le cure sono sia farmacologiche (antidepressivi che antidolorifici) che incoraggiamento di stili di vita più attivi e supporto psicologico. «Si lavora sulla percezione del dolore, ma anche disturbo del sonno e fatica», precisa Lucchino, «mentre gli anticonvulsativi agiscono su circa il 10% dei pazienti trattati. La sperimentazione di nuovi farmaci continua, mentre a Milano e Roma stiamo valutando positivamente l’uso della cannabis terapeutica, e dalla loro evoluzione dipenderà la trattazione futura».

Valeria De Luca, biologa nutrizionista, illustra invece l’ambito della dieta consigliata per contrastare i sintomi, differenziando tra vari aspetti sia tra i cibi da evitare che da quelli di dover integrare anche in funzione di altri aspetti come intolleranze, carenze, eventuali allergie.

Caterina Ermio, dirigente neurologa all’ospedale di Lamezia, ammette che «in questi 20 anni gli studi hanno cambiato radicalmente le diagnosi di questo fenomeno, spesso frainteso in precedenza dagli specialisti. Introducendo il concetto di medicina di genere al paziente viene offerta un’anamnesi diversa, altro aspetto è lo studio delle infiammazioni e relativi diversi aspetti. Aspetto comune è anche l’influenza ambientale, per questo prima che l’aspetto farmacologico serve l’attività fisica ed una corretta dieta o stile di vita».

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